Il Surrealismo, o la ricerca di una nuova prospettiva per indagare il mondo

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Il Surrealismo fu una corrente artistica che si sviluppò negli anni ’20 a Parigi, poco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. La prima mostra fu allestita nel 1925 sempre nella cCapitale francese mentre, un anno prima, era stato scritto il Manifesto del Surrealismo da André Breton, principale teorico di questa dottrina, che la descrive così:

Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme di associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita.

Salvador Dalí con lo scafandro

Scopo di questa corrente era quindi quello di opporsi alla “dittatura della ragione”. Come si può vivere in una società che vanta nobili valori spirituali e poi permette una guerra mondiale? È possibile, dunque, cercare una via alternativa per vivere la realtà? Il Surrealismo, che non fu solo arte, ma anche letteratura e cinema, la trovò. La trovò nella parte più recondita dell’essere umano: nel sogno, nell’irrazionale. Il terreno, in quel periodo, era da un lato estremamente fertile e dall’altro così scosceso: fertile perché era stato pubblicato da circa venti anni L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud che aveva descritto l’esistenza di un nuovo mondo; scosceso perché il movimento si sviluppò negli anni venti del secolo breve, a cavallo tra due guerre mondiali. Era un momento storico estremamente delicato, in cui il mondo stava contando quanti milioni di morti c’erano stati durante lo sconvolgente primo conflitto mondiale e, parallelamente, si apprestava a viverne un altro.  Il Surrealismo nacque in un periodo in cui, forse, sognare era un lusso concesso a pochi. Questi “pochi” erano loro. Erano Salvador Dalí, Joan Miró, Max Ernst, René Magritte e altri che trovarono un piano superiore in cui vivere la vita, dipingendo mondi straordinari.

Renè Magritte, Golconda

Un’altra grandissima personalità che si cimentò nel Surrealismo fu l’etologo Desmond Morris, che realizzò la sua prima mostra nel 1948. Frequentò per anni artisti di quella corrente artistica e ne ricavò le avventure che compongono il suo libro Le vite dei surrealisti. Morris celebra la loro intensità e il loro delirio. Un’intensità e un delirio dati dall’impossibilità di vivere il reale e di cercare quindi rifugio nel proprio estro e nella propria intimità, data l’ostilità e la depressione generale del contorno sociale. Attraverso tutte le forme artistiche in cui si manifestò, il Surrealismo cercò di cambiare la realtà e preparare un futuro migliore. Gli strumenti per farlo sono nel nostro inconscio, ma fondamentalmente noi non abbiamo consapevolezza di quelle forze perché, seguendo quanto dice Freud, noi non siamo ciò che vogliamo ma ciò che vuole la società. Il nostro inconscio riemerge nei sogni, ed è lì che i Surrealisti vanno ad indagare: eliminare i meccanismi che inibiscono la nostra mente. Vedendo i loro dipinti, infatti, noi restiamo inizialmente spiazzati perché il Surrealismo distrugge tutte le nostre certezze e mette in discussione tutto ciò a cui siamo abituati. Solo dopo un momento di riflessione possiamo cogliere il vero messaggio di quella forma artistica: un mondo diverso da quello già costituito esiste. È nascosto dentro ognuno di noi, ma c’è. E chi non è pronto ad ammetterlo è un pazzo. Più pazzo di Salvador Dalì, che un giorno, per fare un’intervista, si presentò con lo scafandro.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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