Goethe: lo scrittore “aristotelico” della letteratura tedesca

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Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è uno dei giganti della letteratura europea, ma soprattutto mondiale. Prima di passare a una disamina puntuale della sua immensa opera, chiariamo perché lo abbiamo voluto definire uno scrittore “artistotelico”: come lo Stagirita è il primo a stabilire un corpus filosofico completo ed enciclopedico, che affronta ogni campo del sapere, allo stesso modo l’attività intellettuale di Goethe è onnicomprensiva come quella di Aristotele. Egli non è soltanto un letterato di prima grandezza, ma anche scienziato, teologo e filosofo.

Goethe: lo scrittore aristotelico della letteratura tedesca

L’ambiente famigliare è per il giovane Goethe una vera e propria fucina culturale: impara latino e greco, ma anche inglese, francese e italiano; il suo progetto iniziale era quello di studiare lettere e retorica, ma, come spesso funestamente accade, il padre non approva i suoi piani e decide che egli dovrà studiare diritto a Lipsia. Tuttavia l’incontro decisivo per la carriera intellettuale di Goethe avverrà a Strasburgo, dove conobbe uno dei più importanti esponenti del preromanticismo tedesco, Johann Gottfried Herder. È opportuno soffermarsi su questo dettaglio: Herder rifiutò l’impianto razionale illuministico (che vedeva in Kant uno dei suoi maggiori esponenti), ma fu invece un avido indagatore delle tradizioni popolari, di quello spirito del popolo che informa composizioni e storie che, a posteriori, i romantici tedeschi assorbiranno e ricreeranno nelle loro Kunstmärchen (fiabe artistiche) e nelle psuedo Volksmärchen (fiabe fintamente popolari,  frutto invece di un raffinato progetto intellettuale). Sarà Herder che lo porterà a interessarsi a due figure storiche: Götz von Berlichingen e, soprattutto, Faust.

Nel 1773 scrive infatti Götz von Berlichingen mit der eisernen Hand (Götz von Berlichingen con la mano di ferro). Forte è l’influsso dello Sturm und Drang, il movimento letterario che faceva della rivolta e della lotta contro il sopruso il suo fil rougeLa storia è quella di Götz, un feudatario del Baden-Württemberg, che si ribella contro Carlo V e l’impero e patteggia coi contadini durante la loro rivolta nel 1525. Non siamo lontani, da un punto di vista dell’impianto narrativo e ideologico, dal bellissimo Michael Kohlhaas di Kleist, che mette in scena una vicenda simile.

La figura di Faust è per Goethe una continua fonte di rielaborazione e suggestione, tanto da scrivere un primo abbozzo, il cosiddetto Urfaust (1773), per poi lavorare alacremente al resto della tragedia fino alla fine dei suoi giorni. La celebre vicenda dell’accademico che stringe il patto col Diavolo gli era nota attraverso uno spettacolo di marionette e anche grazie al Dr Faustus di Marlowe, il quale, a sua volta aveva tratto ispirazione da un Wolksbuch, un testo popolare tedesco che narrava la vicenda di Faust.  Tuttavia il dramma goethiano è più complesso ed elaborato del dramma inglese: Marlowe riporta in scena le convenzione del teatro medioevale inglese adattandole alla sensibilità di un pubblico rinascimentale e, soprattutto, protestante, mentre Goethe investe il testo di influenze stürmeriane sia nell’Urfaust che nella versione definitiva (1808), che si esplicano nel suo Streben (la tensione) verso un sapere superiore (rappresentato dal segno della terra nella prima scena del primo atto) contro il trito sapere accademico di cui Faust stesso è esponente, e anche contro le abitudinarie convenzioni morali, con la triste vicenda di Margherita.

Goethe è legato, però, immancabilmente anche al Werther (1774). La vicenda è nota tutti: il giovane Werther, innamorato di Charlotte, è costretto a rinunciare al suo sentimento e si toglie la vita. Quello che caratterizza la prima parte è l’atmosfera solare e gioiosa  interpretata dalle liriche di Klopstock (poeta coevo dello scrittore tedesco), mentre la seconda, tetra e luttuosa, è contraddistinta dai versi di Ossian, il mitico poeta gaelico.

Goethe: lo scrittore aristotelico della letteratura tedesca
Leggendo il Werther di Goethe, dipinto di Wilhelm Amberg, 1870

Probabilmente nessuno amò l’Italia quanto Goethe, un amore che traspare dal suo resoconto di viaggio (1816-1817). La patria della classicità e della grandezza di Roma fanno esultare il protestante e l’animo nordico dello scrittore. Anche chi non prova, tra voi, nessun  amor di patria, può rimanere piacevolmente sorpreso dal risveglio dell’amore patriottico leggendo le pagine dell’autore di Francoforte.

Goethe fu anche scienziato e teologo: le sue indagini scientifiche produssero il brillante saggio Zur Farbenlehre (“Teoria dei colori”, 1810), dove, in polemica con Newton, sintetizza che i colori esistono grazie a un oscuramento della luce.

Concludo col concetto di Weltliteratur (“letteratura mondiale”), che  Johann Wolfgang von Goethe introdusse nel 1827: un concetto cosmopolita e universalistico, per cui la produzione letteraria sviluppa fili comuni tra le varie nazioni. Fuor di metafora, siamo tutti uniti e nessuno diverso. Facciamo memoria delle parole di un uomo vissuto due secoli fa, ma che era decisamente moderno, molto moderno.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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