Cappella Sistina: il Paradiso immortale dell’arte e della bellezza

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Per chi avesse dei dubbi, il Paradiso esiste davvero. Basta entrare in punta di piedi nella Cappella Sistina e lasciarsi travolgere dalla sua bellezza ultraterrena. Nonostante le dimensioni non eccezionali (che ricalcano quelle del Tempio di Gerusalemme), qui lo spazio svanisce così come il tempo e l’unica certezza è quella di sentirsi la minuscola parte di un universo artistico immortale.

Cappella Sistina: il Paradiso immortale dell'arte e della bellezza
Volta della Cappella Sistina

Cuore del mondo cattolico e spettatrice silenziosa del Conclave, la Cappella Sistina fu fatta costruire tra il 1477 e il 1480 come rifacimento dell’antica Cappella Magna, per volere di papa Sisto IV della Rovere. Inaugurata il 15 agosto 1483, il suo splendore è tuttora immutato e spinge milioni di turisti ogni anno a mettersi in fila per ammirarne l’eterna grandiosità e magnificenza.
Per decorala, il pontefice chiamò a raccolta i più grandi artisti toscani e umbri dell’epoca: Botticelli, il Ghirlandaio, il Perugino e il Pinturicchio, solo per citarne alcuni, che si dedicarono alla realizzazione degli affreschi sulle pareti laterali, rappresentandovi due cicli di storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. La volta, in origine, era un semplice cielo blu costellato di stelle dorate e mantenne questo aspetto fino a quando papa Giulio II della Rovere, nel 1508, ne commissionò a Michelangelo la ridecorazione.

Il maestro toscano, inizialmente, era riluttante ad accettare l’incarico: non amava la pittura, prediligeva di gran lunga la scultura, ma rifiutare sarebbe stato impensabile e così si dedicò anima e corpo a questa impresa colossale. Infatti ben 300 figure, collocate in una finta architettura, popolano la volta della Cappella Sistina: nella fascia centrale sei scene raccontano altrettanti episodi della Genesi, affiancate da profeti, veggenti e sibille pagane; nelle lunette, nelle vele e nei pennacchi sono invece raffigurati gli Antenati di Cristo. Fulcro della volta è però la famosissima Creazione di Adamo, l’alba del mondo, il momento in cui il contatto a distanza delle dita imprime una scintilla di vita e di energia nell’uomo. Qui Michelangelo ha reso l’uomo a immagine e somiglianza di Dio, ispirandosi per le anatomie, così simili, al Laocoonte, il cui gruppo scultoreo era stato recuperato nel 1406 ed aveva riscosso grande ammirazione presso gli artisti rinascimentali.

Cappella Sistina: il Paradiso immortale dell'arte e della bellezza
Giudizio Universale, 1535 – 1541

Dovettero trascorrere altri 22 anni affinché Michelangelo, ormai sessantenne, venisse richiamato da un altro papa, Clemente VII de’ Medici, per dedicarsi all’opera che legherà per sempre il suo nome alla Cappella Sistina: il Giudizio Universale. L’idea era quella di creare un campo unico su una parete immensa e per ottenerla il maestro fece ristrutturare il muro in modo tale da eliminare sia l’Assunzione di Maria del Perugino, sia due dei suoi affreschi con gli Antenati di Cristo.

Il Giudizio Universale costituì per l’epoca qualcosa di nuovo e di diverso: tale soggetto era tradizionalmente collocato sulla parete di ingresso così da guardare l’altare maggiore, mentre l’iconografia canonica era quella fiamminga che prevedeva la scena celeste come una sorta di Tribunale. Quindi non c’è da stupirsi se l’affresco fu molto criticato dai contemporanei di Michelangelo: l’ammirazione di alcuni si mescolò allo sdegno di tanti altri che accusarono il maestro fiorentino specialmente per la massiccia presenza di nudi, ritenuta non idonea in un luogo così sacro.
Michelangelo fu considerato quasi blasfemo dai suoi contemporanei: la drammaticità dei suoi santi, degli angeli senza ali e dei dannati travalicava e interpretava senza dogmi le Sacre Scritture. Le polemiche proseguirono finché al Concilio di Trento fu presa la decisione di coprire le nudità e ad averne l’incarico fu Daniele da Volterra che dipinse a secco le famose “braghe sulle pitture“.

Ammirata e invidiata, tesoro d’arte e di fede di sublime bellezza, la Cappella Sistina è una Bibbia dai mille colori, nata per raccontare alle popolazioni dei secoli passati i passi salienti del Vecchio e Nuovo Testamento, ma è sopratutto sinonimo di Michelangelo, Re e Genio incontrastato dell’arte.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Ravecca Massimo dice

    Per Leonardo da Vinci la Gioconda, vista annualmente da milioni di visitatori al Louvre, potrebbe essere un’ultima Madonna che apparirà in tempi apocalittici, (Madonna di Medjugorje?), senza il Bambino con sé, contrariamente alle molte Madonne da lui precedentemente dipinte. Monna Lisa è la Madonna che precede il Giudizio Universale, di Michelangelo e quello finale ad opera del Figlio. Michelangelo Buonarroti, nella somiglianza tra il Cristo Giudice del Giudizio Universale e la figura di Aman della volta nella Cappella Sistina, persecutore biblico degli ebrei, avrebbe indicato la futura somiglianza apparente tra Gesù è l’Anticristo, come aveva scritto nei primi secoli il Padre della Chiesa Sant’Ippolito di Roma. Cfr. ebook/kindle L’Apocalisse secondo Leonardo e Michelangelo.

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