Alejandro González Iñárritu: l’estetica del regista messicano da “Amores perros” a “Revenant – Redivivo”

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Alejandro González Iñárritu
Amores perros

Nasceva il 15 agosto 1963 Alejandro González Iñárritu, uno dei pochissimi registi messicani che è riuscito ad imporsi con successo all’interno dell’industria hollywoodiana. L’autore ha più volte dichiarato che la sua produzione cinematografica è una vera e propria estensione della sua persona: non è un caso infatti che Iñárritu non solo si occupa di dirigere la regia dei propri lavori, ma ne cura differenti aspetti. Ad esempio, il regista messicano contribuisce spesso anche alla stesura delle sceneggiature dei suoi film e alla direzione della fotografia insieme ai suoi frequenti collaboratori Guillermo Arriaga e Emmanuel Lubezki. È interessante notare come la carriera di Iñárritu sia iniziata relativamente tardi rispetto a molti altri autori, in quanto il regista si è occupato nel corso degli anni ’80 e degli anni ’90 soprattutto di radio e di televisione: un’attività che ha contribuito sensibilmente a plasmare le sue capacità di narratore.

A tal proposito, i suoi primi film mettono chiaramente in mostra questa sua abilità in quanto propongono tematiche serie e interessanti attraverso diverse storie interconnesse tra di loro: si tratta della trilogia sulla morte, composta dalle pellicole Amores perros (2000), 21 grammi (2003) e Babel (2006). In queste sue opere, Alejandro González Iñárritu esplora oltre al tema della morte anche la perdita della speranza e della fede nei propri ideali, intrecciando diversi piani narrativi in sequenze non lineari. In Amores perros questo avviene utilizzando i cani dei protagonisti come elemento di unione per legare le differenti trame raccontate, insieme a un incidente d’auto avvenuta nelle strade di Città del Messico. La rappresentazione che Iñárritu fornisce della città è incredibilmente realistica e brutale nel mostrarne le violenze quotidiane, ma allo stesso tempo ci dimostra parte del gusto estetico dell’autore messicano, che traspone la sua esperienza radiofonica sul grande schermo inserendo molteplici sequenze accompagnate dalla colonna sonora realizzata da un altro dei suoi frequenti collaboratori, Gustavo Santaolalla.

Alejandro González Iñárritu
Babel

21 grammi è il primo grande successo commerciale di Alejandro González Iñárritu e prosegue quanto avviato da Amores perros con la sua narrazione discontinua e non lineare, riproponendo un intreccio complesso che prende le mosse da un incidente stradale. L’estremo si raggiunge tuttavia con Babel, che presenta una trama non solo decostruita a livello narrativo ma anche da un punto di vista spaziale, dal momento che propone più storie ambientate in diversi Paesi del mondo. La pellicola è una delle più ambiziose tra quelle realizzate dal regista messicano ed è la sua ultima collaborazione con Arriaga: si dice che Iñárritu abbia litigato pesantemente con lo sceneggiatore, al quale fu anche proibita la partecipazione alla proiezione del film al Festival di Cannes.

La separazione tra Iñárritu e Arriaga apre di fatto la seconda fase della carriera del regista messicano, che nel 2010 realizza Biutiful. La pellicola è un’opera atipica per i suoi standard, in quanto presenta un unico protagonista (interpretato da Javier Bardem) e una narrazione lineare in controtendenza rispetto ai suoi lavori precedenti. Tuttavia, è con Birdman (2014) e con Revenant – Redivivo (2015) che Alejandro González Iñárritu si afferma definitivamente come uno dei registi maggiormente di successo degli ultimi anni, aggiudicandosi anche ben 4 Oscar individuali per le due pellicole.

Alejandro González IñárrituIl primo film in particolare segue la storia di un attore che sta cercando di reinventare se stesso dopo essere stato conosciuto per anni per aver vestito i panni del supereroe che dà il titolo all’opera: per farlo, decide di scrivere, interpretare e dirigere un dramma teatrale. Da questo punto di vista, Birdman è un capolavoro non solo a livello narrativo e per i temi che vuole affrontare, ma anche per la sua realizzazione tecnica. Il film infatti sembra girato in un unico piano sequenza: gli stacchi di montaggio sono praticamente impercettibili e possono essere colti solo da un occhio molto attento. Revenant – Redivivo è invece la summa estetica del cinema del regista messicano: camera a mano, steadicam, crudo realismo, fotografia impeccabile e personaggi ben caratterizzati. A rendere il film il capolavoro che di fatto è contribuiscono anche Tom Hardy Leonardo DiCaprio che forniscono due delle interpretazioni migliori della loro carriera, con quest’ultimo che per recitare nel ruolo di Hugh Glass ha affrontato svariate difficoltà e ha anche rischiato più volte l’ipotermia.

Alejandro González Iñárritu ha dimostrato così con la sua produzione cinematografica di saper non solo realizzare opere dall’incredibile valore artistico, ma anche di saper fornire con forte sensibilità un ritratto verosimile della realtà e in particolare delle emozioni umane: un elemento che possiamo riscontrare in pochi altri autori contemporanei.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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