Hermann Hesse, quando le parole esaltano il valore dell’esistenza umana

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Scrittore, poeta e pittore, nonché premio Nobel per la letteratura nel 1946, Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) è l’autore tedesco più letto nel mondo.

Nato a Calw, una città tedesca situata nel Land del Baden-Württemberg nel sud della Germania, Hesse nei suoi romanzi ha affrontato i valori autentici della vita umana, condannando l’orrore della guerra, il capitalismo e il consumismo, ed esaltando l’importanza della spiritualità, concentrandosi principalmente sull’induismo e il buddismo. Figlio di Johannes, ex missionario e direttore editoriale, e di Marie Gundert, assistente del padre, Hesse ebbe un’educazione severa e oppressiva. Il clima familiare influì molto sulla personalità dello scrittore, che non a caso nel 1892 scappò dal seminario di Maulbronn, dove fu ammesso agli studi teologici, e tentò il suicidio: ma il revolver, per fortuna della storia della letteratura, si inceppò.

Solo nel 1895 si liberò dalle costrizioni familiari e cominciò un apprendistato come libraio presso la libreria Heckenbauer a Tubinga. Fu proprio in questo periodo che Hesse iniziò a percorrere la sua strada di scrittore.

Non solo ho rilasciato occasionalmente professioni di fede nei miei articoli, ma una volta, poco più di dieci anni fa, ho cercato di compendiare il mio credo in un libro. Questo libro si chiama Siddharta.

Le opere di Hermann Hesse mostrano quasi tutte una prosa composta e affrontano principi, valori, sentimenti in conflitto. Forza e fragilità, dolore e felicità, razionalità e sentimento, peccato e purezza. Nelle pagine di Hesse è presente una forza dirompente, capace di analizzare attentamente il processo di auto-consapevolezza dell’essere umano. Senza tregua, ma allo stesso tempo con delicatezza, l’autore tedesco tenta di dare un senso all’individualità dell’uomo. 

Valore significativo nella vita di Hesse è stata anche la religione, in particolare il buddismo, un interesse che ha permesso allo scrittore di approfondire i temi sull’auto-espressione e la coscienza. Molti dei suoi libri si basano appunto sui principi e i contenuti fondamentali della filosofia buddista. La sua opera più importante, Siddharta, è un inno alla speranza e alla liberazione del proprio io. Un libro predestinato, con una storia complessa e sofferta alle spalle: fu grazie a numerose esperienze dell’autore che Siddharta vide la sua realizzazione. Molto importante nella vita dell’autore è stata anche la figura del nonno: a onor del vero sarà proprio lui ad indirizzare il giovane Hesse ai classici della spiritualità. Fu l’amore fedele che il nonno aveva per l’India a convincere lo scrittore a recarsi in quei luoghi sacri e solenni.

Era il  dicembre del 1919, quando Hesse cominciò a scrivere Siddharta. Dopo una soddisfazione iniziale, l’opera subirà una brusca frenata a causa dei dubbi del nostro. Bisognerà aspettare l’ottobre del 1922 per vedere la pubblicazione del romanzo. Hesse terminò il libro a maggio di quell’anno e proprio in quel periodo grazie anche alla dottrina del buddismo riuscirà a sconfiggere il demone che turbava la sua anima: la depressione. Oltre ad una grande spiritualità, nel romanzo si riconosce anche l’influenza del pensiero di Schopenhauer e del filosofo francese Henri-Louis Bergson, oltre ad alcuni concetti di Nietzsche su L’amore del fato, che Hesse lesse durante la sua giovinezza.
Siddharta, l’opera più universale dello scrittore, diventerà negli anni un vero e proprio insegnamento sulla vita.

Non basta disprezzare la guerra, la tecnica, la febbre del denaro, il nazionalismo. Bisogna sostituire agli idoli del nostro tempo un credo. È quel che ho sempre fatto: nel Lupo della steppa sono Mozart, gli immortali e il teatro magico; nel Demian e in Siddhartha gli stessi valori, solo con nomi diversi.

Sembrano giorni perduti quelli raccontati da Hesse. Lo scrittore tedesco fu un punto di riferimento spirituale per i giovani, soprattutto per la cultura hippie degli anni Sessanta. Eppure ancora oggi nel mondo si alzano i muri, si sollevano venti di odio, la situazione politica mondiale si basa su rapporti sempre più tesi. Le parole di Hermann Hesse sono attuali, necessarie per approfondire una società povera di certezze. Le sue letture sono dunque una presa di coscienza, un modo per varcare non solo i confini geografici, ma anche le zone più tetre della nostra anima.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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