Groucho Marx, ironia feroce alla base del comico moderno (per tacer di baffi e sigaro)

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Groucho Marx, ironia feroce alla base del comico moderno (per tacer di baffi e sigaro)
L’unica foto nota della famiglia Marx al completo

Ce ne dimentichiamo. Sempre. Citiamo a piene mani Einstein, Schopenhauer, qualcuno La Rochefoucauld. Wilde e d’Annunzio, esteti o estetisti che li si voglia, imperano sulle bocche ed i meme di chiunque, e così Woody Allen; i più elitari ripescano Karl Kraus, e via elencando. Eppure di lui, uno dei più grandi aforisti di tutti i tempi, tendiamo a dimenticarci (ma citiamo Charlie Chaplin, che faceva ridere molto meno): stiamo parlando, ovviamente, di Groucho Marx.

Uno dei talenti comici a cui il mondo della commedia, dell’humour e dell’arguzia, nonché del nonsense (ben prima del Teatro dell’Assurdo) deve di più, nacque a New York il 2 ottobre del 1890 e morì esattamente quarant’anni or sono, il 19 agosto del 1977 a Los Angeles: Julius Henry Marx, aka Groucho Marx. Groucho che vuol dire, grossomodo, brontolone o musone, il che può suonare strano se pensiamo che il suo personaggio aveva sempre un mezzo sorriso sardonico attorno al quasi immancabile sigaro e che comunque gli occhi gli ridevano sempre, mezzi ironici con due gocce di stupore, forse per l’incontenibilità della sua stessa verve.

L'unica foto nota della famiglia Marx al completo
Groucho, Chico, Harpo

Ci fa tanta, tanta tristezza parlare di Groucho Marx ed è inevitabile quando si racconta di uno di quei personaggi la cui memoria pare avviata incontrovertibilmente sul Viale del Tramonto: parlarne è parlare di polvere di stelle, ogni gesto in memoria, compreso questo, è come una fragola mangiata sull’orlo del precipizio. Anche l’hommage più favoloso che si possa concepire, l’uso dell’immagine di Groucho (Marx) come spalla di Dylan Dog.

Ma è destinato tutto a sparire: nell’epoca della massima possibilità di conservazione della cultura, Groucho Marx non ha futuro, troppo acuto, poco patinato, per nulla malleabile. Come un vero comico.

La prima cosa a sparire quando un paese viene trasformato in uno stato totalitario è la commedia e i comici. Poiché le persone ridono di noi, non credo che capiscano davvero quanto siamo essenziali per la loro salute mentale.

Già ora, ammettiamolo: ricordiamo sì e no Groucho, che però era solo il terzo di cinque fratelli, e che calcò le scene come membro dei Fratelli Marx, cinque appunto, che erano oltre al nostro eroe Chico, Zeppo, Harpo e Gummo. Attori teatrali dello scomparso genere del Vaudeville, di origine ebraica e quindi forse – molto, forse – intrisi di spirito yiddish, figli d’arte in quanto la mamma Minnie Schönberg era a sua volta attrice ed uno zio era comico teatrale, iniziano ad esibirsi ancora bambini e approdano al cinema alla fine degli anni ’20, dopo un passaggio di successo a Broadway:

Il nostro arrivo a New York fu strano. Facemmo un successo che non ci aspettavamo. Non pensavamo di essere bravi.

Groucho Marx, ironia feroce alla base del comico moderno (per tacer di baffi e sigaro)Nati sotto il segno dell’ironia e dell’autoironia, i Fratelli Marx perdono sì alcuni pezzi (Gummo lascia ben presto il gruppo, Zeppo si riduce a fare da mera spalla), ma tre-dicansi-tre maschere sono più che sufficienti per ottenere un successo clamoroso. Harpo è un vagabondo muto fintamente ingenuo, con una enorme parrucca riccia (quasi da clown), Chico è una sorta di bullo ignorante e donnaiolo, il nostro Groucho punta sulla fisicità di un paio di enormi baffi, di occhiali e sigaro, di una faccia gommosa e soprattutto di una parlantina ironica devastante: assieme, portano al successo Il ladro di gioielli nel 1929 e poi passano da una presa in giro all’altra dell’alta società stars&stripes: Animal crackers, Monkey Business, Horse Feathers.

L’unico modo infallibile per provare una nuova gag era quello di provarla su Zeppo. Se gli piaceva, la scartavamo.

Groucho Marx, ironia feroce alla base del comico moderno (per tacer di baffi e sigaro)
La guerra lampo dei Fratelli Marx

Il marchio di fabbrica tematico dei Fratelli Marx è la satira feroce, bersaglio la società americana in particolare ma l’essere umano in generale, con tutte le sue debolezze, con le convenzioni conformiste e ipocrite, con le sue istituzioni tronfie e vanagloriose: fino ad arrivare al 1933 ed a La guerra lampo dei Fratelli Marx, capolavoro del gruppo, feroce satira antimilitarista. Qui Harpo, Chico e Groucho sono al massimo della loro comicità surreale, delirante e corrosiva. Infatti il film non ottiene il successo di pubblico sperato.

Nondimeno, verrà fortunatamente rivalutato, anche perché ci vien fatto di notare che il film, a cui tutte le satire in grigioverde da allora in poi devono qualcosa (da M.A.S.H. al Dottor Stranamore e avanti), viene ben sette anni prima del Grande Dittatore di Chaplin. Ma va così: per quanto i Fratelli Marx e Groucho in testa quindi, risultino tra i comici più amati di tutti i tempi negli USA, al 20° posto tra le più grandi star della storia del cinema secondo l’AFI, il grande, sferzante umorista e aforista Groucho, autore anche di diversi libri tra cui spiccano Le lettere di Groucho Marx, raccolta della brillante corrispondenza epistolare del comico con personaggi di assoluto spessore, tra i quali Thomas Stearns Eliot, oggi se ne stan perdendo le tracce. Anche qui, nelle lettere e nei libri in genere, ovviamente, il segno della sferzante autoironia:

Ho sempre rimpianto di aver interrotto la mia educazione in quinta elementare. È piuttosto dura quando ti trovi lì nel gran mondo e cerchi di affettare un atteggiamento sofisticato. La padrona di casa potrebbe snocciolare teorie di Schopenhauer e Kafka. Tu al massimo potresti spingerti alla tabellina del sette.

Amante della radio oltre che della scrittura: molti tratti di Groucho Marx ci ricordano da vicino Woody Allen, che non a caso ne parla con assoluta ammirazione:

C’era una grandezza innata in Groucho, che sfida l’analisi più accurata, come succede con tutti i veri artisti. Lui è semplicemente unico, allo stesso modo di Picasso o Stravinskij, e credo che la sua impudente strafottenza verso l’ordine costituito sarà divertente tra mille anni come adesso. Oltre tutto, mi fa ridere.

Woody Allen nei panni di Groucho, una dimostrazione di stima

Quella di Groucho Marx sarebbe una biografia tutta da indagare, come pure la sua opera omnia, per stabilire collegamenti e paralleli, paternità e debiti: ma Groucho non passa, sui nostri schermi, nemmeno per ricordarci che «abbiamo passato una bella serata. Ma non questa», per parafrasarne una delle battute più note.

E d’altronde, questo maestro del nonsense scrisse veramente all’iconico Friars Club di Hollywood «Please accept my resignation. I don’t want to belong to any club that will accept people like me as a member»: come non ammirare un uomo del genere? L’invidia ci devasta, perché infinite volte sentiamo che dovremmo fare la stessa cosa: ci accontentiamo invece di essere la realizzazione empirica di un altro dei suoi più famosi nonsense:

Guardami: sono partito dal nulla e ora sono poverissimo! 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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