Louis Armstrong, il “Mister Jazz” che ha rivoluzionato l’anima del genere jazz

0 1.039

Louis Armstrong, il “Satchmo” (“bocca a sacco”), ha rappresentato una delle più grandi personalità nel jazz del ‘900, rivoluzionando e influenzando dall’interno il genere e i suoi artisti successivi.

Louis ArmstrongDagli studi del ricercatore Thad Jones è stato possibile risalire all’esatta data di nascita dell’artista, che risulta essere il 4 agosto 1901 a New Orleans. La vita di Louis Armstrong, nipote di schiavi neri e precocemente abbandonato dal padre e in seguito affidato alle cure della nonna, non è stata semplice. L’infanzia la vive in un distretto in cui i bordelli erano legali, The Battlefield, e nonostante i lavori saltuari per mantenersi, anche la madre entrò nel giro della prostituzione. Malgrado le difficoltà, si avvicinò ben presto alla musica: all’età di undici anni, finito in orfanotrofio (la Waif’s House) per aver sparato a Capodanno con una pistola rubata, Armstrong si inserisce nella banda musicale dell’istituto facendo il tamburino.

Successivamente affina la sua abilità nell’uso della cornetta entrando nella band del riformatorio per ragazzi neri, la New Orleans Home for Colored Waifs. Ben presto conosce gli artisti di spicco del tempo: Buddy Petit, Bunk Johnson, Kid Ory, e soprattutto Joe Oliver, suo mentore che lo porterà a Chicago. Difatti nel 1919 qui Armstrong prende il suo posto nel gruppo di Kid Ory. Nel 1922 viene assunto al Lincoln Gardens in cui suona come seconda cornetta nella Creole Jazz band. Il trombettista statunitense ha inoltre accompagnato molte figure femminili blues più celebri del tempo come Bessie Smith nel 1925 per gli album St. Louis Blues e Reckless Blues, Ma Rainey, Trixie Smith, Clara Smith in Nobody Knows The Way I Feel Blues, Maggie Jones e altre ancora.

Louis ArmstrongIl talento di Louis Armstrong, altamente riconosciuto non solo dagli appassionati del genere, lo si rintraccia facilmente nell’originalità della sua musica e nel cambio di rotta che l’artista ha dato al genere iniziando il suo percorso come solista, che segnerà il passaggio dal jazz dello stile di New Orleans, nel quale gli strumenti hanno pari ruolo e la band è divisa da una sezione ritmica e una melodica, al jazz classico di fine anni ’20, nel quale c’è una contrapposizione tra il solista e la band. Ecco perché nello stile di New Orleans l’improvvisazione ha un ruolo ridotto rispetto al jazz classico, nel quale la creatività individuale ha ampio margine.

Certamente tutti conoscono What A Wonderful World del 1967, capolavoro senza tempo nel quale è possibile riconoscere il genio e il carisma del trombettista statunitense. La canzone è stata scritta da Bob Thiele e George David Weiss, incisa da Armstrong circa quattro anni prima della sua morte, avvenuta il 6 luglio 1971 a New York.

L’originalità del suono di Armstrong è così vivace sin dal suo primo successo datato 1929, Ain’t Misbehavin’. Negli anni ’20 Louis stava costruendosi la sua carriera partendo da New Orleans, passando per Chicago e poi a New York nel ’24, stabilendosi qui nel ’29, città in cui gli fu proposto di incidere il pezzo scritto e registrato dal pianista Fats Waller.

Louis ArmstrongUno dei pezzi più travolgenti per la dolcezza disarmante è La vie en rose, capolavoro di Édith Piaf del ’45 scritta con Louis Guglielmi e simbolo della Francia, che fu riscritto da Armstrong nel ’52 con un riadattamento di Mack David.

Altra forza del trombettista statunitense è stata la sua versatilità da un punto di vista artistico, ad esempio in ambito cinematografico. Vera perla che dispiega l’origine del jazz che fa da sfondo ad una storia amorosa, La città del jazz (1947) di Arthur Lubin, fa emergere l’espressività di Armstrong. Così come in Hello, Dolly! (1969) di Gene Kelly, nel quale cantò in duetto con Barbra Streisand l’omonima canzone datata 1964. Hello, Dolly! è stato uno degli ultimi successi di Louis, scritto da Jerry Herman per l’omonimo musical che a quel tempo esordiva a Broadway, con il quale il musicista ottenne due Grammy, totalmente diversa dalla successiva What A Wonderful World. Inoltre importante fu la collaborazione con Ella Fitzgerald, una delle più grandi voci femminili del jazz, con la quale incise tre album: Ella and LouiseElla and Louis AgainPorgy and Bess. Impossibile dimenticare l’armonia delle loro voci nel brano Dream A Little Dream Of Me del 1931.

Louis ArmstrongLa figura di Louis Armstrong è nota anche per la sua forza politica, difatti è stato un forte sostenitore di Martin Luther King e dei diritti dei neri, anche se preferì non mischiare la politica con la sua musica.

La bellezza della tromba di Armstrong, ormai simbolo del genere jazz, definito in precedenza ragtime (“tempo stracciato”) è ben vivo nelle sue storie d’infanzia, di una New Orleans che gli ha insegnato la musica e la determinazione, soprattutto lo schiaffo del razzismo. Il “Mister Jazz”, così denominato da Duke Ellington, ha inoltre riadattato al genere jazz anche la musica classica, basti pensare al dramma di Giacomo Puccini, Madame Butterfly, la tragedia giapponese Cio-Cio-san.

Giorgia Zoino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.