Il Teatro alla Scala, dimora di Euterpe

0 999

La sobria facciata neoclassica della Scala, ad un primo sguardo, può trasmettere austerità e freddezza. Eppure, non appena le porte dell’ingresso principale si dischiudono, lo splendore del teatro ci acceca. Colonnati, busti di marmo, tappeti rossi, intarsi dorati e quel gigantesco lampadario che sovrasta la platea sembrano, per un istante, riportarci indietro, in un’epoca lontana, quando i nobili arrivavano su sferraglianti carrozze e Piazza della Scala ancora non esisteva.

facciata_scalaImmaginate di entrare alla Scala, e di tornare indietro nel tempo, come per magia. Tornare a quel 3 agosto 1778, quando il teatro fu inaugurato, indossare il vostro abito migliore – secondo la moda dell’epoca, s’intende – e prendere posto in uno dei palchi, in mezzo alla nobiltà. Lo spettacolo inizia, ma a quasi nessuno importa davvero, in quella sala illuminata a giorno. Si prende il binocolo per guardare chi siede nel palchetto vicino o in quello di fronte, per poi discuterne animatamente con chi siede al proprio fianco. Oppure, si può decidere di consumare un lauto pasto – le cucine erano proprio lì, dove ora vi sono i guardaroba – o di giocare a carte e scommettere, soldi veri, naturalmente. Le scenografie si susseguono sul palcoscenico, mentre i virtuosismi della primadonna attirano di tanto in tanto le orecchie degli avventori, che per un attimo interrompono i pettegolezzi e i divertimenti. E di lì applausi, bis! Il soprano si inchina, mentre le luci sfavillano sul suo sfarzoso abito.

Fino a che, nel 1898, non arrivò Toscanini a mettere in riga tutti. Via le luci, via i bis, via i ritardatari. Rispettiamo la volontà del compositore: diamo alla musica l’autorità e l’attenzione che merita. Perché è la Musica la vera protagonista, la linfa vitale che dal palcoscenico si propaga fino alle gallerie, impadronendosi dello spazio. Facendo vibrare le anime.

Alla Scala ci sono passati tutti: Rossini, Donizetti, Bellini, Paganini, Verdi (senz’altro una delle personalità più legate al teatro scaligero), Puccini, la Callas. Nomi che hanno portato Milano e l’Italia al centro della cultura europea, nomi che hanno fatto la Storia. Nomi che ancora echeggiano, come spettri, tra le mura del teatro e nelle sale del museo, a ricordarci il loro passaggio. A ricordarci come questo teatro sia unico al mondo.

scala.630x360La Scala non è solo un’istituzione, è un simbolo. Non è un caso che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il teatro sia stato riaperto immediatamente: nel 1946 Milano risorge, come una fenice che rinasce dalle ceneri, dai bombardamenti e dal dolore. Milano riparte da qui, dal suo centro pulsante: un cuore che batte ritmicamente, seguendo i flussi sinuosi di una sinfonia, la magniloquente grandiosità dell’opera, il rincorrersi dei movimenti di una sonata.

Il Teatro alla Scala è un tempio delle meraviglie – per parafrasare la pellicola di Luca Lucini e Silvia Corbetta – e quando lo si visita una volta, è praticamente impossibile non rimanerne rapiti. È come rimanere vittime di un incantesimo, come se, una volta usciti dal teatro, una forza misteriosa ci attirasse di nuovo al suo interno e in noi si facesse strada la sensazione del ritorno. Torneremo a riascoltare storie vecchie di secoli, popolate da personaggi storici e fittizi, le cui parole risalgono a copioni ormai vetusti che però parlano ancora a noi, alla nostra contemporaneità. Perché certe storie, certi miti, sono sempre attuali. La musica che non solo li accompagna, ma che li racconta e li sostanzia, è ancora in grado di emozionarci.

Nessuna registrazione sonora e nessuna riproduzione audiovisiva possono replicare davvero ciò che avviene sulla scena, davanti ai nostri occhi, non è possibile ricreare la favolosa acustica (da sempre un punto di forza della Scala) come non è possibile ricreare l’atmosfera che pervade il rituale di un concerto.

Ci sono luoghi che devono essere visti, altri che vanno vissuti. Luoghi dall’aura quasi sacrale che noi, comuni mortali, abbiamo il diritto, o forse il dovere, di profanare con la nostra presenza. Per onorare ancora una volta la Musa Euterpe, protettrice della Musica.

Lo storico teatro milanese è la dimora della musica classica, del melodramma, del “bel canto”, del balletto. Ma non per questo Euterpe sbarrerà l’ingresso a chi non appartiene esclusivamente a quel mondo così apparentemente elitario. Basti pensare a chi si è presentato alla prima della Scala qualche anno fa, in occasione della Giovanna d’Arco di Verdi, in mezzo alle signore impellicciate e ingioiellate (non così lontane, forse, dalle nobildonne che affollavano i palchi nel diciottesimo secolo): Patti Smith – la dea del rock irrompe nel tempio dell’opera classica. Eresia?

[Giovanna d’Arco] was an inspiration to me. It’s culture. And culture, you know, is at the heart of human experience.

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.