Francesco Crispi, un cavaliere della libertà che divenne un tiranno

0 1.188

Uno dei personaggi più noti della storia contemporanea del nostro Paese è senza alcun dubbio Francesco Crispi (Ribera, 4 ottobre 1818 – Napoli, 11 agosto 1901). Presidente del Consiglio per ben quattro mandati e anche Ministro degli Interni, viene ricordato come uno dei leader più longevi della sinistra post-risorgimentale. La sua attività politica iniziò fin da giovanissimo quando il 14 agosto del 1848 a Parigi, durante l’attentato contro Napoleone III, era insieme al fronte popolare in lotta contro la tirannia dell’imperatore.

Sulla scia dei fatti accaduti in Francia e soprattutto con la crisi politica e sociale del 1848, si fece notare per il suo carattere forte e per la sua vena patriottica. In Sicilia fu uno dei primi a dichiararsi antiborbonico; spianò quindi la strada a Garibaldi con la rivolta di Palermo e sposò la causa dei Mille e dell’Italia unita lottando sul campo in prima persona.

Francesco Crispi, un cavaliere della libertà che divenne un tiranno
F. Crispi

A tutti gli effetti un uomo del popolo, un democratico, un giusto. Tuttavia, salito al potere si dimostrò un personaggio completamente diverso dal patriota che il popola aveva imparato a conoscere ed amare. Nel suo primo periodo ci furono leggi decisamente innovative e rivoluzionarie, come l’annullamento della pena di morte (legge Zanardelli) e tante altre riforme che favorirono un leggero rialzo economico del Bel Paese.

In politica estera Crispi aveva un solo grande uomo come punto di riferimento e perno della sua idea di stato: Otto von Bismarck. Era affascinato dalla potenza militare, economica e coloniale della Germania ma soprattutto stimava il cancelliere per le sue capacità politiche; fu colpito notevolmente dalla rapidità con cui Bismarck unì la Germania e soprattutto mise in scacco la Francia tutta di Napoleone III.

Proprio come Bismarck, Crispi voleva rendere l’Italia una super potenza mondiale dal punto di vista militare, economico e soprattutto coloniale. A differenza della potente Germania, però, l’Italia non aveva la forza e la capacità per imporsi nei territori africani. La disfatta di Adua resta ancora oggi uno dei flop politici maggiori della nostra storia, secondo solo alla mania coloniale di Mussolini, che proprio sulla scia di Crispi volle colonizzare territori africani e proprio come quest’ultimo collezionò sconfitte ed umiliazioni.

Ma allora chi era questo Crispi? Il presidente di ferro, così venne soprannominato dai suoi simpatizzanti e dai suoi nemici. Nel giro di pochissimo tempo con leggi severissime annullò i sindacati, esiliò anarchici (molto numerosi in Italia), mise in ginocchio l’ala socialista che sarebbe poi diventata uno dei partiti più forti del nostro Paese, guidato da Turati e la Kuliscioff, e tra il ’91 e il ’94 disperse i Fasci siciliani con la forza dell’esercito.

L’Italia postrisorgimentale non viveva un gran periodo: se la destra storica aveva risollevato le condizioni economiche ed urbane e la sinistra di Depretis aveva condotto una politica di sgravi fiscali e di riforme, il governo Crispi senza alcun dubbio quello che richiamava un vero e proprio impero.

Era carismatico, a tratti spocchioso, vedeva in Bismarck la luce guida, sognava un’Italia grande, bella e funzionale; da buon massone però aveva i suoi scheletri nell’armadio. Lo scandalo della Banca Romana è uno dei grandi misteri di Crispi, dove a pagare il prezzo più alto fu un giovane Giovanni Giolitti, inesperto e ancora onestissimo e ambizioso.

Da patriota e rivoluzionario, simbolo della sinistra e delle classi disagiate passò a tiranno, simbolo dell’alta borghesia, degli industriali, signore della guerra e violatore di ogni tipo di diritto.

La questione Crispi ancora oggi spacca in due il nostro Paese: resta tuttavia uno dei personaggi di spicco della seconda metà dell’Ottocento, un personaggio che nel bene e nel male aveva nel cuore la politica e a tratti si ispirò a sani princìpi, cosa molto rara oggi nei giochi di palazzo romani.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.