Nagasaki – Quel mostro caduto dal cielo, simbolo di morte e distruzione

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Il 9 agosto 1945 a Nagasaki un Grassone si schiantò sul terreno provocando decine di migliaia di morti. Era Fat Man, la seconda bomba atomica sganciata dagli USA durante le ultime fasi del conflitto finale della seconda guerra mondiale: la prima aveva colpito duramente Hiroshima appena tre giorni prima. I danni furono terribili ma ancor più atroce fu la prova di forza che gli Stati Uniti volle dare sganciando sue bombe dalla portata spaventosa che misero in ginocchio un intero Paese, distruggendo intere generazioni.

La cause della bomba atomica sono ancora oggi motivo di dibattito per molti storici e studiosi, spaccando in due l’opinione pubblica soprattutto sul fronte giapponese ed americano. Secondo il governo degli Stati Uniti le due bombe atomiche, specialmente quella di Nagasaki, hanno avuto il principale compito di accorciare il conflitto di almeno due-tre mesi, salvando la vita a molti soldati. Di diverso avviso è il Giappone che contesta agli Stati Uniti dei crimini di guerra commessi a Nagasaki contro l’esercito giapponese, ormai in fase di resa. Sullo sfondo di queste due opinioni resta una terza, molto più misteriosa, quasi affascinante, ovvero una prova di potenza. Dopo la Seconda Guerra Mondiale scoppiò la cosiddetta guerra fredda, dove USA e Russia svolsero un ruolo principale; pare dunque che questa bomba servisse come anticipazione di quello che i Russi avrebbero trovato in un conflitto contro la potente America. Della guerra fredda tuttavia si ricorda solo la grande tensione e crisi sociale, dato che gli scontri sul campo delle due superpotenze furono minimi, quasi inesistenti.

Nagasaki - Quel mostro caduto dal cielo, simbolo di morte e distruzione

In poco, pochissimo tempo, la storia, la cultura, la gente di Nagasaki venne spazzata via da un’esplosione dalle portate mai viste fino ad allora. La nube di fumo che si alzò in cielo per ben 18km, l’onda d’urto invece si estese per chilometri e chilometri, polverizzando tutto quello che trovava sul suo cammino.

Fat Man sfruttava l’energia prodotta dalla fissione di nuclei di plutonio. Le masse subcritiche erano disposte sulla superficie di una sfera: questo schema fu idealizzato dallo scienziato di Los Alamos, Seth Neddermeyer. Tali masse erano spinte l’una contro l’altra, formando una massa composta da alti esplosivi accuratamente disposti. Questa configurazione era molto più potente di quella utilizzata per la bomba precedente, sfruttava meno combustibile nucleare ed aveva uno yield, ovvero la potenza distruttiva, molto più potente.

A Nagasaki dunque, per la seconda volta nella storia di una guerra e dell’umanità ci fu un’atrocità di dimensioni mastodontiche: gli USA con quell’attacco pare volessero rivendicare e dimostrare al mondo intero di avere a disposizione un arsenale ancora più potente ed ampio, in parte era vero anche se fu assemblato soltanto in seguito.

L’arsenale venne poi messo a punto da un’equipe di scienziati, tra cui anche John von Neumann, cibernetico che progettò il calcolatore Edvac, il quale ispirò il personaggio Dottor Stranamore.

Fat Man dunque può essere considerata la madre di tutte le bombe, parafrasando però una citazione di papa Francesco si capisce che una bomba non può essere una madre, perché la madre dà vita, le bombe invece le vite le spezzano, distruggono città, radono al suolo ogni cosa.

A Nagasaki quel dannato 9 agosto il mondo intero capì a tutti gli effetti di quanta crudeltà e cattiveria sia dotato l’uomo; sono state tante altre le bombe sganciate nella nostra storia, fortunatamente mai di questa portata. Resta comunque il fatto che ogni giorno migliaia di persone muoiono sotto i bombardamenti, pare che quanto accaduto a Nagasaki non sia servito da lezione; in fondo, come affermava Gramsci, la storia insegna ma non ha scolari.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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