“The Art of Philosophy”: Susanna Berger e la teoria sulle immagini didattiche

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Composto da 30 illustrazioni a colori e 169 in bianco e nero, il libro The Art of Philosophy: Visual Thinking in Europe from the Late Renaissance to the Early Enlightenment di Susanna Berger si presenta come uno studio basato su immagini. Perché le immagini? Perché queste favoriscono il pensiero e su questa convinzione si basa il testo della Berger che ricorda quello di Svetlana Alpers, The Art of Describing. Oggi, la stragrande maggioranza dell’industria commerciale si basa proprio sulle immagini per la loro peculiarità: la potenza di imprimersi nel cervello dell’individuo.

Susanna Berger

Specifichiamo che c’è una fondamentale differenza tra le immagini di cui stiamo parlando e che compongono lo studio storico-culturale di Susanna Berger e quelle che vengono utilizzate al fine di spingere l’individuo ad acquistare l’oggetto rappresentato, o meglio ancora, sponsorizzato. Se, infatti, le prime nascono con l’intenzione di agevolare la comprensione e facilitare il ricordo, quelle su cui si basa la nostra società (per utilizzare un termine generale), rappresentano un escamotage per spingere l’individuo a comprare, in una parola spingono al consumismo, uno dei mali della nostra società. Il neurobiologo Lamberto Maffei, riprendendo una metafora del sociologo Giovanni Sartori, definisce il contemporaneo essere umano homo videns, sottolineando, con questo termine, il pericolo insito in una società che basa la propria comunicazione esclusivamente sulle immagini, impedendo così che l’uomo eserciti l’emisfero sinistro.

Dopo questa breve parentesi sulla differenza tra le immagini che aiutano la comprensione e quelle che veicolano la nostra mente al fine di spingerci a comprare, torniamo al testo di Susanna Berger che prende in esame i metodi di apprendimento della filosofia, in particolare quelli presenti nelle università per un periodo che va dal XVI al XVIII. Ciò che il testo della Berger vuole sottolineare, è che la filosofia non veniva insegnata solo attraverso i libri, ma anche attraverso le immagini. È in questo senso che torna l’importanza dell’immagine ai fini dell’apprendimento. Ma esattamente quali sono le immagini che secondo la Berger venivano utilizzate come supporto all’insegnamento? Le figure allegoriche presenti su grandi fogli stampati. Questo permetteva agli studenti di riportare graficamente alcune di queste immagini nei loro appunti, così da comprendere al meglio quanto si stava vedendo. Queste immagini, impiegate come agevolazione allo studio, vengono definite come vere e proprie immagini didattiche. Vista la loro funzione didattica, la storia dell’arte non le ha prese in esame perché venivano considerate scevre da ogni pretesa di arte.

Susanna BergerCiò che emerge dal libro di Susanna Berger è che queste “immagini didattiche”, specialmente quelle a Parigi e Lovanio, indicano quanto le immagini abbiano delle profonde radici nell’educazione, nonché nel pensiero filosofico del periodo di cui si sta parlando, quello delle università tra il XVI e XVIII secolo. La tesi, che guida quest’analisi storico-culturale, è che le immagini didattiche presenti nei manoscritti tendenzialmente all’inizio o alla fine del manoscritto stesso – fossero un modo degli studenti per rilevare delle interconnessioni tra i vari pensieri filosofici. In questo senso, le immagini diventavano un vero e proprio strumento interpretativo. Il quaderno per gli studenti fungeva da mente estesa, permettendo loro di riflettere in modo più profondo e articolato, alla ricerca della conoscenza.

Questa idea, che si sposa perfettamente con il filosofare di Rudolf Arnheim, il quale sostiene che il pensiero abbia una natura percettiva, ha bisogno però di essere chiarita. A partire infatti dall’ipotesi che il materiale visivo costituisca un modo di pensare, bisogna specificare che non intercorre un’identità tra immagine visiva e mentale e che c’è differenza tra l’ordinare in senso visivo i concetti filosofici e pensare in modo filosofico attraverso le immagini. La tesi presente nel testo della Berger preso in esame in questo articolo, non è solo che le immagini servissero agli studenti per memorizzare e successivamente interpretare, ma che fungessero come vere e proprie risorse per stimolare nuovi pensieri. Questo restituisce alle immagini cosiddette “didattiche”, una valenza, e al contempo una profonda potenza artistica.

La tesi di Susanna Berger, secondo cui le immagini presenti in questo determinato periodo filosofico non solo aiutino nella memorizzazione, ma contribuiscano alla creazione di nuovi pensieri, ha il ruolo di rivalutare queste immagini dimenticate al margine della storia dell’arte. Ma non si ferma qui la studiosa. La Berger suggerisce anche che le immagini didattiche in generale, sono utili proprio perché spingono al pensiero e questo sottolinea maggiormente le radici nell’educazione delle immagini stesse.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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