Sequestro De André-Ghezzi: i mesi che sconvolsero l’Italia

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Avvenne il 27 agosto 1979 Tempio Pausania, nella regione sarda della Gallura, fu messo in atto il sequestro del cantautore Fabrizio De André e della sua compagna Dori Ghezzi, nella loro fattoria acquistata tre anni prima. L’amore per quell’isolotto in mezzo al Mediterraneo aveva infatti determinato, tre anni prima, la scelta della coppia di trasferirsi in loco e comprare vasti appezzamenti di terreno dove recuperare il contatto con la natura. Durante la notte, Dori fu svegliata da dei rumori, più precisamente dei passi che si dirigevano verso la sua camera; proprio quando stava per aprire la porta, le fu intimato di non muoversi da un bandito mascherato. Fabrizio era già stato immobilizzato. Furono portati su una macchina e trasportati sulla statale Tempio-Oschiri; fu anche cambiato il luogo del sequestro: infatti inizialmente era stato previsto Orune come luogo in cui sarebbero dovuti essere portati gli ostaggi, ma successivamente il bandito incaricato li portò a Pittada. I posti che vi sto indicando non corrispondono esattamente, poiché chiaramente si fece attenzione a portare i De André sulle montagne, in zone difficilmente raggiungibili, nell’area circostante a queste località.

Camminammo per circa due ore. Dopo una sosta di riposo, riprendemmo il trasferimento in percorsi ancora più accidentati, camminando per qualche ora ancora. Dopo di che, sfiniti, ci fermammo, trascorrendo la notte all’addiaccio.

Sequestro De André-Ghezzi: i mesi che sconvolsero l'Italia

Così Dori ricorderà la prima notte, che purtroppo non sarebbe stata l’unica passata all’aperto dal momento del sequestro. I due ostaggi avevano davanti a sé ancora dei mesi da trascorrere nelle mani dei rapitori: verranno liberati solo il 20 dicembre dello stesso anno. La liberazione fu ottenuta da un fruttuoso accordo tra la banda e don Salvatore Vico accompagnato da un commerciante locale di nome Carta, i quali, essendosi offerti come intermediari, riuscirono a proporre una cifra convincente per il riscatto. Nel frattempo la polizia aveva già avviato da tempo e portato a buon punto le indagini: si era fin da subito capito che il rapimento era stato ordito in un ambiente vicino a Orune e si erano già messi sotto controllo i telefoni dei sospettati. Gli organizzatori furono individuati grazie alla ricostruzione dei loro spostamenti: gli inquirenti erano al corrente che tutti i banditi implicati si erano recati di frequente nella località Tempio nelle settimane precedenti al sequestro. Sorprendente è trovare tra i condannati un veterinario trasferitosi a Siena; attorno a un nucleo principale composto da tre soggetti orunesi, altri componenti vennero individuati tra alcuni cittadini di Pittada.

Gli arresti scattarono 5 giorni dopo il rilascio della coppia: la sera di Natale del 1979. Una vicenda come questa non poteva rimanere seppellita nella memoria di De André.

Nel suo album del 1981, L’indiano, è contenuta infatti la canzone Hotel Supramonte che è forse la più significativa testimonianza del sequestro. Il testo è interamente rivolto alla compagna Dori, e in diversi punti, inclusa la frase più ricorrente, “Dov’è il tuo amore?“, ci comunica l‘impossibilità da parte dell’amante-De André di vedere la compagna, poiché entrambi erano stati bendati.

Diversi accenni vengono fatti all’esperienza di fame e sete provata durante i mesi sulle montagne sarde nella seconda strofa, però si capisce anche come questa mancanza di beni fondamentali siano stati una sorta di molla per apprezzare di nuovo, dopo la liberazione, le esperienze che tutti diamo per scontate: “Grazie al cielo ho una bocca per bere” scrive il cantautore genovese, come se festeggiasse a questa presa di coscienza. In tutto il pezzo si intuisce come è stata vissuta da parte delle vittime l’esperienza del sequestro, e dagli occhi di De André è facile percepire una certa ironia, presente già nel titolo della canzone (non si direbbe proprio che abbiano trascorso un periodo in hotel…).

Dori infatti ricorderà come anche durante quei mesi bui Fabrizio, magari senza farsi sentire, chiamava uno dei rapitori rospo per via della sua voce. Lo scherzo e l’ironia non sembrano prevalere nel finale del testo, più incentrato sul tema della distanza dei due amanti, imprigionati in giorni “senza parole” passati a chiedersi “Dov’è il tuo cuore?“.

Daniele Rigamonti per MIfacciodiCultura

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