Coco Chanel, la regina della moda ispirata dal genere umano

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Gabrielle Bonheur Chanel nasce il 19 agosto 1883 in un ospizio dei poveri a Saumur. I suoi genitori, Henri-Albert Chanel e Jeanne DeVolle, sono un venditore ambulante e la figlia di un locandiere. La famiglia vive nella più grande indigenza, aggravata dalla morte di Jeanne nel 1895. Mentre i due fratelli vengono mandati a lavorare, Gabrielle e le sue sorelle sono affidate alle suore della Congregazione del Sacro Cuore. Cresciuta tra gli abiti monacali delle suore, Gabrielle sviluppa una tendenza all’accostamento del bianco e del nero nelle vesti e per una certa austerità e semplicità nello stile.

Coco Chanel, la regina della moda ispirata dal genere umano

Dalla vita collegiale, la vulcanica Gabrielle s’immerge a diciotto anni nella vita notturna della Belle Époque parigina come cantante nei caffè concerto. Da qui nasce il suo soprannome, Coco (forse dalla canzone Qui qu’a vu Coco?). Di giorno invece lavora presso il negozio di biancheria e maglieria Maison Grampaure di Moulin, dove perfeziona l’arte del cucito appresa dalle suore.

La vita e l’arte di Coco hanno un punto di contatto fondamentale: le persone che la donna ha incontrato nella sua vita le sono state di aiuto o ispirazione per le sue creazioni.

Una prima figura fondamentale è Etiènne de Balsan, figlio di imprenditori tessili e ufficiale di cavalleria, conosciuto durante una serata parigina. I due diventano amanti e Coco va a vivere nella sua tenuta. Qui Chanel impara l’arte dell’equitazione, indossa pantaloni da cavallerizzo e prova in prima persona la comodità e la moderna eleganza dell’abbigliamento da fantino. Intanto Etiènne asseconda quello che è per lui un capriccio, per Coco l’inizio di una grande passione: le allestisce un piccolo studio dove poter creare cappellini.

Cresciuta nell’indigenza, incapace di concedere spazio al “superfluo”, Coco crea dei copricapi dalle forme semplici e dalle decorazioni essenziali, ben lontani dai pomposi cappelli che come lampadari pesavano sulle teste a fine Ottocento. Tra i borghesi che frequentano casa de Balsan si crea la sua prima piccola clientela.

Il primo tailleur in tweed

Tra i frequentatori del salotto di Etiènne vi è anche un industriale di Newcastle, Boy Capel. Tra lui e Coco scoppia la scintilla: i due si trasferiscono a Parigi e Capel finanzia personalmente l’apertura del primo negozio di Chanel, al 31 di Rue Cambon. Nel 1912 il negozio inizia a vendere insieme ai cappellini anche capi di vestiario, caratterizzati dall’accostamento tra bianco e nero o da tenui colori pastello.

Gli abiti di Chanel segnano fin da subito una rottura con la moda della Belle Époque: alle gonne pompose, gli scomodi bustini e ai tessuti rigidi si sostituiscono linee essenziali, forme comode e tessuti morbidi. Coco, prima tra tutti gli stilisti del Novecento, comprende e interpreta le necessità delle donne moderne, non più “statuine” da salotto ma nuove lavoratrici che lottano per l’affermazione del proprio ruolo sociale. Pur non dichiarandosi mai apertamente femminista, con i suoi abiti Chanel esprime pienamente la nuova idea di donna dinamica ed emancipata. Lei stessa ammetterà in seguito:

Fino a quel momento avevamo vestito donne inutili, oziose, donne a cui le cameriere dovevano infilare le maniche; invece, avevo ormai una clientela di donne attive; una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito. Bisogna potersi rimboccare le maniche.

L’inconfondibile profumo

Karen Karbo, sostiene che Chanel «non attinse il suo stile dalle classi più povere, ma dal genere umano». Nel grande spettacolo umano da cui trasse ispirazione vi sono i marinai che lei osserva dal suo negozio aperto nel 1913 nella località balneare di Deauville, da cui riprende i colletti delle divise e lo stille alla garçonne, estremamente innovativo per l’abbigliamento femminile. Un grande successo le si apre quando nel 1916 acquista una partita di jersey: la liscia freschezza del tessuto conquista le acquirenti.

L’attività resiste a due guerre mondiali: la lungimiranza di Chanel, la sua devozione al lavoro, la sua attenzione agli sviluppi della società la rendono capace di proporre le novità sempre al momento giusto. Durante la Prima Guerra Mondiale il suo negozio è l’unico di Deauville a non chiudere; nel 1921, in collaborazione con Ernest Beaux, ex profumiere dello Zar, realizza un profumo sintetico la cui fragranza sarebbe diventata immortale: lo Chanel N°5 (la quinta essenza scelta da Chanel) .

Non contenta di limitarsi a vestire le donne del continente, nel 1928 Coco apre il suo primo negozio oltremanica, a Londra, patria del tweed che lei inizia a impiegare come stoffa per alcune collezioni. Dopo i successi del Tubino, abito passepartout per ogni occasione, si afferma il Tailleur in tweed con la giacca corta dai bottoni dorati.

La borsa 2.55

Dopo aver chiuso il suo atelier durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1954, davanti l’astro nascente di Christian Dior ed il suo barocchismo sempre più di moda, la Maison Chanel riapre i battenti con una borsa che è la quintessenza del concept della Maison, poiché unisce eleganza, innovazione e praticità: la 2.55, una borsa matelassè ispirata alle giacche dei fantini, dotata di una comoda tracolla formata da una catenella in metallo intrecciata di cuoio.

Sempre cavalcando l’onda delle tendenze, ideatrice dello stile moderno, creatrice di capi capaci di sottrarsi al variare delle mode, Coco Chanel si spegne a Parigi il 10 gennaio 1971, lasciando un nome che non è solo un marchio, ma un mito.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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