Idee di progresso e ottimismo difficile: è questa la “Nuova età dell’Oro”?

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Nuova età dell’oro di Ian Goldin e Chris Kutarna (Il Saggiatore) è un libro che parla di positività, di ottimismo e di progresso. Confrontando la nostra epoca al Rinascimento, gli autori sostengono che nessuna epoca è stata favorevole come la nostra alla fioritura del genio, perché in nessuna epoca il rapporto tra scienza e tecnologia è stato così stretto. In un mondo dove siamo abituati a sentir parlare di disastri ecologici, di guerre massacranti, di riaffermazione dei fascismi, la positività di questi ricercatori appare controcorrente. Ma non è forse perché da lungo tempo ormai ci siamo disabituati all’idea stessa di ottimismo? Da dove viene la nostra idea di progresso?

Nuova età dell’Oro

Nonostante l’incredibile sviluppo economico e industriale che hanno conosciuto il XX e XXI secolo – l’epoca del “postmoderno” – gli eventi storici e il pessimismo diffuso sembrano aver messo per sempre in discussione quell’idea (già criticata da Leopardi nella Ginestra) di «magnifiche sorti e progressive» che l’umanità aveva creduto di conoscere quando, per la prima volta, si era affrancata dai cicli naturali grazie alla scienza. Il Settecento, con il suo desiderio di emancipazione dell’individuo, con la sua volontà di allargare la rete delle conoscenze a un’esperienza panottica, con la sua fiducia nelle qualità luminose dell’uomo, come prevenzione contro ogni forma di oscurità e di male sembra – a noi uomini post-postmoderni – aver preso un grosso abbaglio.

Le due guerre mondiali e l’affermazione di regimi totalitari all’inizio del Novecento – proprio in quell’Europa che era stata il fiore all’occhiello del dinamismo culturale e che aveva prodotto le maggiori idee di uguaglianza e di libertà degli uomini – hanno sempre più confermato la convinzione dell’impossibilità di progresso autentico per l’uomo. La storia con il suo andare e tornare ciclico, con i suoi momenti di gloria e di orrore, sembra aver voluto dar ragione a Nietzsche presentandosi come un inesorabile “eterno ritorno”. La stessa evoluzione tecnologica, quella che secondo gli illuministi avrebbe dovuto finalmente liberare l’umanità dalla schiavitù, sembra essersi rivoltata contro il proprio creatore.

Nuova età dell'Oro
Dal film “Young Frankenstein”

L’idea della pericolosità della scienza, del suo lato oscuro, è permeata già da secoli nel nostro immaginario. Basti pensare al Frankenstein di Mary Shelley, pubblicato nel 1818, agli albori dei primi progressi tecnologici. Da allora l’immagine del mostro che può prender vita dalle nostre mani, fino a sorpassare le nostre capacità di controllo, il timore dell’umano non-umano non ha smesso di infestare le nostre coscienze. Nel corso del XX secolo si accumulano le distopie: tutta una serie di romanzi e sceneggiataure in cui viene messa in scena questa “progressiva” emancipazione della macchina dall’uomo, piuttosto che dell’uomo dalla natura. In 1984 George Orwell dà vita ad un mondo dove sono le macchine, i televisori e le telecamere, a controllare la nostra vita, a impedire qualsiasi libero gesto umano. L’idea di totale riduzione alla schiavitù della vita umana è portata alle sue estreme conseguenze nel film Matrix del 1999, in cui l’uomo viene ridotto a un “corpo” o meglio un ammasso di energie con l’unica funzionalità di nutrire le macchine. Sono queste, infatti, a dirigere il mondo reale, mentre gli uomini sono limitati ad una dimensione onirica; imprigionati in un’illusione che nella realtà non è altro che una serie di linee di programmazione.

Matrix

In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, oramai dal digitale, la cultura sembra aver dato forma a una paura inespressa, ad un rimosso, per dirla con termini freudiani: il timore della perdita del contatto con la realtà, la paura di smarrire noi stessi come umani – esseri “sentimentali” fino al patetismo – di perdere, infine, la nostra stessa corporeità e finitezza. Essa ha proposto e propone tutt’ora una visione critica, di opposizione (come ogni vera forma di cultura dovrebbe essere) e promulga una volontà di resistenza contro l’obnubilazione delle menti in favore di un sistema artificiale.

Nuova età dell’oro sembra allora porsi come un’opposizione dell’opposizione, minando a scardinare il pessimismo cronico da cui la nostra società sembra essere affetta e ponendo le basi per ripartire. Come la Fenice, potremo forse rinascere dalle nostre ceneri, ma sempre tenendo a mente che, in quelle stesse ceneri, è scritta la nostra storia.

Consuelo Ricci per MifacciodiCultura

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