Michele Ainis e Vittorio Sgarbi: la Bellezza nella e della Costituzione

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Quella italiana è la Costituzione più bella del mondo. Quante volte ce lo siamo detto e ripetuto?! Ma non è solo la Costituzione ad essere bella, nei contenuti e nella forma (elementi che oggi latitano nelle leggi più recenti), ma è anche la Bellezza stessa ad entrare nella Costituzione, attraverso previsioni che sono molto più che semplici dichiarazioni di belle speranze. Questo è il messaggio fondamentale che ha ispirato la stesura, a quattro mani, del libro La Costituzione e la Bellezza, dei professori Michele Ainis (costituzionalista) e Vittorio Sgarbi (critico d’arte), edito da La nave di Teseo.

Costituzione

C’è tutto nei primi dodici articoli, i principi fondamentali, i dodici pilastri che reggono quel patto sociale in base al quale il popolo italiano in età repubblicana ha deciso di regolare la propria esistenza e lo ha fatto attraverso le menti e la penna dei grandi pensatori del tempo: giuristi, come Calamandrei, e non, ad esempio Croce. Lo schema si ripropone (ovviamente con le dovute distinzioni) nel libro dove da una parte si cerca di vagliare l’aspetto critico-letterario del testo costituzionale al fine di riscoprirne il senso profondo, e dall’altro si dà forma a tali concetti concretizzandoli visivamente nelle opere pittoriche e figurative riprodotte nel testo. I due aspetti sono assolutamente ed indissolubilmente legati. Il diritto e l’arte hanno una radice comune nei bisogni imprescindibili dell’uomo di vivere in società e comunicare con gli altri.

Alla base della scelta di ogni singola parola di ognuno degli articoli vi è stato un confronto e uno studio approfonditissimo, in assoluta contraddizione con la semplicità espressiva del testo. Ecco uno degli aspetti della bellezza della nostra Costituzione: l’intelligenza di riportare in un linguaggio semplice, chiaro e conciso concetti che hanno trovato la loro elaborazione nel corso dei secoli. Infatti il testo è ben comprensibile anche all’uomo della strada, benché a questo potrebbe sembrare surreale in confronto con la realtà quotidiana.

L’Assemblea Costituente

Questa distanza, tra dover essere ed essere, è con visibile e si ricollega al concetto di Bellezza nell’articolo 9, ove si afferma «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Qui arriviamo alla Bellezza nella Costituzione. Si afferma il dovere della Repubblica (in qualità non di Stato, bensì in quella di popolo) di progredire nel campo culturale e scientifico e di tutelare il nostro patrimonio storico e artistico, intrinsecamente bello, dunque tutelare la bellezza che ci circonda, anche laddove non lo crediamo. Allora tra i beni fondamentali primari tutelati dalla carta costituzionale vi è anche la Bellezza, considerabile come uno delle caratteristiche che contraddistinguono, connotano e uniscono un popolo italiano che nel giro di poche decine di chilometri cambia dialetti, costumi e tradizioni (come ribadito da Don Luigi Sturzo, esponente dell’area cattolica dell’assemblea costituente, e affermato nell’art. 5). Dal David di Michelangelo ai Bronzi di Riace, senza limiti di tempo.

Una Costituzione che pone al primo articolo il lavoro come strumento di liberazione, condizione imprescindibile per lo sviluppo culturale, scientifico ed etico, è una Costituzione che ha contezza delle dinamiche della realtà e che non lascia nulla al caso. Lavoro rappresentato nel libro dal famoso quadro Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, simbolo dell’anima socialista della Costituzione. Anche sotto tale altro aspetto si rinviene la Bellezza della Costituzione: la capacità di far coesistere in lei la molteplicità di visioni politico-filosofiche rappresentate nell’Assemblea Costituente, dai comunisti ai liberali, passando per socialisti e cattolici.

Si badi bene, le disposizioni in questioni si ispirano a valori politico-filosofici che possono anche essere non condivisibili, non si sta parlando di questo. Non si sta cercando di fare propaganda. Ciò che si vuole evidenziare qui è quella profondità di pensiero che fa della Costituzione italiana (almeno nei suoi articoli fondamentali) un testo di una bellezza non solo giuridica, ma anche e soprattutto letteraria, a prescindere dalla linea politica sulla base della quale si giustificano i suoi contenuti.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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