Lina Wertmüller: l’Italia tra crisi e bellezza raccontata in maniera sublime

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Lina Wertmüller, pioniera della regia femminile in Italia e nel mondo, nasce a Roma il 14 agosto 1928. Il suo nome completo, Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, riflette le origini nobili del padre, lucano di famiglia svizzera.

Lina Wertmüller: l'Italia tra crisi e bellezza raccontata in maniera sublime
Lina Wertmüller con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini

Segue la sua passione per lo spettacolo con determinazione ed ha una prima formazione in questo campo presso l’accademia teatrale di Pietro Sharoff, dove si iscrive a 17 anni. Lavora poi in radio e televisione, collaborando come autrice e regista alla prima edizione del famosissimo programma Canzonissima. Lavora anche a un nuovo tipo di spettacolo, un misto tra serie televisiva e musical, realizzando nel ’64 la trasposizione del Giornalino di Gianburrasca. Per il ruolo di protagonista ingaggia una giovanissima Rita Pavone che collaborerà con la regista anche in altri due film-commedia, ovvero Rita la zanzara e Non stuzzicate la zanzara, rispettivamente del 1966 e 1967.

L’esordio alla regia cinematografica avviene nel 1963 con I basilischi, che conquista anche il pubblicò straniero, aggiudicandosi la Vela d’argento al Festival di Locarno del 1963 e altri riconoscimenti a Londra e a Taormina. Il film è un’analisi profonda e disincantata dei giovani delle province meridionali italiane. Questo tema la affascina tanto che deciderà di approfondirlo anche in Io speriamo che me la cavo, film con Paolo Villaggio del 1992, tratto dal libro di Marcello D’Orta. Ma il 1963 è anche l’anno di un incontro speciale: l’amica Flora Carabella, moglie di Marcello Mastroianni, le presenta il già acclamato regista Federico Fellini, e Lina diventa la sua assistente sul set di 8 ½.

Nella metà degli anni Settanta inizia una proficua collaborazione tra Lina Wertmüller e l’attore Giancarlo Giannini, che, in coppia con Mariangela Melato, diventerà protagonista di molti film della Wertmüller. I due diventano una coppia-feticcio: lui è l’uomo tutto d’un pezzo che incarna il cliché del meridionale machista, lei, con dei tratti molto particolari che calamitano lo sguardo degli spettatori, è la ragazza che non può resistere al suo fascino. Sono anche la rappresentazione di un altro tema ricorrente nella sua filmografia, quello del conflitto di classe, trattato anche in Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica. Questo e altri film caratterizzano subito lo stile particolare della regista fatto di toni grotteschi, stravaganti, racconti macchinosi e abbondanti: con i suoi lavori la regista ha saputo catturare lo spirito degli anni Settanta e Ottanta e ne ha raccontato il meglio e il peggio, senza filtri.

Lina Wertmüller durante le riprese di Pasqualino Settebellezze

Il grande successo, anche internazionale, Lina Wertmüller lo raggiunge con il film Pasqualino Settebellezze che ottiene quattro nomination agli Oscar nel 1977, tra cui quello alla Miglior regia, ed è la prima volta in assoluto per una donna. Il film è ambientato negli anni Trenta e racconta la storia di un ragazzo napoletano, bello, compiaciuto, con tutta la vita davanti, che commette un omicidio per salvare l’onore della sorella (che all’epoca non era considerato un reato): per la dinamica con cui viene compiuto, non viene considerato un delitto d’onore quindi Pasqualino viene arrestato e portato in un manicomio criminale. Costretto ad arruolarsi nella spedizione in Russia, riesce a disertare ma viene poi rinchiuso in un campo di concentramento. Tornerà a casa profondamente cambiato e disilluso. Giancarlo Giannini ottiene la nomination come Miglior attore protagonista.

Il cinema della Wertmüller è caratterizzato da una attenzione quasi maniacale per i particolari e da un barocchismo che si traduce in titoli densi di ironia e di lunghezza proverbiale come Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto con Giannini e Melato, Notte d’estate con profilo greco occhi a mandorla e odore di basilico. Questa caratteristica risulta destabilizzante oggi, che tutto deve essere breve e immediato. La regista ha spiegato con molta ironia questa scelta, sottolineando che è stata frutto di una riflessione:

Il sogno di tutti i distributori è di avere dei film con una sola parola perché la possano scrivere più grande; ad un certo punto mi è venuta – grazie a quel tanto di “scugnizzo” che c’è in me – la voglia di scherzare col pubblico e di proporgli dei titoli talmente lunghi che nessuno se li potesse ricordare.

Io speriamo che me la cavo

Lina Wertmüller è un’artista poliedrica, che opera in contesti e attraverso mezzi diversi, dalla radio alla televisione, al cinema e alla letteratura. Ha infatti scritto anche diversi romanzi, caratterizzati anch’essi da titoli molto lunghi e complessi come Essere o avere, ma per essere devo avere la testa di Alvise su un piatto d’argento e Avrei voluto uno zio esibizionista. Ha scritto anche una autobiografia uscita nel 2012 dal titolo Tutto a posto e niente in ordine, ripreso da un suo film del 1974, in cui racconta una vita piena di momenti emozionanti e incontri unici. La sua carriera è stata coronata da diversi premi, come il Premio alla Carriera al Trani Film Festival nel 2001 e il David di Donatello alla Carriera nel 2010.

Questa donna iconica anche nel modo di presentarsi, con occhiali dalla montatura bianca e spessa, capelli corti che le conferiscono un’aria simpatica e senza età, ha contribuito alla storia del cinema italiano e mondiale, segnandone un’epoca e aprendo la strada ad altre registe donne.

Giulia Varalta per MIfacciodiCultura

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