Elsa Morante: la storia siamo noi, nessuno si senta escluso

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Elsa Morante (Roma, 18 agosto 1912 – Roma, 25 novembre 1985) è universalmente riconosciuta come narratrice consapevole e schietta delle vicende che vanno dalla seconda guerra mondiale fino alla soglia degli anni Ottanta. Le sue poesie e i suoi romanzi fotografano la realtà del XX secolo senza filtri o attenuanti, seppur con una spiccata tendenza al meraviglioso. I suoi paesaggi da realistici e dettagliati sfociano spesso in qualcosa di antico e di mitico, facendo della scrittrice una vera e propria cantastorie della sua epoca.

Elsa Morante

La passione di Elsa per la letteratura e la scrittura è precoce: inizia con la stesura di filastrocche e favole, per poi arrivare alla pubblicazione grazie alla raccolta di racconti Il gioco segreto, in cui si può trovare un assaggio di quelli che saranno gli elementi tematici dell’intera produzione: continue allusioni alla teatralità, alla dimensione onirica, alla sensibilità verso personaggi smarriti, alla perenne ricerca di ciò che non troveranno mai. In questo filone si inserisce anche la fiaba Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina, la cui origine risale agli anni ginnasiali. Il suo primo romanzo è però Menzogna e sortilegio, che uscirà grazie all’interesse di Natalia Ginzburg, uno dei tanti nomi importanti che costelleranno la vita dell’autrice: maestro di poesia fu per lei Umberto Saba, caro amico Pier Paolo Pasolini e marito Alberto Moravia. Elsa era quindi una donna pienamente immersa nel contesto storico politico della sua epoca. L’impegno sociale si vede soprattutto con il saggio Pro o contro la bomba atomica del 1965, in cui la scrittrice denuncia senza troppi giri di parole l’«occulta tentazione di disintegrarsi» della società contemporanea.

Lo scontro con la realtà che la circonda trova poi anima e corpo nel 1968 con Il Mondo salvato dai ragazzini, raccolta di poesie, con qualche prosa, inno all’utopia di un universo governato dalla bellezza e dalla vitalità della vita infantile. Un manifesto e una favola insieme, visto che per Elsa il romanziere deve essere «simile al protagonista solare, che nei miti affronta il drago notturno, per liberare la città atterrita».

Le relazioni con il contesto letterario e politico dell’epoca fanno da contraltare alle sue periodiche evasioni nell’inchiostro e nella carta. Un’immagine potente della scrittrice alle prese con queste fughe dal mondo esterno ci viene offerta da Cesare Gaboli che la descrive così durante la stesura dell’Isola di Arturo:

La Morante scriveva chiusa e quasi segregata nella sua stanza; avendo per compagni un paio di gatti, la penna, la carta, l’inchiostro; e per compagni metaforici un alambicco e un globo di vetro. Lavorava arruffata e indemoniata come una strega, ma anche attenta, scrupolosa, assistita da quella grande capacità di astrarsi dal mondo e di stare assorte nel loro lavoro che avevano un tempo le sarte.

Elsa MoranteL’opera che Elsa sta scrivendo così segregata parla di un ragazzo libero, sognatore e selvaggio che vive nella sua Isola di Procida. Il paesaggio è ancora una volta omerico e luminoso, la narrazione nasce dallo sfondo fatto di natura selvaggia e la potenza di rappresentazione del territorio è assoluta.

Il romanzo cardine della scrittrice rimane però La Storia, che alla storia dei protagonisti alterna pagine e pagine sulla storia ufficiale della seconda guerra mondiale. La Storia viene presentata come un’entità astratta ma profondamente dispotica. Il testo è provocatorio e si rivela subito un successo: in pochi giorni vende 600mila copie e riesce ad animare una grande discussione critica e politica, che sfocia in mobilitazioni pro e contro Elsa, accusata di aver scritto un polpettone buonista e rassegnato. Ma chi l’avesse rimproverata di essere consolatoria si dovrà ricredere con Aracoeli, ultima invenzione, storia triste di un giovane omosessuale drogato e fallito, ossessionato dal rapporto con la madre. Se Arturo pensava di aver sconfitto la morte, ormai ogni speranza è persa; lo scritto finisce simbolicamente proprio con la parola morte. Conviene quindi ricordare l’autrice con la chiusura del suo più grande romanzo: e la Storia continua…

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

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