“Brave con la lingua”: lo stretto legame tra il linguaggio e la condizione femminile

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Brave con la lingua, come il linguaggio determina la vita delle donne (Autori Riuniti) è un progetto editoriale nato a Torino tutto al femminile: si tratta di un libro in cui sono raccolti quattordici racconti di altrettante scrittrici i cui proventi saranno interamente devoluti ad associazioni che si occupano di contrastare la violenza sulle donne. Curato da Giulia Muscatelli, vanta il contributo di autrici come Francesca Manfredi (vincitrice del Premio Campiello Opera Prima 2017 con Un buon posto dove stare, edito da La nave di Teseo) ed Elena Varvello, autrice Einaudi e docente di scrittura alla scuola Holden di Torino. Questi racconti affrontano il tema del linguaggio come chiave di lettura per comprendere la condizione della donna nel nostro paese. Le quattordici autrici sono state invitate a fornire una propria definizione di linguaggio per poi raccontare quanto questo abbia rivestito un ruolo importante nel corso delle loro vite. Può davvero partire dal linguaggio quella che che si può definire “una nuova liberazione della donna?

Se si osservano da vicino le lotte e le rivendicazioni in Italia come nel resto del mondo, per la maggior parte si sono avvalse di un linguaggio che potesse comunicare efficacemente il messaggio che doveva essere promulgato. Le parole sono state le prime armi ad esprimere il dissenso di madri e mogli, di quelle donne che erano etichettate esclusivamente in quel binomio che implicitamente costituiva un vincolo per definizione. I disorganizzati commenti iniziali e le successive prese di posizione massicce sono stati gli atri strumenti utilizzati in seguito, ma tutto è partito da un pensiero esplicitato da una e poi da due, tre, quattro e poi infinite persone che hanno costituito il movimento femminista. Una parola per tutelare se stesse e le propria identità, per non ricevere un’etichetta senza fondamento che non consentiva alcuna via d’uscita.

Da trappola a trappola, anche oggi il genere femminile sembra essere quello maggiormente sottoposto a forme di violenza, a partire da quella verbale che dilaga impunita se non da risatine incapaci di cogliere la realtà del problema. Per strada con dei commenti o sui social network. Umiliazione, distruzione, annientamento prima sociale a colpi di parole, immagini e poi diretto al fisico. L’importanza di un libro come Brave con la lingua, come il linguaggio determina la vita delle donne può aiutare a comprendere con una maggior consapevolezza quello che è un problema della società odierna, che troppo spesso non consente protezioni dagli scherni di quelle parole che vengono sproloquiate senza controllo. Può essere utile, inoltre, per ribadire che questa condizione non deve essere minimamente accettata bensì combattute con altrettante argomentazioni, sempre e comunque.

Che sia verbale o fisica, non c’è violenza che non si verifichi ogni giorno e che non riempia le cronache dei giornali. Occorre partire da quello che si può definire uno sguardo nuovo sul problema, un punto di vista che si focalizzi su una risposta che le donne e la cultura possono sferrare a chi le attacca, a suon di parole. Un linguaggio può fare la differenza, può lanciare messaggi che possono modificare determinati atteggiamenti e far aprire gli occhi su quanto sia necessario intervenire attivamente per arenare talune situazioni. Non si può che auspicarsi che i libri come Brave con la lingua, come il linguaggio determina la vita delle donne siano sempre di più, in quanto hanno la capacità di dirigere le menti verso un nuovo modo di parlare che vada al di là delle definizioni ed etichette che fino ad ora hanno classificato, stereotipato, ingabbiato la donna nel nostro paese.

Daniela Dragoni per MIfacciodiCultura

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