Wim Wenders: il metafisico tedesco della Settima Arte

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I veri amanti del cinema non potranno non conoscere Wim Wenders, regista, sceneggiatore, fotografo e produttore cinematografico tedesco. Nato a Düsseldorf il 14 agosto 1945, Wenders ha raggiunto la fama mondiale grazie a pellicole quali Lo stato delle cose, Alice nelle città, Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino.

Wim Wenders: il metafisico tedesco della Settima Arte

La carriera di Wim Wenders ebbe inizio in un periodo di grandi cambiamenti per l’ambiente cinematografico tedesco. Dopo aver abbandonato gli studi di Medicina, Wenders si dedicò prima alla pittura. Poi, negli anni ’60, si iscrisse a un’accademia di cinema a Parigi dove, come un affamato rimasto  a digiuno per giorni, si rinchiudeva nella sua amata Cinematheque , arrivando a vedere fino a cinque film al giorno. Dopo essere tornato in Germania e aver realizzato alcuni corti, Wenders si ritrovò al centro della rinascita del cinema alemanno, divenendo uno dei promulgatori di un nuovo movimento: il Nuovo cinema tedesco. Il 28 febbraio 1962 un gruppo di giovani cineasti diede vita a una nuova linfa creativa e a una nuova attitudine artistica, denunciando i modelli ormai desueti del cinema tedesco. Un cinema rimasto legato troppo a lungo al passato, completamente fuori dalle mode sviluppatesi nel resto d’Europa. Parliamo chiaramente del neorealismo e della Nouvelle Vague francese: i tedeschi auspicavano allo stesso tipo di cinema a basso costo, creando così le condizioni ideali a garantire all’artista libertà economica, creativa e morale. Un artista quindi in grado di dar sfogo  alla propria creatività, libero dalle ingerenze delle major. Ed è per questo che forse la critica e le case di produzione fossero in totale disaccordo con questo nuovo movimento, il quale dovette scendere a compromessi con altri mezzi di diffusione come la televisione.

Questo quadro storico, sociale e artistico è fondamentale per comprendere il cinema di Wim Wenders, che sulla scia di questa mentalità creò film come Estate in città o La paura del portiere prima del calcio di rigore, rispettivamente del 1970 e del 1971. Il Nuovo cinema tedesco influenzò Wenders soprattutto sui fini ultimi delle sue pellicole: quello dell’introspezione assoluta, della riflessione profonda su temi quali la Bellezza o il Bene e il Male. E continuò a farlo anche dopo l’abbandono del regista dai confini tedeschi. Non a caso diede avvio alla “trilogia della strada” (Alice nelle città, Falso movimento, Nel corso del tempo), che aveva al centro il tema del viaggio. Il viaggio è da sempre nel cinema e nella letteratura metafora di travaglio interiore, perciò era un tema perfetto per la sua idea di storia e per la sua sensibilità.

Palermo Shooting

Tra i più famosi e i più riusciti della sua carriera però vi è Il cielo sopra Berlino, film del 1987 che si stacca dal contesto neorealista ma che non rinuncia affatto alla riflessione. Interessante la dicotomia bianco e nero e colori che separa il film in due diverse dimensioni, le dimensioni (ambientali e esistenziali) abitate dall’angelo Damiel. Damiel, insieme all’amico angelo Cassiel, vigila dai tetti di Berlino gli umani: non sono angeli custodi, ma hanno la sola abilità di affiancarli nella speranza di dar loro sollievo. Ciò che fanno è osservare da lontano l’ineluttabilità del destino degli uomini, ai quali in fondo sono molto simili. L’angelo Damiel si innamora dell’umana Marion, una trapezista di un circo che, come lui, si sente molto sola. Damiel rinuncia così alla sua immortalità e scende nel mondo degli umani. Importante ne Il cielo sopra Berlino, come in tutti i suoi film, la colonna sonora, che viene sapientemente incastrata  diventando un pezzo importante della sceneggiatura. Non a caso, Wim Wenders ha diretto anche videoclip di brani degli U2.

Il regista è anche legato al nostro Paese: non solo ha diretto un film ambientato in Sicilia, Palermo Shooting, ma ha anche partecipato a un’intervista rilasciata per i contenuti speciale di un dvd dedicato a Fabrizio De André, definendolo «uno dei più grandi poeti del ventesimo secolo».

Un regista metafisico, poetico, un artista la cui visione della vita passa dall’essere un inferno a trasformarsi in un sogno. Un cineasta, quindi, incerto: ma non l’incertezza, in fondo, l’essenza stessa della vita?

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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