Perché visitare… San Pier Niceto, arte e bellezza in provincia di Messina

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San Pier Niceto è un comune della fascia tirrenica in provincia di Messina, dolcemente adagiato in collina, e conta tremila abitanti.

Il paesino si distingue per numerose bellezze storico-artistiche, architettoniche e paesaggistiche, ma di notevole interesse sono le chiese che si ricordano per splendore e magnificenza. 

La statua di San Pietro

La Chiesa del Rosario vanta gli affreschi di Litterio Palatino datati 1742 ed una tela del pittore Jannelli, mentre la Chiesa di San Giacomoè  nota per il simulacro del Crocifisso a cui si lega una particolare tradizione, unica nel suo genere: il martedì Santo di ogni anno, Cristo viene portato in processione preceduto da “Angioletti”, bambini con i vestiti adornati di monili e gioielli d’oro, raccolti casa per casa per una promessa fatta a Dio, il cosiddetto “voto”. La chiesa madre invece è dedicata a San Pietro Apostolo e Maria Santissima del Rosario. Qui si conserva una scultura di San Pietro, patrono di San Pier Niceto, in marmo bianco, in una piccola nicchia accanto all’altare principale: testimonianza della gloriosa stagione del Rinascimento in Sicilia, si può datare negli ultimi decenni del secolo ‘500. La statua è collocata su un basamento, sicuramente postumo, in cemento dove sono raffigurate scene della vita del Santo e si distingue per l’alto valore artistico e la pregevole fattura. Una scultura ben salda, dalla forte plasticità, dalla marcata compostezza formale ed intensità. Il volto, così introspettivo, lascia emergere le emozioni del protagonista raffigurato con fierezza nel suo compito di principe degli apostoli e vicario di Cristo. Il primo Papa tiene salde tra le mani le chiavi del Paradiso, una d’oro come il sole e l’altra d’argento come la luna; una che lega ciò che c’è in Terra con ciò che risiede in Paradiso e l’altra, al contrario, scioglie ciò che c’è in Terra con ciò che è in Paradiso. Il panneggio scende lineare per creare, sotto il braccio, delle pieghe fittissime, testimonianza di uno stile eccelso e di uno scultore d’eccezione. Di particolare rilevanza è il gioco di luci e di ombre dell’abito e del chiaroscuro, nella barba e nei capelli. Quest’ultimo, creato tramite l’utilizzo del trapano, mette in risalto ed in contrasto le parti estremamente lisce e levigate con i riccioli ondulati.
La scultura di San Pietro non è autografa ed, in mancanza di documenti, l’attribuzione si protende verso la bottega di Giovanni Angelo Montorsoli. Nato a Firenze nel 1507, dal 1527 al 1533 collaborò con Michelangelo Buonarroti nelle tombe medicee presso la Sagrestia Nuova di San Lorenzo e nel Mausoleo di Giulio II in San Pietro in Vincoli. A Messina risiede dieci anni, dal 1547 quando fu chiamato dal Senato cittadino.

San Pier Niceto

Di notevole interesse e valore culturale è la Chiesa di San Francesco di Paola, fondata, con il convento dei frati minimi, intitolato a Santa Maria Maggiore, nel 1634/35 secondo le volontà di Flavia Monforte – Moncada, moglie del principe Giuseppe Moncada Saccano. I Moncada amministrarono San Pier Niceto per circa due secoli, fino all’arrivo di Garibaldi in Sicilia. L’interno si presenta ad un’unica navata e preziosamente decorato di stucchi, marmi e affreschi, dove si raccontano la vita ed i miracoli del santo, in un tripudio di colori e fasti tipici del barocco siciliano. Tra tutti, spicca il nome di Letterio Paladino, autore degli affreschi della volta e delle pareti, firmati e datati: “Litterius Palatino – 1726“. Il pittore, nato a Messina nel 1691, è senza dubbio uno dei più rilevanti in Sicilia nella prima metà del ‘700: le numerose commissioni testimoniano non solo una grande maestria nella decorazione a fresco, nei dipinti e negli studi, ma anche un’attività florida ed uno stile raffinato ed elegante caratterizzato da pennellate molto fluide e sfumature leggere. Sulla volta dell’unica navata era raffigurata la scena dell’apoteosi di San Francesco, ovvero il momento in cui il Santo, dopo la morte, è accolto in cielo e, glorificato tra gli angeli, riceve dal Signore il premio delle sue virtù. La scena è purtroppo gravemente danneggiata: attualmente sono visibili soltanto le personificazioni delle virtù, rappresentate come aggraziate figure femminili, ed i putti.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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