Perché visitare… Scilla, non solo mare: un borgo della Calabria all’insegna del mito

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Siamo in provincia di Reggio Calabria, in una località storica e balneare affascinante, un piccolo gioiello del sud Italia in cui si respira aria fresca e genuina: Scilla. Questo borgo è situato precisamente sul Promontorio Scilleo, che si affaccia direttamente sullo Stretto di Messina. La vista sul mare così diventa incantevole.

Scilla, dalla spiaggia

Il Castello Ruffo di Scilla domina il luogo, per la sua grandezza e per il panorama complessivo della località, cosicché mare, scogli, viuzze e Castello sembrino un tutt’uno. La denominazione del Castello deriva da Paolo Ruffo, che lo restaurò a partire dal 1533 e nel 1578 ottenne il titolo di Principe della località. Tuttavia, già dal VII secolo a.C il sito era utilizzato come struttura strategica, con funzione difensiva contro chi attaccava il porto di Scilla. Purtroppo, dalla seconda metà del Settecento al primo Novecento subì tre gravi danneggiamenti a causa di scosse sismiche notevoli, e furono necessarie più ristrutturazioni. Dagli anni Settanta il Castello è stato adibito come Ostello della Gioventù e dopodiché come Centro Regionale per il recupero dei centri storici calabresi, ospitando mostre e convegni. Il forte, le cortine, i torrioni, il faro sono gli elementi che costituiscono la struttura del Castello, un luogo dal sapore di Storia e di mare, specchio delle epoche che ha attraversato e della gente che vi ha abitato.

Il Borgo di Chianalea è stato paragonato a una Venezia del Mezzogiorno, per cui le case dei pescatori, le loro barche, e i passaggi stretti si intrecciano gli uni con gli altri. Il mare, insomma, è parte integrante di questa faccia di Scilla. Il nome di Chianalea deriva dal Piano della Galea; è caratterizzato da antiche fontane decorate, dalla Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo e la Chiesa di San Giuseppe, e dall’antico Palazzo Zagari. Infine, la Villa adiacente è attualmente un monumento Nazionale dedicato a Giuseppe Zagari, medico e scienziato di enorme spicco che visse tra Ottocento e Novecento, e fece grandi passi per la disciplina clinica.

Il Castello Ruffo di Scilla

Visitare i punti storici di Scilla però non basta, se ad essa non si associa un’importante mito della classicità, cui la località è intrinsecamente legata. A partire da Omero, Scilla era il nome di una ninfa figlia probabilmente di Crateide e di Forbante. Di lei si era innamorato il dio del mare Glauco, che venne rifiutato a causa del suo aspetto, metà umano e metà marino. Glauco, ovviamente, essendosi invaghito della ninfa, non era disposto a farsela scappare, così chiese aiuto alla maga Circe, che viveva sull’isola Eea. Peccato che la stessa Circe si innamorò di Glauco, e questa volta fu lui a rifiutare. Ma, appunto, come il mito vuole, mai un personaggio come la maga può subire un oltraggio e un rifiuto del genere, così medita vendetta. Con un filtro magico, la maga contaminò le acque dove la ninfa era solita fare il bagno e la avvelenò facendole subire una terribile metamorfosi. Il suo corpo rimase umano dalla vita in su, ma nella parte inferiore non poté mai più liberarsi di sei teste di cane,  orribili, che spalancano le loro fauci provocando la morte dei naviganti che capitano in quella zona di mare. Spaventata e incredula per il suo destino Scilla andò a nascondersi nel cosiddetto gorgo di Cariddi (un’altra figura mitologica cui Scilla è imprescindibilmente associata), allo sbocco dello Stretto di Messina.

Scilla, dunque, è un luogo della Calabria dall’aspetto un po’ magico, un po’ mitologico, che sicuramente con il suo Castello e le sue spiagge racchiude una cornice dalla rara bellezza.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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