Ignazio Silone: storia di un ritorno tra rivoluzione e nostalgia

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Ignazio Silone
Ignazio Silone

Il  1° maggio si celebra la Festa dei lavoratori, in ricordo della lotta proletaria per la riduzione della giornata lavorativa, lotta propagandata da quell’ideale comunista abbracciato da molti uomini, tra cui Ignazio Silone, la cui nascita, quasi per uno scherzo del destino, avvenne proprio il 1° maggio del 1900.
Inquadrare la professione di Silone è impossibile: politico, rivoluzionario, scrittore, saggista, intellettuale, giornalista. Infatti la vita di Secondo Tranquilli (nome di nascita di Silone) è stata tutt’altro che monotona: l’impegno politico nel Partito Comunista Italiano (di cui è tra i fondatori) lo porterà a girare il mondo (spesso a prescindere dalla sua volontà), la sua vocazione letteraria lo terrà sempre ancorato a penna e carta. Su questi due binari sono descrivibili le sue vicende ed opere, binari che non di rado si sono incrociati e sovrapposti poiché le esperienze che segnarono la sua vita si rifletteranno nella sua produzione letteraria.

Ignazio Silone, Fontamara, 1945
Ignazio Silone, Fontamara, 1945

Silone nasce a Pescina, un piccolo paese situato nella provincia dell’Aquila, ed il suo ambiente rurale fu lo scenario delle prime esperienze di lotta politica dell’autore, che capeggio diverse rivolte contadine. Proprio la figura del contadine è emblematica della produzione letteraria siloniana: Silone fu il primo autore nel panorama letterario italiano capace di nobilitare il termine cafone, appellativo con il quale l’autore identificava la classe contadina di inizio secolo, caricandolo dei valori positivi ricollegabili alla vita rustica (la libertà data dall’autosufficienza, il duro lavoro nei campi, la serenità e l’esaltazione di una vita al passo con i tempi della natura). Tutto questo è rintracciabile tra le righe di Fontamara, prima fatica di Silone, dove la rusticità degli scenari si carica di passione politica rispetto ai fatti narrati: l’utilizzo di un raggiro da parte di un graduato della milizia fascista, il cavaliere Pelino, comporta l’autorizzazione dei contadini (ignari) allo sviamento di un corso d’acqua che irriga i loro campi a favore di quelli di un impresario legato al regime. La rivolta dei cafoni e la dura repressione del nuovo governo saranno alla base della maturata consapevolezza e attivismo politico del protagonista, Bernardo Viola, il quale troverà la morte a causa dei tale impegno.

Fontamara è l’archetipo dell’antologia letteraria di Ignazio Silone: l’ameno scenario contadino si lega alla lotta per la libertà, l’emancipazione dell’uomo sull’uomo e la giustizia sociale, una lotta che porta i personaggi siloniani (oltre a Viola, Pietro Spina in Vino e Pane e Il seme sotto la neve, Rocco in Una manciata di More) ad allontanarsi dai paradisi campagnoli ed a fronteggiare il potere oppressore costituito, a costo della vita. L’allontanamento dai luoghi natali carica di nostalgia quest’ultimi, che si presentano come rifugi fatati per i coraggiosi rivoluzionari. Il ritorno è un topos che vive Silone sulla sua pelle: dopo la presa di consapevolezza delle purghe staliniane, il senso di tradimento degli originali ideali comunisti lo porta a ricercare conforto in quell’Abruzzo dove visse la sua infanzia (segnata dal tragico terremoto del 1915), un’arcadia italiana personale, dopo gli avvenimenti bellici, durante i quali trascorse molti anni nella più sicura Svizzera, paese che vedrà le prime pubblicazioni di Silone ed i primi riconoscimenti.

Ignazio Silone, L'avventura d'un povero cristiano, 1968
Ignazio Silone, L’avventura d’un povero cristiano, 1968

L’ultima opera letteraria prima della morte (avvenuta a Ginevra il 22 agosto 1978) è L’avventura d’un povero cristiano (1968), dove si scorge anche quello che fu il rapporto di Silone con la fede. Anche qui il personaggio, Pietro Angelerio da Morrone, un frate che vive serenamente sui monti abruzzesi, si ritrova ad allontanarsi dalla propria terra, in quanto, inaspettatamente, si ritrova ad essere chiamato al soglio pontificio con il nome di Celestino V. Ma la nuova realtà romana lo opprime e ciò lo porterà al famoso “gran rifiuto”. L’opposizione di Pietro alle gerarchie ecclesiastiche è la trasfigurazione letteraria del sentimento di avversione dell’autore nei confronto della Chiesa, reputata colpevole di aver tradito quei valori cristiani solidaristici che lo riporteranno alla riscoperta della fede cristiana.

La vita di Silone è essa stessa un grande racconto, la narrazione di un uomo che ha votato la sua esistenza al raggiungimento di quella libertà avversa ai regimi totalitari, lottando in giro per il mondo, ma che alla fine, nonostante le delusioni e le sconfitte patite, non si è mai dimenticato della Marsica, la terra dove la sua lotta partì al fianco dei suoi fratelli “cafoni”, quei terroni che nobilitò e rese eroi.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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