“L’amante di Lady Chatterley” di Lawrence: omnia vincit amor?

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Inghilterra, Midlands, 1920. La giovane Constance, da sposata Lady Chatterley, poco dopo il matrimonio con il neo baronetto Clifford Chatterley, si trasferisce a Wragby Hall, la residenza della famiglia di lui. Wragby è una città grigia, tetra, schiacciata da un’atmosfera soffocante; in altre parole, una città industriale, che vive della miniera vicina: la maggior parte dei suoi abitanti, infatti, sono minatori da generazioni. E, come “Connie” ci insegnerà nel corso della sua vicenda, i minatori sono gente schiva. Anzi, a dire il vero, anche le loro mogli lo sono. Forse proprio “quelli dei Midlands” sono così: i forestieri non vengono ben visti, se di origine borghese e con un bel patrimonio alle spalle, come nel caso della protagonista del romanzo, ancora di meno.

David Herbert Lawrence

Costance, insomma, non viene certo accolta da un’atmosfera calorosa. La giovane, però, sembra non perdersi d’animo, e soprattutto non dare peso alla poca confidenza ricevuta da suoi nuovi compaesani. Nella sua vita da sposata c’è infatti un problema molto più grosso da cercare, perlomeno, di arginare: l’invalidità del marito Clifford. Ferito in guerra, ma miracolosamente vivo: «Non morì, e quei pezzi sembrarono saldarsi nuovamente insieme […]. Poi lo dichiararono guarito e potè tornare alla vita, paralizzato dalle anche in giù, per sempre».

Ma si può davvero chiamare vita quando a ventinove anni sei condannato all’immobilità, alla necessità di avere sempre un aiuto a fianco, a non potere nemmeno fare una passeggiata nel proprio giardino, se non trasportato da una tanto moderna per i tempi quanto grottesca carrozzina elettrica? Quando sei condannato all’impotenza e sai che prima o poi la tua compagna rivolgerà altrove il suo sguardo?

Questa è la situazione dei coniugi Chatterly negli anni Venti del secolo scorso. Uniti da un sodalizio d’amore, ma soprattutto intellettuale, i due si raccontano che va bene così. Isolati dal resto del mondo, immersi nel silenzio di Wragby Hall, interrotto soltanto dallo sbuffare delle ciminiere della miniera. Le giornate, che Lady Chatterley ha consacrato al marito, scorrono lente, sempre uguali, senza alcun barlume di novità, senza più nessuna velleità giovanile. Connie, in quei bigi e angosciosi Middlands vede sfiorire la sua giovinezza, a soli ventitré anni.

La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C’è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. È un lavoro piuttosto duro; adesso non ci sono strade scorrevoli che portano al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli. Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.  

Chatterley
Una scena del film televisivo “L’amante di Lady Chatterley” (2015)

Con queste parole comincia il capolavoro di LawrenceL’amante di Lady Chatterley, e rappresentano lo stato d’animo di Connie in quei suoi primi tempi a Wragby. Lady Chatterley, donna colta e intellettuale, simbolo di un’emancipazione femminile ancora agli albori, che ha girato l’Europa studiando musica e arte, vivendo in totale libertà e autonomia la propria vita -anche sotto l’aspetto sessuale-, reclusa ora in una magione nella parte più triste dell’Inghilterra, vedendo lentamente morire la propria vitalità e anestetizzarsi i propri sensi e istinti. Ma può davvero l’amore vincere su tutte queste complicazioni?

Connie ha davanti a sé una scelta difficile: mantenere il patto segreto con Clifford di fedeltà ma soprattutto dedizione, oppure preservare se stessa. Lady Chatterley inizia così una liaison clandestina con un artista-letterato che frequenta i salotti di Wragby. Tuttavia, questa relazione è non è altro che l’ennesimo duro colpo che la protagonista subisce: la delusione che scaturisce dalla piccolezza e vacuità dell’amante, trascina in un orizzonte nichilistico la visione di Connie dei rapporti uomo-donna e soprattutto del sesso, visto come un accessorio, in larga parte trascurabile, emblema dell’egoismo degli uomini. 

Lady Chatterley entra progressivamente in un circolo di depressione e tristezza, dal quale non si intravvede via di uscita. A salvarla, sarà una seconda relazione extra-coniugale con il guardiacaccia Mellors. I loro incontri vengono descritti da Lawrence con dovizia di particolari, tanto da suscitare scandalo e conseguente censura del romanzo. Per Connie, invece, in questa relazione clandestina non c’è nulla di scandaloso: Mellors è la sua luce, con lui ha ritrovato non solo il piacere dei sensi, ma ha riscoperto cosa significa vivere e amare: non tarda infatti a prendere la folle decisione di andarsene con lui.

Il film del 1981 tratto dal libro

L’amore tra i due sembra davvero poter superare ogni ostacolo, compresi quelli sociali. Clifford non sembra turbato dall’ipotesi che la moglie abbia altre relazioni, ma non può in alcun modo accettare di essere abbandonato -soprattutto per un modesto guardiacaccia- da colei che gli deve essere più che fedele totalmente dedita.

Lawrence ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine, sempre più coinvolti in questo vorticoso gioco di potere e amore. Ce la faranno Connie e Mellors a coronare il loro sogno d’amore, nonostante tutto e tutti? Resta quindi aperto l’interrogativo cruciale: omnia vincit amor?

Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

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