Simone Weil: comprendersi attraverso l’esperienza dell’Altro

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Nasceva il 3 febbraio 1909 Simone Weil, figura controversa ed estremamente interessante, oltre che attuale, della storia del pensiero europeo: le definizioni si sprecano e il suo lavoro viene conteso, come spesso accade per i grandi umanisti, tra gli appartenenti al campo della filosofia, della letteratura, dell’attivismo politico e del misticismo intellettualistico, a dimostrazione del grande eclettismo dello stesso. Quello che possiamo fuori d’ogni dubbio affermare è che gli scritti weilliani, assieme alla sua vita, restano un’eredità teoretica densa di valore e capace di generare suggestioni provocanti anche per il nostro tempo attuale.

L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità. A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono. Fin dalla mia infanzia non desidero altro che averne ricevuto, prima di morire, la piena rivelazione.

Francese di nascita, la Weil compie diversi viaggi e colleziona incontri illustri con politici ed intellettuali del suo tempo: tuttavia in nessuna di tali esperienze la donna è in grado di avere una vicenda lineare, agitata sempre sia dalla sofferenza fisica che la accompagnerà per tutta l’esistenza, sia da un ancora maggiore fervore filosofico, che la porterà a rielaborare in senso critico le teorie marxiane che in quegli anni stavano al centro di una grande ondata di diffusione e applicazione.
Del contributo di Marx, Simone Weil apprezza la portata pratica che attualizza la dimensione teoretico-filosofica, tuttavia critica aspramente il materialismo storico, per cui la storia è analizzabile e indagabile a partire da elementi puramente materiali come l’economia, del padre del comunismo: per la pensatrice di Parigi la matrice del sopruso sociale, che ha nel capitalismo il più evidente esito, è da rinvenire non nella dinamica dei rapporti dialettici tra oppressi e oppressori, bensì nel “male” radicale che innerva la stessa condizione umana.

La situazione degenerata degli assetti economico-politici è la costrizione artificiale che l’uomo attua su stesso prendendo esempio da quella che la natura esercita sul cosmo: questa posizione filosofica fa della Weil una donna pessimista e alla continua ricerca di una missione sociale che però sa bene essere solo un tampone dinnanzi alla radicalità ineluttabile del dolore che abita il mondo e che guida la genesi dei rapporti sociali moderni.

Ma la filosofa di Parigi non si è mai arresa, forse non riuscendo ad ammetterlo fino in fondo, al destino cosmico: come alleviare, dunque, la sofferenza sparsa nel mondo? La risposta per Simone Weil è un attivismo più che sfrenato che la porterà nel corso del suo breve passaggio sulla Terra a provare molte occupazioni operaie e a condividere con i salariati sfruttati dell’epoca esperienze di lotta, di formazione e di dialettica coi poteri: è dall’immedesimazione con l’Altro che l’individuo può far fronte alla sua esistenza fondamentalmente radicata nel male. La solidarietà weilliana ha un rapporto di derivazione strettissima con l’idea di compassione schopenhaueriana: entrambe le risposte filosofiche, seppur con esiti addirittura contrapposti, l’attivismo politico per la Weil e la noluntas (non volere) per Schopenhauer, muovono da un fattore comune: il passaggio necessario per la compresenza col dolore altrui, con la vita altra da noi.

Un ulteriore punto di contatto tra questi due grandi esponenti di quel pessimismo europeo – che non è immobilismo – è il loro rapporto altamente sui generis con la divinità: come Schopenhauer, anche Weil rifugge l’istituzione ecclesiastica, pur invocando nelle sue opere in moltissime occasioni il peso di Dio in relazione alla vicenda umana.

Simone Weil: comprendersi attraverso l’esperienza dell'Altro

È interessante ripensare la “visione nera del mondo” della filosofa francese, soprattutto in un momento di crisi culturale e di decadenza come quello che vive oggi il Vecchio Continente, in quanto essa muove da un’onesta analisi di pensiero, la quale per il solo fatto di attuarsi è già qualcosa di diverso dall’immobilismo.

Cosa rimane oggi del contributo di Simone Weil, oltre a pagine di filosofia etica e politica di superba qualità?
Rimane lo stimolo a ri-pensare continuamente la realtà, a non cadere nell’apatica accettazione di qualcosa che finché non si è affrontato in maniera altamente problematica non si può immaginare di possedere.
Rimane, in altre parole, l’apporto culturale di una donna che ha saputo starsene a lato di ogni –ismo, insinuando dubbi a generazioni intere, fino alla nostra, trascendendo, in ultima analisi, il suo tempo e cogliendo l’esistenza di un problema esistenziale che attraversa le epoche a cavallo del pensiero.

Morì ad Ashford il 24 agosto 1943.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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