Giorgio Bocca, una resistente voce fuori dal coro

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Giorgio Bocca, una resistente voce fuori dal coro«Non si può essere considerati giornalisti se non si ha il coraggio di dire la verità, e la verità non è né di sinistra né di destra». Si può riassumere la personalità di Giorgio Bocca in questa sua citazione: un pensatore che ha sempre amato il suo lavoro, quello del giornalismo, e che lo ha esercitato in modo rigorosamente critico, libero da quei condizionamenti di carattere politico ed economico che tutt’oggi affliggono molti colleghi contemporanei, che infatti Bocca non considerava tali proprio perché incapaci di essere indipendenti nella loro attività (emblematico fu il suo attacco a Vespa: «Vespa non lo considero un giornalista, lo considero un servo di regime»).

Giorgio Bocca nacque a Cuneo il 28 agosto del 1920 e visse la sua giovinezza nell’Italia fascista: fu iscritto al  Gruppo Universitario Fascista (Guf), nel quale divenne abbastanza noto a livello provinciale per meriti sportivi, e in seguito fu chiamato alle armi allo scoppio della Guerra. Nonostante questi riconoscimenti durante il Ventennio, l’esperienza che cambierà la sua vita è la Resistenza: dopo l’armistizio, nel 1943 fonderà le formazioni partigiane di Giustizia e Libertà con Benedetto Dalmastro (a sua volta vicino a Duccio Galimberti, la figura più importante della Resistenza in Piemonte) e agì nella zona della Val Grana e in Val Maira. Dopo la Liberazione del 1945 si dedica interamente alla carriera giornalistica iniziando da testate locali: scriverà per la testata cuneese La Provincia Grande per poi passare a Sentinella d’Italia, il giornale di Giustizia e Libertà, la Gazzetta del Popolo di Torino, L’Europeo ed Il Giorno di Milano.

9788807171161_quartaNel 1976 Giorgio Bocca è tra i fondatori di la Repubblica, quotidiano per il quale lavorerà fino alla morte, così come per l’Espresso, dove tenne una rubrica di successo dal titolo L’antitaliano. Negli anni Ottanta e Novanta si cimentò anche nel giornalismo televisivo: ideò e condusse le trasmissioni Prima paginaProtagonisti2000 e dintorniIl cittadino e il potere per le reti Fininvest. Quasi per uno scherzo del destino, Bocca morirà il giorno di Natale, il 25 dicembre 2011.

All’attività di giornalista, Bocca affiancò quella di scrittore impegnato: si occupò di crisi sociale, economia, terrorismo, questione meridionale, politica e produsse lavori storiografici incentrati sull’esperienza della Resistenza e del Fascismo. Tra le sue opere (davvero tante) si segnalano Una Repubblica partigiana, L’Italia fascista, Storie della Resistenza, Il terrorismo italiano, Mussolini socialfascista. Il socialismo reale non è fascismo ma come gli somiglia, La disUnità d’Italia. Per venti milioni di italiani la democrazia è in coma e l’Europa si allontana, Il provinciale. Settant’anni di vita italiana, L’inferno. Profondo sud, male oscuro, Il dio denaro. Ricchezza per pochi, povertà per molti, Napoli siamo noi. Il dramma di una città nell’indifferenza dell’Italia, Annus Horribilis, Fratelli coltelli. 1943-2010: l’Italia che ho conosciuto, Aspra Calabria.

9788807172441_0_190_0_80La cifra che contraddistinse Bocca fu l’analisi equilibrata e lucida della realtà, conservando sempre l’onestà intellettuale di ammettere i propri errori e rivedere le proprie posizioni. Una metodologia del pensiero che lo portò ad innescare più polemiche non volute che desiderabili dibattiti, un esempio di ciò furono le sue riflessioni su temi come il fascismo, il terrorismo ed il Sud d’Italia. Da un lato la condanna della violenza fascista e la esaltazione dell’impresa partigiana (definita come l’unica grande occasione della storia sfruttata dagli italiani), dall’altro la rivalutazione di Mussolini e del fascismo come fenomeni legittimati dagli italiani e portatori di progressi in ambito sociale, ma senza sfociare in un revisionismo che pone le esperienze fasciste e partigiane sullo stesso livello (sul tema vi fu scontro con pensatori come Giampaolo Pansa); da un lato la condanna del terrorismo degli anni di piombo (all’inizio negato da Bocca), dall’altro la costatazione della sua nascita da una crisi sociale interna al popolo italiano del tempo, quindi come reazione a un sistema produttore di diseguaglianza sociale; da un lato il riconoscimento del valore culturale del Meridione, ma dall’altro la critica degli standard di vita e dei mali del Sud, descritti con pragmatica chiarezza.

Giorgio Bocca, una resistente voce fuori dal coroEcco chi fu Giorgio Bocca, un pensatore critico, una voce libera fuori dal coro, perennemente in conflitto col la maggior parte di quel sistema dell’informazione asservito a logiche mercantilistiche, nel quale a comandare non è più la verità bensì la pubblicità, ovvero la sua negazione. Odiato e contemporaneamente amato a causa delle sue tesi solo apparentemente contraddittorie, ma che in realtà nascondono una profondità di ragionamento e riflessione in via d’estinzione ai nostri giorni. Un maestro del giornalismo rimpianto ipocritamente solo nel giorno della morte, in quel 25 dicembre del 2011, giorno che va ad essere coperto da un leggero velo di malinconia e nostalgia per tutti coloro che hanno apprezzato Bocca e quel modo serio di fare giornalismo: d’inchiesta, critico e libero.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodicultura  

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