Tiziano Vecellio, il pittore dei potenti delle corti d’Europa

0 914

Indubbia figura centrale della scena artistica del Cinquecento fu Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 – Venezia, 27 agosto 1576), meglio conosciuto semplicemente come Tiziano.

Tiziano Vecellio, il pittore dei potenti delle corti d'Europa
Autoritratto, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

Durante il periodo in cui era allievo presso la bottega dei grandi Bellini dimostrò «in brieve essere dotato dalla natura di tutte quelle parti d’ingegno e giudizio che necessarie sono all’arte della pittura». Tuttavia, con l’arrivo di Giorgione in laguna nel 1504, lo stile del diciottenne Tiziano Vecellio cambiò. Fu così che egli lasciò la maniera di Bellini per seguire quella più naturale di Giorgione, tanto che a volte le sue pitture venivano scambiate per quelle del nuovo maestro.

Tiziano Vecellio dimostrò nel 1508 un precoce interessamento al mondo politico con gli affreschi realizzati assieme a Giorgione nel Fondaco dei Tedeschi, luogo di soggiorno e commercio dei mercanti d’oltralpe. In seguito, realizzò Bacco e Arianna e Gli Andri, per il camerino di Alfonso d’Este a Ferrara, e per Federico II Gonzaga dipinse i Dodici imperatori romani. L’opera, ora andata perduta, dopo essere stata comprata da Carlo I d’Inghilterra, entrò a far parte della collezione di Filippo IV di Spagna assieme agli altri ritratti degli Asburgo.

Tiziano Vecellio, il pittore dei potenti delle corti d'Europa
Gli Andri, 1523-24, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

Negli anni Trenta, Tiziano lavorò per la corte di Urbino con Natività con adorazione dei pastori nel 1533. Guidobaldo della Rovere nel 1538 sollecitava il suo agente veneziano per fargli avere un quadro, la Venere di Urbino. L’opera viene letta come un’allegoria matrimoniale in chiave dichiaratamente erotica. Si tratta della medesima tematica della Venere con organista, dove si vede Filippo II di Spagna nelle sembianze dell’organista.

Il lavoro di Tiziano Vecellio per Urbino fu tale da spingere Ludovico Ariosto, che lo conobbe personalmente, a scrivere nell’Orlando furioso:

… Tizian, che onora / non men Cador che quei Venezia e Urbino.

Dagli anni Venti Tiziano divenne il ritrattista di potenti e uomini di cultura. I personaggi più influenti gli richiedevano un “ritratto di Stato“, la cui particolarità stava nel congelare il personaggio in un’azione.

Non è stato quasi alcun signore di gran nome che non sia stata ritratta da Tiziano, veramente in questa parte eccellentissimo pittore.

G. Vasari

Carlo V a cavallo, 1548, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

Rappresenta una sintesi di quanto detto il ritratto equestre Carlo V a cavallo, celebrativo della battaglia di Mühlberg. Quest’opera segnò l’inizio del suo lungo rapporto di committenza con la corte spagnola. Dopo quest’opera Carlo non volle più essere ritratto da altri. Inoltre, con essa Tiziano codificò l’immagine di rappresentanza non solo di Carlo V, ma anche dei suoi successori al trono di Spagna.
Tra gli altri è da notare che anche il re Filippo II, figlio di Carlo V, fu committente di Tiziano Vecellio. Per la sua collezione privata Tiziano realizzò ritratti, opere a soggetto mitologico, ma anche a soggetto religioso, in quanto Filippo era attivo e fervido sostenitore della Controriforma.

Per i sovrani spagnoli nel Seicento, grandi appassionati di pittura veneziana, esporre opere del Vecellio equivaleva a dare lustro al proprio casato ed utilizzarono qualsiasi mezzo per poterle recuperare. Per la nobiltà dell’epoca, invece, possedere pittura veneziana ed in particolare i ritratti di Tiziano, era l’equivalente di un certificato di appartenenza alla Corte stessa e di aderenza alla politica monarchica.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.