Peggy Guggenheim: una donna inarrestabile nel mondo dell’arte

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Peggy Guggenheim è stata una delle più importanti collezioniste d’arte del XX secolo. Nonostante ciò il suo ruolo all’interno del sistema artistico non è così ben definibile con il solo termine di collezionista. Un po’ per nascita, un po’ per passione ed un po’ per carattere condusse la sua vita dedita al mondo dell’arte: fu una delle più grandi mecenati.

Peggy Guggenheim con occhiali Safilo

Marguerite Guggenheim, ereditiera di un magnate del rame, nacque a New York il 26 agosto del 1898. Se il padre le lasciò presto il patrimonio nelle mani morendo da vero gentleman sul Titanic, a cresce la giovane Peggy ci pensò lo zio Solomon Robert Guggenheim, appassionato d’arte e fondatore nel 1937 della Fondazione Solomon R. Guggenheim. In giovane età iniziò a lavorare in una libreria di New York e a frequentare i migliori circoli e salotti culturali, entrando così in contatto con un’ampia cerchia di intellettuali. Nel 1921 si trasferì, insieme al pittore dadaista Laurence Vail, in Europa; i due si sposeranno nel 1922 a Parigi. Giunta nella Ville Lumière, grazie al marito artista, continuò così la vita bohémien intrapresa negli anni newyorchesi. Dopo il divorzio nel 1928 iniziò a viaggiare per l’Europa stabilendosi a Londra ed inaugurando nel 1938, grazie all’aiuto di Jean Cocteau ed ai suggerimenti di Marcel Duchamp, la sua prima galleria: Guggenheim June.

A causa delle Seconda Guerra Mondiale nel 1941 lasciò Parigi e tornò in patria, accompagnata dalla sua nuova fiamma: il surrealista Max Ernst.
Finanziò e sostenne in quegli anni la fuga in America di molti amici artisti e ad un anno dal suo rientro prese forma la galleria Art of This Century, i cui quattro spazi furono realizzati dall’architetto Frederick Kiesler, membro del gruppo De Stijl.
Con la fine del conflitto Peggy Guggenheim decise di tornare in Europa e comprò così la sua nuova abitazione a Venezia: Palazzo Vernier dei Leoni. L’edificio fu presto trasformato in un vero e proprio museo e ad oggi rappresenta una delle realtà italiane più importanti per l’arte contemporanea. In seguito al rifiuto da parte del Comune di Venezia, Peggy donò l’intera collezione ed il palazzo alla Fondazione Solomon Guggeheim. Peggy morirà il 23 dicembre del 1979 a Camposampiero.

Veduta della Galleria Surrealista di Art of This Century progettata da F. Keisler

Dalla biografia si percepisce come tutta l’esistenza della Guggenheim sia stata permeata d’arte. Vita privata e vita pubblica si intrecciano e fondono nella cultura: la sua parentela con uno dei più ricchi e importanti collezionisti americani e la sua eredità, seppur in parte dilapidata dal padre, le consentirono di entrare in un mondo costruito prevalentemente attorno a figure maschili. Sarà il suo indomabile carattere, la sua indiscutibile capacità nel riconoscere talenti e la sua astuzia nel appoggiarsi a personaggi influenti e competenti a garantirgli una posizione cruciale. Moglie, compagna e amante di artisti e letterati, mecenate e amica di altri, influenzò lo svolgersi e il cambiamento della situazione artistica internazionale. La sua figura giocò un ruolo chiave nel sistema dell’arte, in quanto non fu solo una semplice collezionista, ma si adoperò attivamente per garantire la diffusione dell’arte Europea del XX secolo oltreoceano. Contribuì con la sua dedizione a far si che il centro artistico negli anni Quaranta si trasferì dall’Europa, ed in particolare da Parigi, a New York. Vero sì che la causa principale fu la guerra, una guerra che si impegnò in prima linea a cancellare la cultura, l’arma più potente per la diffusione di conoscenza e libertà, ma la sua abilità fu quella di mantenere viva la speranza degli artisti in momenti così difficili e di individuare in patria nuovi geni emergenti. Fu Proprio Peggy Guggeheim che considerando Jackson Pollock «il più grande pittore dopo Picasso» gli propose un contratto da 150 dollari al mese.

Palazzo Venier dei Leoni

Il suo essere ambiziosa ed eccentrica le garantì saldamente la sua posizione e la rese un’icona del XX secolo. Basti pensare alla spontaneità con cui indossava gli occhiali, divenuti sua firma stilistica, o gli orecchini/mobiles realizzati da Alexander Calder. Senza scrupoli e peccando di modestia nominò le sue due gallerie con nomi importanti ed esemplificativi. Quello che però non dimenticò mai fu il vero motivo delle sue azioni, ossia promuovere e divulgare l’arte avanguardistica con tutti i mezzi possibili. Peggy Guggenheim non si arrese mai davanti alle negazioni e trovo sempre una soluzione per tutelare gli artisti e le opere. Neppure un conflitto mondiale riuscì a fermarla.

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

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