Oliver Hardy: una vita intensa oltre Stanlio e Ollio

0 825

Oliver Hardy (Harlem, 18 gennaio 1892 – North Hollywood, 7 agosto 1957) è stato, ma non solo, la metà della mela della coppia comica formata con Stan Laurel Laurel & Hardy, in italiano Stanlio e Ollio. Due Menecmi, due gemelli li avrebbe definiti Plauto, in cerca l’uno dell’altro ancor prima d’incontrarsi sul set.

The music box

Hardy mostrò un’inclinazione allo spettacolo precoce che lo portò a costruire un linguaggio gestuale irresistibile e a girare più di 270 film, anche non in coppia con Laurel.
Le porte del cinema gli si aprirono dopo la morte del padre, poiché il nostro era alla disperata ricerca di un lavoro: aveva fantasticato di possedere una sala cinematografica, ma dovette per necessità accettare 5 dollari a settimana per fare il cattivo nei Lubin Studios di Jacksonville. Nel 1914 esordì con Outwhitting Dad (Imbrogliando papà) col nome di Oliver Norvell Hardy, ma nell’ambiente era noto anche col nomignolo “Babe” (pupo).

Se sulle scene strappava risate, nel privato viveva relazioni insoddisfacenti: dopo Madelyn Saloshin sposò Myrtille Revees da cui divorziò per i suoi problemi di alcolismo. Conobbe quindi Virgin Lucille Jones sul set di The Flying Deuces (I diavoli volanti) e fu la donna con cui si concretizzo l’unione duratura sempre desiderata.

Nel 1921 avvenne l’incontro che gli cambiò la vita, ovvero quello con l’attore inglese Arthur Stanley Jefferson, per tutti Stan Laurel, sul set di The Lucky Dog (Il cane fortunato). Non sembravano destinati a lavorare insieme, ma si ritrovarono insieme sul set di Get’Em Young del 1926, di cui Stan era il regista e Hardy uno degli attori. Un infortunio lo costrinse a rinunciare e venne sostituito in alcune scene da Stan che, travestito da donna, provocò nel pubblico un delirio di risate. Il sodalizio rinfrescò la slapstick comedy, un sottogenere comico ricco di gag collaudate che prendeva il nome dallo stick, ovvero il bastone con cui si percuoteva il perdente di turno. Seguirono film memorabili: 45minutes from Hollywood (A 45 minuti da Hollywood), Duck Soupe (Zuppa d’anatra), The Second Hundred Years (I due galeotti). Erano ormai una coppia e la relazione scenica fu sancita da un soggetto scritto per loro: The Battle of The Century (La battaglia del secolo) del 1928, che conteneva una battaglia di torte divenuta un classico della comicità.

The Sons of the Desert

Percepiti come inscindibili dagli spettatori, i due fuori dal set conducevano vita autonoma. Hardy, terminato di girare, correva a giocare a golf, a scommettere sui cavalli o a sorseggiare Martini col cantante Bill Cosby. Aveva una tendenza al dandismo insolita per un attore comico e l’assecondava frequentando registi e produttori, salvo litigarci. L’agente e produttore Hal Roach, a cui era vincolato per contratto, per questo lo licenziava e riassumeva periodicamente. Intanto il cinema viveva la fine del muto e nel 1929 Oliver girò con Stan Unaccustomed as we are (Non abituati come siamo), il loro primo sonoro. Mancavano ancora però i riconoscimenti ufficiali, che arrivarono con The Music box (La scala musicale) del 1932 per cui Oliver Hardy ottenne l’Oscar. Era la storia di una pianola che i due dovevano consegnare superando una scala di tredici gradini. Per i continui ostacoli, lo strumento tornava sempre a piano terra, costringendoli a ricominciare. Il balletto finale, con cui festeggiavano l’impresa, divenne un  cavallo di battaglia. Diverso per genere fu The Sons of the Desert (I figli del deserto) del 1933, in cui Hardy vestiva i panni del legionario. La pellicola sembrò ricalcare i rituali della massoneria, che Oliver conosceva essendo iscritto alla Salomon Lodge di Jacksonville, la stessa di John Wayne. Un’adesione convinta fatta di legami forti, affari e iniziative benefiche.

Nel 1939 Hardy girò il film più famoso non realizzato in coppia con Stan Laurel, ovvero Zenobia con Bill Cosby  poi nel 1950 Le gioie della vita di Frank Capra in cui era un allibratore di cavalli. Il passaggio alla 20thy Century Fox e alla Metro Gold Mayer, intorno al 1940, rischiò di rompere il rapporto con Laurel. Gli sceneggiatori “seriali” delle major svilivano le gag della coppia e Hardy, dopo il flop di Atollo K nel 1951, organizzò una tournée in Europa del duo Stanlio e Ollio. Giunti a Roma, conobbe anche il suo giovane doppiatore, Alberto Sordi.

Mentre il mondo del cinema passava all’innovazione del colore, i problemi di salute di Oliver Hardy ebbero il sopravvento: la serie Le Fiabe di Laurel e Hardy del ’55, diretta dal figlio di Hal Roach per la NBC e che doveva riportarlo sullo schermo, restò un progetto irrealizzato. Due anni più tardi l’attore si spegnerà e i messaggi di cordoglio di tutto il mondo accompagnarono quello di Stan:

Il mondo ha perso un grande comico, io ho perso il mio migliore amico.

Non sempre si riconosce al talento di far ridere, che Oliver Hardy possedeva, la stessa grandezza riconosciuta a chi recita ruoli drammatici e questo sicuramente è un pregiudizio. Probabile che lui lo sapesse perché, da abile viveur, guardava fisso nella telecamera cercando la complicità dello spettatore.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.