Madonna Ciccone: i primi sessant’anni di un’icona pop

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Madonna Louise Veronica Ciccone. Un nome che non lascia certo dubbi sulle origini di quella cantante che, il 16 agosto 1958, nasceva a Bay City, Michigan.

madonna4Personaggio trasgressivo che ha cambiato stile musicale e personale ciclicamente in base alle fasi della propria vita, colei che ha scandalizzato il Vaticano per essersi fatta crocifiggere in un suo concerto a Roma, già da giovanissima ha saputo farsi largo nel mercato musicale americano – e mondiale – con soli 35 dollari in tasca. Le bastava poco: uno stereo in cui schiacciava Play per far partire la canzone. Cantava, ballava, e si accendeva anche la base: una star a tutto tondo tra i piccoli locali di una New York sul finire degli anni Settanta.

Nell’autunno del 1981 George DuBose, fotografo di musica, è inviato a Long Island per fotografare una giovane ragazza, che sogna di fare la cantate. Lui, in realtà, non ha nessuna voglia di immortalare una ragazzetta che non è nemmeno famosa: ma Madonna mostra da subito la sua professionalità. Tra un cambio d’abito e l’altro, si mette in posa. E sembra davvero capace nel mettersi davanti ad obiettivo e catturare l’attenzione del suo pubblico.

Mentre tutti cominciano a conoscerla nel locali di Manhattan come la cantante con una vocalità un po’ particolare e bravissima a tenere il palco, arriva nel 1982 un altro fotografo, Peter Cunningham. La cantante giunge sul set con i trucchi e gli abiti di scena: rossetto rosso scuro (e contornato da una matita più scura, come tanto andava di moda tra gli ’80 e i ’90), occhi bordati di nero e una cintura borchiata oversize. Dal set, lo shooting si sposta per le strade di SoHo: dura sei ore. Alle volte capita: tra modella e fotografo scatta la scintilla, e da un lavoro noioso parte un’avventura.  Finge di essere crocefissa su un cancelletto, si abbassa la zip dei pantaloni sulla scalinata di una chiesa, saltella per la strada e coinvolge i passati ignari di essere affianco ad una futura star. È naturale ma cattura l’attenzione. Ha carisma. Ammicca. È già una diva.

George-DuBose
Foto di George DuBose

Arriva poi Deborah Feingold e la chiama per fotografarla per un servizio da pubblicare su Star Hits: c’era già Everybody alle radio, e iniziava a girare bene per la cantante. Pochi mesi dopo arriva l’album: Madonna. E sei dischi di platino e due d’oro.

L’anno successivo arriverà una delle canzoni, con seguente album, che forse più rendono Madonna un’icona: Like a Virgin. Lei, con i pantacollant al ginocchio, la gonna vaporosa, gli stivalacci da uomo, un chiodo di pelle leggendario e tantissime collane. In gondola.
Era già diventata un’icona a tutti gli effetti: tutte vestivano come lei, tutte volevano la permanente e si sentivano come una vergine. Inutile dire che la cantante si è sempre distinta per il suo fare trasgressivo, come con questa sua canzone già aveva manifestato: perché non c’è nulla di male a sentirsi come una vergine.

Anche se non lo sei più.

Perché l’amore non è racchiuso in un stupido tabù medievale come la verginità: l’importante è vivere la propria vita e la propria sessualità, senza farsi frenare da nessuno nell’essere felici. E mi viene ovviamente in mente due delle canzoni più espressive di Lady Ciccone a riguardo: Express Yourself (da Like a Prayer, 1989) ma soprattutto Human Nature (Bedtime Stories del 1994). Quest’ultima è, secondo me, un inno della musica di Madonna: parlare di sesso, delle proprie fantasie, rompere tutte le regole e cercare di esprimere quello che siamo in quanto umani, senza chiedere scusa.

Did I say something true?  

Oops, I didn’t know I couldn’t talk about sex  

[I musta been crazy] 

Did I have a point of view?  

Oops, I didn’t know I couldn’t talk about you  

[What was I thinking]  

And I’m not sorry

It’s humane nature

Human Nature

Se pensiamo a questa canzone, anche qui Madonna ha sempre dettato le mode, oltre ad aver prodotto video pregevoli (nel particolare, in Human Nature troviamo un giovane Luca Tommasini, a lungo suo ballerino e collaboratore). Qui, vestita di pelle, nel suo periodo black, con capelli neri e tacchi a spillo, ha come sempre dettato le mode prima ancora del tempo. Anche quella di essere trasgressiva, un po’ fetish e parlare dei diritti delle minoranze.

Vi ricorda qualche bionda che recentemente ha fatto un album con Tony Bennet e si trova in American Horror Stories?

Anche la nostra Ciccone è stata al cinema: tanto come regista che come attrice. Inutile dire che la una delle sue più profonde interpretazioni è in Evita (1996) il musical dove ha cantato, tra le altre, la famosissima Don’t Cry For Me Argentina.

Poi sono arrivati i fantastici 2000, dove è tornata bionda, dopo averci strappato il cuore con Frozen (da Ray Of Light, 1998): si è infilata due stivali da cowboy, un cappello e si è data a canzoni più dance come Music.

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Rebel Heart Tour – 2015

E ha seguito benissimo la moda del momento, come ha sempre fatto, contribuendo a rendere l’immagine di un tempo: in quegli anni andavano canzoni con basi semplici, cariche di bassi, e testi di poche parole. Con degli intermezzi rallentanti che creano attesa. Era una di quelle canzoni che, nella sua semplicità, non può esimerti dal muoverti.

Negli ultimi anni, soprattutto da Confession on a dance floor, la sua carriera forse si è un po’ arrestata. O, per lo meno, ha perso gli splendori di un tempo. Anche l’ultimo album, Rebel Heart, non ha guadagnato quanto sperato, forse complici anche le canzoni uscite prima del tempo che hanno un po’ abbassato l’interesse verso un prodotto non perfetto. Anche se Ghosttown è una canzone davvero delicata e che mostra ancora che Madonna può cantare e emozionare. Anche se gli anni passano, e dopo tre decenni di musica forse non puoi più trasgredire come una volta.

Ma Madonna canta ancora di amore, di libertà, della possibilità di essere quella che sei. E per questo è da stimare, perché avrebbe potuto benissimo vivere di rendita.

Quando vedete la solita ragazzetta che canta e balla sul palco, con fare sensuale, magari parlando di sesso e simili, ricordatevi che tutte le lezioni ce le ha già date Mrs. Ciccone. Dopo Like a Virgin, il mondo della musica ha dovuto necessariamente cambiare.

Perché questa biondina, che negli anni ’80 si faceva fotografare per SoHo, era già imprenditrice di se stessa. Ed oggi ha una carriera di tutto rispetto.

Perché essere una cantante non sta solo nella voce: è anche essere perfomer, avere un’immagine, capire le mode e cavalcare l’onda.

Per questo Madonna rimane una delle migliori business woman a cui possiamo pensare, rappresentante del vero girl power. Dall’alto dei suoi 58 anni, di cui non si vergogna, ma che sfoggia ad ogni occasione con abiti succinti e certamente poco virginei. Perché l’età è solo uno stato mentale, soprattutto se sei Madonna e anche se rischi di rimanere strozzata da un costosissimo mantello di Armani durante un’esibizione ti rialzi e continui a cantare.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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