“Il formaggio e i vermi”: un viaggio nel Friuli del ‘500 con Carlo Ginzburg

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Era 1976 quando lo storico Carlo Ginzburg, figlio di due grandi nomi della letteratura e della Resistenza italiana, Leone e Natalia Ginzburg, pubblicò Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500. Questo libro, nato dalla penna accademica di Ginzburg, si presenta come un saggio storico incentrato sulla figura di Menocchio (diminutivo di Domenico Scandella), un mugnaio friulano vissuto nel Cinquecento nella zona di Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone. L’opera tratta principalmente dei due lunghissimi processi che Menocchio subì per opera dell’Inquisizione.

Il formaggio e i vermi

Menocchio, nato nel 1532, visse per la quasi totalità della sua vita a Montereale, incantevole paesino che all’epoca contava circa 600 abitanti, incastonato alle pendici delle Prealpi Carniche. La particolarità della sua storia lo rende uno dei personaggi storici più interessanti trattati dalla letteratura italiana. Lo Scandella fu principalmente mugnaio, ma essendo capace di leggere e di far di conto esercitò anche la professione di podestà di Montereale.

Il suo calvario inizia nel settembre del 1583 quando venne denunciato al Sant’Uffizio per avere opinioni eretiche su Cristo. Come fu possibile che un mugnaio del Cinquecento, nella sua piccola dimensione artigianale e agricola, lontana dai grandi centri del sapere e della cultura, fosse accusato di essere un eretico?

Menocchio aveva elaborato una sua singolare teoria, tratta da una riflessione sul suo mestiere; ciò che lo aveva colpito in particolare erano i vermi che nascevano dal formaggio che lui produceva. Menocchio pensava che il cosmo si fosse creato da una fusione dei quattro elementi (aria, acqua, fuoco e terra), che unitisi in una massa informe avrebbero generato la vita: proprio dalla massa di latte condensata in formaggio nascono i vermi.

Menocchio viene arrestato e messo sotto interrogatorio: in questa occasione non manca di esprimere la sua idea di genesi cosmica, confessando altre sue idee in forte contrasto con i dogmi cattolici come i dubbi che nutriva sulla verginità di Maria, sulla natura divina di Cristo e il disprezzo che nutriva nei confronti delle istituzioni cattoliche e dei sacramenti. Le sue posizioni così forti e spiazzanti scandalizzarono i membri del tribunale dell’Inquisizione, al punto che si misero ad indagare a fondo per verificare se le sue idee fossero farina del suo sacco o se fosse stato traviato da qualcun altro.

A proposito di Cristo, Menocchio affermò «era uno delli figlioli de Dio, perché tutti semo fioli de Dio et di quella istessa natura che fu quel crucifisso; et era homo come nui altri, ma di maggior dignità»: una considerazione straordinariamente progressista, moderna e quasi visionaria per l’epoca. Il formaggio e i vermi è colmo di altre sorprendenti affermazioni dello Scandella riguardo alla sua cosmogonia tratte dai processi.

Ginzburg sottolinea come alla base di questa concezione ci sia un sostrato legato alla Bibbia e ad altri libri conosciuti da Scandella (i pochi di cui poteva disporre in un insediamento rurale del XVI secolo) ma anche alcuni elementi antichissimi derivanti dalla cultura popolare friulana.

Un’ulteriore analisi degna di nota da parte di Ginzburg è inerente alla distinzione tra la cultura “ufficiale” della classe dominante e quella, invece, popolare, del volgo, che non di rado era molto radicata ed espansa. Il merito dello scrittore sta nell’elevare una storia qualunque, proveniente dal gradino più basso della scala sociale, al simbolo della contrapposizione secolare fra visione scientista e visione religiosa e a emblema di uno sterminato numero di individui esclusi dalla storia.

La storia di Menocchio proseguì con due processi, un iniziale rilascio con obbligo di indossare l’abitello dell’infamia (una veste gialla con due croci rosse che lo identificava pubblicamente come eretico) e infine con l’inevitabile condanna a morte.

L’originalità del suo pensiero colpisce ancora oggi e appare quasi anacronistica: a Montereale è nata un’associazione culturale per approfondire la figura di questo incredibile personaggio.

Il saggio, per sua stessa natura, non è sempre un genere di lettura facile e scorrevole e il testo di Ginzburg rispetta questa consuetudine. Ciononostante questo lavoro si inserisce perfettamente nella sua opera di ricerca storica sulle classi subalterne e può risultare, agli occhi di un lettore appassionato, un prezioso gioiellino per la sua libreria.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. tarlochandhaliwal dice

    Grazie a tutti !

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