Enzo Biagi – La libertà della penna, delle parole e delle idee

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Forse uno dei primi ricordi televisivi di molti è la sigla de Il fatto di Enzo Biagi, la sagoma scura, i suoi occhiali, che oggi definiremmo deliziosamente vintage, e la sua voce ormai parte della quotidianità degli italiani. Enzo Biagi nasce il 9 agosto 1920 a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, città nella quale si trasferirà qualche anno dopo.

Da sempre coltiva il sogno del giornalismo:

Lo immaginavo come un “vendicatore” capace di riparare torti e ingiustizie. Ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo.

Enzo Biagi - La libertà della penna, delle parole e delle idee

All’età di 17 anni scrisse il suo primo articolo per il quotidiano L’Avvenire, con cui cominciò la prima collaborazione, occupandosi di cronaca e piccole interviste, per poi essere assunto, solo 3 anni dopo, al Resto del Carlino.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale aderì al movimento della Resistenza, cominciarono i suoi viaggi all’estero, che segneranno per sempre la sua vita di giornalista.

A causa delle sue opinioni, che mai terrà nascoste, dovette abbandonare il Carlino, per passare al settimanale milanese Epoca, di cui diventerà presto direttore. Anche qui però l’avventura finirà: le sue parole volevano raccontare i “guai degli italiani”, lasciando poco spazio alla politica, e soprattutto ai politici. Quel posto, in quel giornale, gli stava troppo stretto. È così che nel 1961 Biagi approda alla guida del Telegiornale, dove realizzerà interviste memorabili a personaggi più o meno scomodi dell’allora panorama italiano, a cui seguiranno ovviamente altrettante polemiche.

Ero l’uomo sbagliato al posto sbagliato: non sapevo tenere gli equilibri politici, anzi proprio non mi interessavano. Volevo fare un telegiornale in cui ci fosse tutto, che fosse più vicino alla gente, al servizio del pubblico non dei politici.

Enzo Biagi

Un altro paragrafo della vita di Biagi si ferma qui. Riprenderà il suo lavoro nel 1963 al Corriere della Sera e a La Stampa, e pochi anni dopo sarà nominato direttore de Il resto del Carlino: un ritorno alle origini per Biagi, che però, anche qui, non si piegherà al volere dell’editore Attilio Monti e delle sue amicizie con i ministri. Dopo una frase di troppo sul ministro delle Finanze Luigi Preti, Biagi verrà allontanato dal quotidiano, per tornare nel 1971 al Corriere.

Dal 1977 riparte la sua collaborazione con la Rai, alla guida di Proibito, programma televisivo che trattava di attualità e interviste: si formerà qui il Biagi che meglio conosciamo, il maestro delle interviste a personaggi chiave dell’epoca.

Nel 1995 inizia Il fatto, storica trasmissione, quotidiano appuntamento televisivo serale per molti italiani. Qualche intervista sbagliata e anche qui, per Biagi, arriva la prima denuncia al Garante delle comunicazioni, per violazione della par condicio durante la campagna elettorale. Nonostante la piena assoluzione, Biagi non mancò di chiudere la questione con il suo stile schietto, graffiante, secco, e soprattutto libero.

Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. Eventualmente, è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità, che restare a prezzo di certi patteggiamenti.

Dopo vari tentativi di aggiustamento, Il Fatto venne cancellato dai palinsesti Rai, con la quale Biagi decise di non rinnovare il contratto nel 2002. Il suo ritorno alla televisione pubblica rimase però il sogno di molti, finché nel 2007 riesce a tornare in televisione con Rotocalco Televisivo. La salute gli concesse solo qualche puntata: Biagi morirà a Milano il 6 novembre 2007.

Morirà libero, e insieme a lui, altrettanto libere, la sua penna e le sue parole, mai piegatesi al volere della politica, del potere, di tutti quei sotterfugi a cui siamo ormai fin troppo abituati, che lui ci ricordava, ogni sera, essere invece uno dei nostri grandi mali.

Jessica Freddi per MIfacciodiCultura

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