Perché visitare… Napoli: «tutt nu’ suonno e a sape tutto ‘o munn»

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Napoli: «tutto un sogno e la conosce tutto il mondo», così Pino Daniele descrive il capoluogo campano in una delle strofe della celebre canzone Napule è. Niente di più vero: Napoli è una delle città italiane più note anche all’estero, sfortunatamente non sempre per i suoi pregi e le sue bellezze. Per sfatare i molti pregiudizi che nel tempo le si sono attaccati addosso, l’unica cosa da fare è visitarla. Immergersi nel labirinto dei suoi vicoli, che a tratti la fa somigliare ad una piccola Istanbul, parlare con la gente del posto, sempre disponibile a raccontare qualche storia, lasciarsi trasportare dagli odori e suoni che provengono da ogni angolo.

Castel dell’Ovo da Mergellina

Napoli, una città complessa per molti aspetti, in parte ancora alle prese con problematiche difficili da sradicare, ma che ce la sta mettendo tutta per combatterle e rinascere. E i risultati già si vedono: il centro storico è un vero e proprio gioiello, tenuto come tale. I napoletani sono infatti orgogliosi della loro città e questo si rispecchia in ogni cosa.

Girando per Spaccanapoli -una lunga via, che, se si osserva la cartina della città, si ha la sensazione che la divida in due – si può subito avere un’idea dello spirito napoletano. Colori, profumi, cibo, chiacchiere e musica. Ci si imbatte ad ogni passo in cantautori alle prime armi o in veri e propri “tenori da strada” ormai con una certa esperienza, che condividono il repertorio: la regola per poter dare sfoggio delle proprie abilità canore in luogo pubblico sembra essere quella di cantare canzoni rigorosamente napoletane. La Tammuriata Nera, resa celebre dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, ad esempio, è una vera e propria hit parade.

Aieressera a piazza Dante
‘o stommaco mio era vacante,
si nun era p’o contrabbando,
ì’ mò già stevo ‘o campusanto

Quartieri spagnoli

Questi vicoli sono costellati di “piccole” meraviglie: il Monastero di Santa Chiara con le sue stupende maioliche e i suoi limoni profumatissimi; San Gregorio Armeno, anche nota come la via dei presepi, dove si possono ammirare statuette non proprio canoniche: da Maradona a Trump, passando per Renzi e Lady Gaga, nella capanna napoletana del bambin Gesù, sono tutti ben accetti (lo si riconoscerà, questa sì che è una lezione di accoglienza e fratellanza!). E ancora, Napoli Sotterranea, la Cappella San Severo, la Chiesa del Gesù Nuovo… L’elenco potrebbe continuare ad libitum, ma ad ognuno il compito di scoprire, tra un calzone e un babbà e sotto l’egida di San Gennaro, cosa si nasconde nel divertente caos del centro storico.

Proseguendo lungo via Toledo, oltre a poter fare un po’ di shopping, si può accedere ad una delle parti più intriganti della città: i Quartieri Spagnoli. Nucleo storico della città, risalgono al XVI secolo, quando erano destinati all’accoglienza delle guarnigioni militari spagnole. Da subito sono stati caratterizzati da un alto tasso di criminalità e prostituzione, favorita anche dalla loro struttura urbanistica: si sviluppano verso l’alto, in un dedalo di vicoletti stretti e bui, dove è facile nascondersi e far perdere le proprie tracce. Ora sono stati riabilitati, è infatti possibile passeggiarvi e osservare  “e vasc”, ovvero  i bassi napoletani, piccole case composte principalmente da una stanza con ingresso su strada, il tutto immerso nei tipici panni stesi su fili che collegano un edificio all’altro e che agghindano, colorandole, queste strade.

Napule è mille culure, Napule è mille paure,
Napule è nu’ sole amaro, Napule è addore e mare
Napule è na’ carta sporca e nisciuno se ne importa
Napule è na’ camminata, inte e viche miezo all’ato

Scendendo verso il mare, si arriva in un’altra zona della città, ricca di bellezze, ad esempio, piazza del Plebiscito e il maestoso Maschio Angioino. Camminando sul lungo mare Caracciolo e poi Mergellina si incontrerà Castel dell’Ovo, che è possibile visitare e che regala una vista mozzafiato sul golfo. Ma soprattutto, da qui si ha la vista di Lui, di uno dei  simboli della città, anzi il vero simbolo: o’ Vesuvio. I napoletani quasi lo venerano, sembra che in lui sia contenuta tutta l’energia della città e dei suoi abitanti. Una città di amore e morte, animata da forze contrastanti, non poteva non sorgere vicino ad un potenziale nemico, che potrebbe distruggerla in un momento, ma che le sta regalando la vita. “Chi” altri, se non il Vesuvio, poteva sperare di assurgere al ruolo di custode della vitalità, a volte esasperata e incontrollata, ma unica nel suo genere, dalla città più controversa, misteriosa, e affascinante d’Italia?

«Vedi Napoli e poi muori» non è un detto casuale, ma che non ha il significato che le malelingue gli possono attribuire: dopo esserci stato non puoi rimanervi indifferente. In fondo, come recitava De Crescenzo in Così parlò Bellavista, «io penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che l’umanità ha per sopravvivere».

Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

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