Cleopatra, quando seduzione e fascino incontrano il potere

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Cleopatra VII Thea Philopatore (Alessandria d’Egitto, gennaio 69 a.C. – Alessandria d’Egitto, 12 agosto 30 a.C.) fu l’ultima regina dell’Antico Egitto dei Tolomei e amante prima di Giulio Cesare e poi di Marco Antonio. Le sorti del suo regno si legarono indissolubilmente all’Impero Romano così come la sua vita.

Divenuta icona di fascino e seduzione, Cleopatra ha sfidato il tempo e il pregiudizio per imporsi ai posteri come donna emblema di libertà, potere e bellezza. Le leggende sul suo conto l’hanno consegnata alla storia come una figura misteriosa, pervasa da un carisma e da una forza d’animo inestimabili e dotata di una sublime bellezza, capace di incantare e distruggere. Plutarco la descriveva:

A quanto dicono la sua bellezza in sé non era del tutto incomparabile né tale da colpire chi la guardava; ma la sua conversazione aveva un fascino irresistibile, e da un lato il suo aspetto, insieme alla seduzione della parola, dall’altro il carattere, che pervadeva contemporaneamente i suoi colloqui, erano un pungiglione penetrante. Dolce era il suono della sua voce quando parlava; la lingua, come uno strumento musicale dalle molte corde, la piegava facilmente all’idioma che voleva usare.

Cleopatra
Michelangelo Buonarroti

La sua era una bellezza tutt’altro che ordinaria, quel genere di fascino che colpisce più la mente che lo sguardo. Donna fiera ed intelligentissima, capace e caparbia, sapeva sedurre con la sua ambizione e i suoi modi sublimi. Regina nello spirito e nel corpo, Cleopatra era spietata e al tempo stesso innocente, la “ragion di stato” e la brama di potere, guidarono le sue azioni fin da primi anni del suo regno. Ordinò l’uccisione dei sui fratelli, che volevano usurparle il trono e conscia del destino del suo popolo si rivolse a Giulio Cesare in persona per scongiurare la fine. Amante lussuriosa per le fonti, meretrix per i benpensanti, regina orientale astuta e pronta a tutto per gli appassionati, l’ultima dei Tolomei seppe ben giocare le sue mosse, legandosi al potente Cesare e facendo dell’esser donna la sua più potente arma. La sua bellezza orientale e il fascino dell’esotico incantarono e fecero tremare Roma, che la ospitò negli anni della sua relazione con il romano.

Tuttavia, dopo le Idi di marzo del 44 a.C, nulla più legava la regina alla capitale dell’Impero e così fece ritorno in Egitto ma il suo destino era ancora tutto da compiersi. Un’altro potente uomo romano avrebbe incrociato il suo cammino e bramato con lei il potere: Marco Antonio. La loro relazione si nutrì dell’ambizioso progetto politico di contrapporsi al dominio romano e la loro alleanza fu suggellata dal matrimonio e tre figli. Marco Antonio e Cleopatra provarono l’ebbrezza del potere, ma la sorte gli fu avversa ed Ottaviano recise i loro piani e le loro vite. Per nulla disposti a cedere al vittorioso nemico, dopo la battaglia di Azio nel 31 a.C. da vinti e fieri si diedero la morte.

Hans-Makart, La morte di Cleopatra, 1875

La morte di Cleopatra, avvenuta volontariamente per mezzo di un aspide, fu l’atto estremo di una donna indomabile e forte come la sua dinastia. Fu regina anche nella morte, bella e astuta, serva solo del suo nome. La sua fine ispirò gli artisti che la suggellarono nelle opere memorabili di Artemisia Gentileschi (1620), Guercino (1648), Hans Makart (1875) e Jean-André Rixens (1874).

Molti furono i pittori che le resero omaggio, come non citare il disegno di Michelangelo o  la Cleopatra di John William Waterhouse (1887), seducente e scandalosa. Nell’Ottocento l’Orientalismo e il Romanticismo contribuirono a rivalutare la sua figura di donna, eroina e non più peccatrice. Da Shakespeare ad Alfieri, nemmeno la poesia seppe tacere su questo carismatico e controverso personaggio, replicato ed indagato anche dal teatro. Sicuramente il cinema, con l’indimenticabile interpretazione di Elizabeth Taylor nel capolavoro omonimo di Joseph Mankiewicz (1963), ha contribuito ad immortalare Cleopatra nell’immaginario collettivo, nella potenza evocativa di un’immagine ben consolidata nel patrimonio culturale di ognuno di noi.

Waterhouse

La spregiudicata bellezza di Cleopatra, la sua fierezza e la sua consapevolezza tutta orientale, oltre alla sua sopraffina intelligenza ne fanno una donna iconica, simbolo di una libertà femminile tutta in divenire. Seducente, ammaliatrice e spietata non vi era arma contro il suo fascino nè limite alla sua ambizione, nelle sue vene scorreva il sangue regale dei Tolomei e anche sulle sue mani. Audace fino alla fine, padrona del suo corpo e maestra di piacere, la regina egiziana è il simbolo autentico di una sessualità libera e anticonformista. Stratega e donna, Cleopatra oltre il tempo ha ancora il potere di incantare gli uomini ed elevarsi a simbolo per le donne.

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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