Ardengo Soffici: un ponte tra la vecchia e la nuova arte

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C’è stato per un lungo tempo in Italia il predominio di un’arte obsoleta, stantia e ristagnante nelle sue forme. La paralisi fu evidenziata alla Biennale di Venezia del 1909/1910 da un occhio critico ma soprattutto stufo dell’aria provinciale che in tutta la penisola si voleva respirare. Quest’occhio critico era Ardengo Soffici.

Ardengo Soffici

Soffici (Rignano sull’Arno, 7 aprile 1879 – Vittoria Apuana, 19 agosto 1964) era figlio di agricoltori benestanti. Determinato a voler studiare arte, dovette presto interrompere gli studi a causa della rovina finanziaria del padre; inizio quindi a lavorare presso lo studio di un avvocato, ma comunque rimanendo vicino al mondo artistico. Frequentava infatti un gruppo di pittori tutti ruotanti attorno all’Accademia di Belle Arti di Firenze in cui all’epoca insegnava Giovanni Fattori, pittore da Soffici considerato uno dei veri artisti italiani.

Approfittando del trasferimento della madre a Poggio a Caiano, nei pressi di Prato, dopo la morte del padre – il paese ha tra l’altro dedicato all’artista un museoArdengo si trasferisce a Parigi nel 1900 sull’esempio di alcuni suoi amici artisti. Qui vive di stenti, ma ha modo di conoscere i post-impressionisti e il cubismo, e stringe molte amicizie importanti, tra cui quella con Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini. Sarà proprio con questi che Soffici svilupperà un’intesa di critica una volta tornato in Italia nel 1907, mandando i suoi scritti al giornale dei due – Leonardo – passando poi a La Voce e infine a Lacerba, testata d’appoggio al gruppo dei Futuristi, che dopo un iniziale disaccordo tra le due parti sfociato in una rissa, fu definito dallo stesso Ardengo «L’unica forza di avanguardia che sia in Italia», dichiarando guerra all’arte antiquata che, immobile e polverosa, non rispecchiava per niente la modernità in cui tutto era velocità e ribellione.

Paese primaverile, 1914

La guerra e le macchine erano il futuro, l’uomo doveva diventare macchina da velocità, doveva alimentarsi ad elettricità. Proprio a causa dell’appoggio alla guerra come strumento di catarsi, il futurismo divenne l’arte ufficiale del Fascismo a cui Soffici si avvicina. Artisticamente in questo periodo retrocede, tornando a forme cezanniane e alternativamente al linguaggio macchiaiolo, con quadri di vedute toscane da decorazione. Sono gli anni ’20 ovvero gli anni del ritorno all’ordine forzato, che nel caso del fascismo riduce l’arte a decorazione. L’arte sovversiva è pericolosa, quindi si mira a ridurre tutto a soprammobile e l’unica voce possibile è il Futurismo che diventa propaganda: l’arte viene adeguata al mediocre gusto borghese. Per un dissenso artistico si dovranno aspettare le sommosse del gruppo romano che denunciava la decadenza italiana, in contrasto con quanto il regime dava a vedere, e tra gli artisti che vi aderirono Guttuso è quello che possiede meno freni inibitori.

Soffici morirà nel 1964 a 85 anni dopo essere stato internato per collaborazionismo per un breve periodo di tempo. La sua figura è stata di grande importanza per molte generazioni di artisti, grazie anche alla sua attività di scrittore e critico: il fatto che abbia appoggiato la dittatura non deve perciò essere un pretesto per dimenticarsi di questo personaggio, a cui per altro gli Uffizi hanno dedicato una mostra nel 2016.
Ardengo Soffici ha influenzato l’andamento artistico in Italia prima appoggiando il modernismo e le avanguardie, poi aderendo al ritorno all’ordine con l’avvento del Fascismo.

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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