H. P. Lovecraft: un mondo fantastico all’ombra di Cthulhu

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È il 15 marzo del 1937 quando Howard Phillips Lovecraft, ricoverato al Jane Brown Memorial Hospital di Providence, si spegne nella flebile luce del mattino. Un tumore all’intestino uccideva uno dei più grandi scrittori di horror della cultura americana. Forse il più grande.

H. P. Lovecraft
H. P. Lovecraft

Nel 1977 un gruppo di fan ha realizzato una lapide commemorativa in ricordo di Lovecraft, riportando una frase del suo ampio lascito epistolare: «I am Providence».

Nel 1997, degli sconosciuti hanno cercato di riesumare il suo cadavere da sotto la lapide. Senza nemmeno sapere che le sue spoglie non sono al di sotto della nuova lapide.

Lovecraft nasce proprio a Providence il 20 agosto del 1890, unico figlio di un padre che morirà quando lui avrà solo otto anni, dopo essere stato rinchiuso del 1893 per la psicosi. Il piccolo scrittore cresce quindi senza un padre e accudito dalla iperprotettiva madre e da due zie. Sarà il nonno a iniziare il giovane ad un tipo di scrittura che, a fine Ottocento, era il nuovo prodotto della produzione letteraria: sospinto dal progenitore, si dà alla lettura di romanzi gotici. Insieme ad essi, legge anche la vasta – e senza dubbio macabra – produzione dei fratelli Grimm, accanto al famoso libro in cui la bella Shahrazād intrattiene per mille e una notte il sultano che vuole decapitarla. Si nutre anche della grande opera omerica, ma gli autori che più ispirano la sua produzione sono autori del calibro di Edgar Allan Poe o Jules Verne. Accanto all’interesse per il romanzo gotico, si avviluppa nello studio della chimica e dell’astronomia, senza disdegnare l’accompagnamento della grande produzione omerica.

Ad oggi, viene considerato uno dei maggiori scrittori di romanzi horror assieme allo stesso Poe di cui lesse le storie. Ma, al contrario del suo predecessore, Lovecraft va oltre: accanto all’orrore e al gotico c’è lo studio astronomico che fa parlare alo scrittore di strani esseri alieni, creando mondi popolati da strane creature orrorifiche. Oltre ad essere uno dei massimo esponenti  della scrittura di horror, viene anche considerato quindi l’ingenuo precursore della tradizione fantascientifica americana.

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Il Necromicon, una delle sue opere maggiori

Lovecraft non si sentiva pienamente americano, legato ancora alle grandi massi di inglesi giunte in America e che si sentivano pienamente britanniche: nello stile e nella scrittura preferirà sempre usare termini angolofoni, prediligendo uno stile e un vocabolario lontano dall’America di fine Ottocento che cercava di farsi la propria tradizione letteraria (e in cui Melville cercò di iscrive un suo poema fatto di eroi e tradizioni che mancavano al suo popolo così recentemente formato).

La produzione dello scrittore di Providence è immensa, anche se non venne così riconosciuta in vita, nonostante le numerose pubblicazioni anche su riviste celebri. Come ogni artista, come ogni grande genialità che anticipa i tempi, anche lui venne messo da parte dalla critica e dal pubblico a lui contemporaneo, sicuramente troppo avanguardistico nei suoi temi e nelle sue storie.

Il suo talento fu nel creare dei veri e propri universi, enormi cicli costituiti da divinità da lui inventate, creando un mondo parallelo. I suoi mostri, oggi, fanno ancora storia: il suo ciclo di Cthulhu ha oggi dato ispirazione a videogiochi, giochi di ruolo, citazioni cinematografiche e fumettistiche. Alberto Breccia per esempio ha realizzato, negli anni ’70, delle pregevoli versioni grafiche di alcuni racconti di Lovecraft, soprattutto sui miti di Chtulu. Dylan Dog, invece, ha addirittura avuto l’onore di incontrare lo scrittore in persona.

Metallica, Black Sabbath, Iron Maiden e moltissime altre band hanno sfruttato temi lovecraftiani nelle loro canzoni. Senza contare gli H. P. Lovecraft, band rock anni sessanta che ha preso direttamente il nome dall’autore.

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Un disegno di A. Breccia

Quello che ancora oggi ci affascina dei suoi scritti sono le atmosfere, i cupi baratri in cui il singolo e l’umanità tutta, tratteggiando svolte nichilistiche e pessimistiche ben assimilate da Nietzsche. Non c’è posto per la speranza nel suo mondo: l’universo ci ha voluto qui ma senza nemmeno sapere perché, senza darci uno scopo. Non c’è teleologia, né speranza: ci sono solo figure bizzarre e inquietanti che hanno ispirato moltissime opere grafiche, stuzzicando la fervida fantasia dei suoi lettori.

Non c’è amore, non c’è redenzione; anche la ricerca della conoscenza si risolve in un naufragio senza speranza di ulissea memoria.

C’è il terrore, c’è il buio, c’è la desolazione. In Lovecraft troviamo la descrizione di un’umanità desolata che, se a ridosso del Novecento sembrava solo un infausto presagio, oggi è ritratto speculare e mitico di una società che ha perso il controllo sul proprio destino, sulla propria vita, sulla propria destinazione, avvolta dalle spire di Cthulhu.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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