Il cantore di Bahia: Jorge Amado e le sue due anime

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Possiamo dire che agosto è stato un mese fondamentale nella vita di Jorge Amado, poiché nacque a Itabuna il 10 agosto del 1912 e scomparve a Salvador de Bahia il 6 agosto del 2001. Mese solare e pazzerello che rappresenta bene l’indole dello scrittore brasiliano, cantore di Bahia, città i cui echi folkloristici risuonano in tutti i romanzi dell’autore, anche quando è costretto ad allontanarsi dal paese natio per questioni politiche. Certamente la politica ha avuto un ruolo essenziale nella vicenda di Amado: comunista militante e membro dell’Assemblea Costituente brasiliana, quando il Partito Comunista viene dichiarato illegale, è costretto all’esilio, prima in Francia, poi in Cecoslovacchia. La militanza attiva dell’artista trae le sue origini dagli anni della giovinezza, trascorsa a lavorare nei campi col padre; la sperimentazione delle dure condizioni dei lavoratori ha dato sicuramente vita a romanzi come Cacao, epopea del lavoro nelle piantagioni e testo di forte denuncia sociale, in parte mitigata dalle bevute di cachaça e dalle risate nei bordelli. La critica di Amado non risparmia nemmeno uno dei simboli del Brasile: ne Il paese del Carnevale lo scrittore si scaglia contro l’uso turistico e superficiale della festa più famosa del paese sudamericano.

Così il suo primo libro di successo mondiale, Jubiabá, si distingue per l’approfondimento di temi impegnativi, legati al razzismo e alle ingiustizie di classe. È la storia di un giovane di colore che viene accolto da una ricca famiglia di bianchi e viene apertamente discriminato, nonché cacciato, quando si innamora di una delle figlie. 

Salvador de Bahia

Il romanziere inizia quindi con uno stile realista e i suoi testi trasudano un forte spirito di denuncia delle ingiustizie della società in genere e di quella brasiliana in particolare. Ma ad un certo punto del suo percorso letterario Amado approda al romanzo fantastico, vicino al realismo magico di altri autori del Sudamerica. Un elemento che forse contribuisce a questo cambiamento di rotta è il suo interesse per il Candomblé, religione afrobrasiliana, mista di tratti totemico-naturalistici e di elementi cristiani, nata proprio dall’unione sincretica delle religioni africane giunte sulle coste brasiliane già a partire dal XVI secolo e la religione cattolica, diffusa dai portoghesi sbarcati a Salvador. La credenza consiste nel culto degli Orixa, emanazioni del Dio unico, Olorun. Gli spiriti che vengono adorati rappresentano di fatto archetipi antropologici; a ciascuno di essi sono associati determinati colori, attività umane, tipi di alimenti ed erbe mediche. Sono in grado di trasmettere agli umani l’axé, cioè l’energia universale che è in tutte le cose e nei viventi.

Questo mondo fatto di tradizione e magia aleggia senza dubbio nei romanzi appartenenti alla seconda maniera dello scrittore, che si caratterizza appunto per l’apertura al surreale e al fantastico, pur senza abbandonare del tutto l’interesse sociale. Tra i romanzi più notevoli di questa serie ricordiamo Gabriella, garofano e cannella, Teresa Batista, stanca di guerra e Vita e miracoli di Tieta de Agreste. Si nota un interesse preponderante per le figure femminili, eroine passionali e selvagge, indomite ma anche fragili, umanamente comprese e delicatamente ritratte dalla forte capacità introspettiva di Amado.

Dona Flor e i suoi due mariti, versione cinematografica di Barreto

In questo contesto non possiamo certo dimenticare quello che forse è il suo romanzo più famoso, da cui sono stati tratti anche degli adattamenti cinematografici e teatrali: Dona Flor e i suoi due mariti.

Il testo ha uno schema originale: ogni capitolo inizia con la descrizione di una ricetta culinaria. La trama è poi singolare: la protagonista, l’insegnante di cucina Flor, rimasta vedova, si risposa. Ma non ha fatto i conti con il fantasma fin troppo reale e carnale del marito, che le si mostra in continue ed ossessive visioni, sempre disposto a soddisfarla sessualmente. Il gioco è fatto: come ci insegna Isabel Allende con Afrodita, sesso e cucina sono sempre gli ingredienti giusti per una storia di successo, soprattutto se è condita con le spezie dell’ironia e decorata dai colori e i profumi di una Bahia labirintica e ipnotica, dentro le cui vie il lettore è invitato a perdersi.

Flor si ritrova così con due mariti. E lo stesso Amado deve fare i conti con due anime: da una parte quella mossa dalla denuncia del mondo reale, dall’altra quella legata alle rigogliose descrizioni di un mondo surreale, dove tutto può (ancora) succedere. Allo stesso modo coesistono nelle sue opere due cuori che pulsano all’unisono: quello legato alla realtà locale e quello contaminato dalle esperienze dell’esilio, che non sono però riuscite a cancellare il calore della sua potenza narrativa, esuberante e sensuale, in una parola, viva.

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

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