Madre Teresa di Calcutta: Santa o fenomeno mediatico?

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Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, meglio nota come Madre Teresa di Calcutta, nasce in Albania il 26 agosto del 1910.

Madre Teresa di Calcutta: Santa o fenomeno mediatico?
Madre Teresa con Sandro Pertini

«Io non sono che una piccola matita nelle mani di Dio»: questo il motto che l’ha guidata per tutta la vita, rendendola di fatto una delle persone più famose al mondo.

Fin da giovane ebbe ben chiara la vocazione del volontariato: a diciotto anni decise di prendere i voti, e a diciannove fu mandata in India, dove cominciò la sua attività insegnando nella scuola del convento.

Nel 1931 raggiunse Calcutta, dove prese una volta per tutte consapevolezza delle terribili condizioni di vita delle persone nella periferia della città: un’intera popolazione sopravvive ai margini, una panchina come riparo, alcuni giornali come letto; moltissimi bambini muoiono appena nati, le malattie dilagano.

Nel 1937 pronunciò i voti perpetui, diventando Madre Teresa, e cominciò la sua vita a Calcutta, dedicandosi all’accoglienza degli orfani e alla cura dei malati, al servizio dei “più poveri tra i poveri”.

Ben dieci anni dopo ottenne l’autorizzazione del Vaticano per trasferirsi nella periferia di Calcutta, continuando in maniera autonoma la sua vita religiosa fuori dal convento: presto intorno a Madre Teresa si formò una rete di volontari che la aiutavano per migliorare le condizioni igieniche e sanitarie della popolazione locale e per garantire le basi dell’insegnamento scolastico ai più piccoli.

Nel 1950 fondò la congregazione delle Missionarie della Carità, l’emblema della cura dei disadattati, dei malati e degli emarginati, a cui aderirono subito alcune ragazze. Negli anni seguenti l’attività dell’ordine si ampliò velocemente: fu inaugurata una casa per la cura e l’assistenza dei malati, che spesso venivano abbandonati dalle famiglie a causa dell’estrema povertà, fu organizzato un programma di reinserimento lavorativo delle persone guarite e l’assistenza ai bambini.
Nonostante spesso gli edifici fossero offerti dallo stesso comune di Calcutta e Madre Teresa ricevesse donazioni private per continuare la sua opera, cominciarono a diffondersi anche i primi sospetti di proselitismo: Madre Teresa era, infatti, solita battezzare i malati in punto di morte, a volte senza il loro consenso.

Nel 1961 il governatore del Bengala decise di affidare alle suore un terreno, dove Madre Teresa realizzò la Città della Pace, luogo dedicato ai malati di lebbra. E questo fu solo l’inizio: le Missionarie della Carità aprirono sedi in tutto il mondo, nei decenni seguenti, e si aprirono ulteriormente alla comunità con la nascita di organizzazioni laiche, anche per mettere in luce la natura non confessionale del volontariato svolto.

Nel 1979 Madre Teresa ricevette il Premio Nobel per la Pace, per «il suo impegno per i più poveri e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona».

Morì il 5 settembre del 1997, all’età di 87 anni: l’India le riservò solenni funerali di Stato, tutta la popolazione indiana e tutto il mondo si commossero alla scomparsa di questa piccola donna.
Fu beatificata nel 1999 e nel settembre 2016 Papa Francesco ha avviato il processo di canonizzazione, valutando anche il riconoscimento di due miracoli alla santa: nel 2002 una donna indiana malata di cancro all’addome sarebbe guarita grazie alla preghiera a Madre Teresa, anche se né la malattia né le modalità di guarigione sono chiare, mentre nel 2008 un uomo sarebbe uscito dal coma grazie alla preghiera dei suoi famigliari a Madre Teresa.

Tanto amata quanto criticata, soprattutto a fronte delle sue prese di posizione su temi fondamentali: «il più grande distruttore di pace è l’aborto: se una madre può uccidere il proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te», dichiarò sul tema dell’aborto, così come si schierò contro il divorzio, difendendo le posizioni della chiesa cattolica irlandese nel 1996.

Il giornalista Christopher Hitchens sostenne che «non fosse tanto un’amica dei poveri, quanto un’amica della povertà: lodava povertà e sofferenza come doni dall’Alto, che le persone avrebbero dovuto accettare con gioia».

Madre Teresa è stata oggetto di numerose inchieste. Nella maggior parte dei casi le donazioni e i fondi che la congregazione riceveva non erano rintracciabili e le condizioni delle strutture di accoglienza dei malati erano completamente inadatte alla loro cura e sopravvivenza: diverse testimonianze raccontano come non ci fosse l’esperienza medica necessaria, come i malati non ricevessero nemmeno i più basilari antidolorifici, nonostante le entrate e le donazioni che gli ambulatori di Madre Teresa ricevevano avrebbero potuto attrezzare e rendere efficienti vari ospedali.
Anche la politica ha avuto modo di guardare in maniera scettica all’operato di Madre Teresa: il gruppo nazionalista indù afferma che Madre Teresa aveva un secondo fine molto chiaro, la conversione al cristianesimo dei malati con cui entrava in contatto. Gestione fraudolenta delle donazioni, proselitismo e trattamenti medici non adatti: Madre Teresa ha usato la situazione critica dell’India per diffondere un credo cattolico fondamentalista?

Si è creato un grande equivoco intorno alla figura di Madre Teresa: noi pensavamo volesse salvare vite, mentre lei voleva salvare solo anime?

Anche lei era diventata consapevole del pensiero critico che le girava attorno: fuori dalla sede dell’ordine fece scrivere «Siamo qui per Gesù, siamo prima di tutto religiose: non siamo assistenti sociali, insegnanti né medici. Siamo suore». Questa frase racchiude la verità, in un modo o nell’altro, che noi la vogliamo accettare o meno.

Non c’è niente di nuovo in un religioso che cerca di mantenere le tradizioni, che vuole convertire e che vede nel dolore uno strumento di espiazione e preghiera. Madre Teresa forse non ha mai preteso che la sua missione fosse guarire, ma a noi è piaciuto crederlo, così come ci piace affidare a qualcun altro la povertà e le malattie che non vogliamo vedere.

Jessica Freddi per MIfacciodiCultura

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