Le sirene vivono in Giappone: le donne Ama

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In Giappone, nella regione di Ise-Shima, lungo la baia di Toba e le isole prospicienti di Toshijima, Sugashima e Kamishima, capita di attraversare la costa e vedere alcune sirene emergere dal mare. No, non hanno la coda di pesce, ma sono donne comuni di età compresa tra i 20 e i 70 anni che, ogni giorno, si immergono in apnea e pescano a mani nude perle, ostriche, abaloni e altri molluschi. Sono le Ama (donne del mare) e la loro tradizione in Giappone (ma anche in Corea) è antichissima: da più di duemila anni queste donne pescatrici si immergono e esplorano i fondali fino a 30 metri di profondità. L’immersione in apnea dura fino a due minuti e, quando le pescatrici tornano a galla, emettono un suono che chiamano ama isobue, spesso tradotto romanticamente “richiamo delle sirene”.

Le sirene vivono in Giappone: le donne Ama

Ecco perché le Ama hanno ispirato da sempre generazioni di artisti, i quali hanno reso queste donne delle creature fantastiche immerse in ambientazioni suggestive. Ne sono un esempio le stampe di Utagawa Kuniyoshi, Katsushika Hokusai e Kitagawa Utamaro, protagonisti negli ultimi anni di importanti esposizioni a Milano e Roma che hanno permesso a questi tre grandi artisti di diventare popolari anche in Italia. Oppure le splendide foto scattate negli anni ’50 da Iwase Yoshiku e Fosco Maraini, che ritraggono le Ama come ninfe rivestite solo di un perizoma (fundoshi): se negli ultimi ’50 anni le Ama hanno cominciato ad immergersi con la muta o leggere vesti di lino bianco (isogi), in passato si immergevano quasi completamente nude, alimentando così la loro figura di esseri mitologici e surreali nell’immaginario collettivo.

Le sirene vivono in Giappone: le donne AmaNon tutte le Ama sono uguali. Esse sono distinte, solitamente, in due gruppi principali: il primo è quello delle oyogido o kachido, che non usano una imbarcazione ma si immergono vicino alla costa, in profondità fino a 4 metri.  Il secondo gruppo è quello delle funado, le veterane che lavorano in generale in coppia con un uomo che rimane sulla barca, e si immergono a largo fino a 25 o 30 metri.

Le Ama in attività oggi sono poco più di duemila (solo nella città di Toba più di 100), ma il loro lavoro è notevolmente diminuito soprattutto a causa dell’inquinamento dei fondali. Così queste donne stanno reinventando il loro lavoro e il fenomeno di queste donne del mare è diventato una vera e propria attrazione turistica: le Ama offrono ai turisti la possibilità di fare esperienze “off the beaten path”, ossia aprendo i loro capanni e offrendo pranzi a base di frutti di mare freschissimi, accompagnati da tè verde.

Le sirene vivono in Giappone: le donne AmaNonostante questo declino, la provincia di Toba ha scelto la figura delle Ama come simbolo su cui puntare per mettere in mostra la propria immagine in previsione del G7 tenutosi nel maggio del 2016. È così che è nata Aoshima Megu, una donna pescatrice molto ammiccante disegnata in stile manga che ha sollevato non poche critiche proprio tra le Ama, che non si sentono affatto rappresentata da questa sorta di mascotte ritenuta troppo sensuale. Anche la Kissy Suzuki di 007 – Si vive solo due volte è stata una versione delle Ama decisamente più accattivante.

Le Ama, inoltre, sono state candidate a Patrimonio Immateriale dell’UNESCO nella speranza che questa tradizione secolare resti immutata e continui a ispirare artisti del Giappone (e non solo) per tanti altri anni.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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