Omaggio a Giorgio Strehler, padre del moderno teatro italiano

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Omaggio a Giorgio Strehler, padre del moderno teatro italiano
Giorgio Strehler con Giulia Lazzarini in Elvira, o al passione teatrale al Piccolo Teatro (foto Luigi Ciminaghi)

Giorgio Strehler nasce a Trieste il 14 agosto 1921. Egli viene ricordato come una delle figure fondamentali per lo sviluppo del teatro italiano del secondo Novecento: sarà in grado di rinnovare, ma soprattutto innovare,  nel secondo dopoguerra, la tradizione teatrale italiana attingendo dalle nuove lezioni sull’utilizzo dei ritmi e dello spazio della scena, dell’illuminazione e del rapporto dell’attore con il pubblico offerte, tra tutti, dal rivoluzionario Bertolt Brecht.

L’opera di Strehler viene fatta rientrare all’interno dei canoni della regia critica. L’autore, infatti, attraverso profonde e dettagliate ricerche storiche, vuole risalire allo spirito originario della rappresentazione, ripulendola dei fronzoli e degli obsoleti dettagli della tradizione, restituendo quindi al passato la sua dignità perduta. Punto focale del teatro di Giorgio Strehler, inoltre, è l’uomo, attorno al quale vengono sviluppate azioni e storie che danno vita ai racconti rappresentati poi sul palcoscenico. Giorgio Strehler si diploma all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, ma i suoi esordi come regista avvengono nell’ambito del teatro universitario e in Svizzera, dove è costretto a rifugiarsi durante la guerra e dove fonderà la Compagnie des Masques. Nel 1945 fa ritorno a Milano lavora sia come regista per diverse compagnie di teatro itinerante, sia come critico teatrale per il quotidiano Milano Sera.

1984. Con Eduardo De Filippo. Foto Luigi Ciminaghi (Archivio Piccolo Teatro di Milano)

Nel 1947 Giorgio Strehler fonda, in collaborazione con Paolo Grassi, già redattore dell’Avanti!, e Nina Vinchi, il Piccolo Teatro di Milano, ai tempi situato in Via Rovello, di cui è condirettore fino al 1968 e di cui diventerà direttore unico dal 1972 al 1997. L’inaugurazione ha luogo il 14 maggio, con l’opera di Maksim Gor’kij L’albergo dei poveri, dove Strehler interpreterà il ruolo del ciabattino Alijosa. In questi primi anni del dopoguerra, Milano vive un periodo di grande fermento culturale; ripresa sancita, tra le altre cose, dalla ricostruzione del Teatro alla Scala, simbolo di cultura per eccellenza della città.

Nel 1985 il governo francese mette a disposizione di Strehler il Teatro Odeon di Parigi, che diverrà presto Il Teatro d’Europa. Dal 1989 ne sarà direttore, collaborando con il critico Renzo Tian e con il teatrologo e regista Peter Selem.
Successivamente, nel 1990, Giorgio Strehler fonda, insieme a Jack Lang, l’Unione dei Teatri d’Europa, il cui obiettivo è la realizzazione di scambi culturali e di esperienze teatrali in ambito europeo. Nello stesso anno, a seguito di questi importanti successi, gli viene inoltre assegnato il Premio Europa per il Teatro. Da ricordare  è inoltre il suo impegno politico, che svolge inizialmente nel Partito Socialista Italiano (dal 1983) e successivamente, dal 1987, con la Sinistra Indipendente.

1976. Con i piccoli interpreti della Storia della bambola abbandonata di Brecht-Sastre-Strehler. Foto Luigi Ciminaghi

Premiato con la Legion d’Onore dal presidente francese François Mitterrand e insignito della laurea a honoris causa dall’Università degli Studi di Pavia nel 1992, Giorgio Strehler muore la notte di Natale del 1997 a Lugano, durante le prove dell’opera Così fan tutte di Mozart, che doveva inaugurare il nuovo teatro in Largo Greppi a Milano, che in suo onore prenderà il nome di Teatro Strehler.

Giorgio Strehler verrà ricordato come uno dei principali e più eclettici rappresentanti del teatro italiano moderno. Teatro che lo stesso Strehler ha sempre definito come un mestiere dell’anima, difficile e scomodo, in cui si indagano le cose terribili e magnifiche che si nascondono nell’animo umano.

Io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, civile e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, me insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. Poco so, ma quel poco lo dico.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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