Isabel Allende: la scrittura come viaggio per conservare la memoria

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Isabel Allende nasce il 2 agosto del 1942 a Lima, Capitale del Perù.

La scrittura per me è un disperato tentativo di preservare la memoria. I ricordi restano per le strade, come brandelli lacerati del mio vestito. Scrivo perché l’oblio non mi sconfigga.

Isabel Allende coi figli

Abbandonata da piccolissima dal padre, Isabel si trasferisce in Cile e, grazie al cugino di quest’ultimo Salvador Allende, avrà una figura paterna vicino: sarà Salvador, futuro presidente cileno, ad occuparsi di lei e dei suoi fratelli. È proprio in quegli anni che la futura scrittrice inizia ad appassionarsi ai libri e alla scrittura, soprattutto grazie alla ricca biblioteca del nonno, che lascia la nipote libera di leggere tutto ciò che desidera. Di pagina in pagina, la lettura porta Isabel alla consapevolezza dell’essere nella parola scritta, una permanenza di coscienza che conduce la scrittrice nel suo metodo, silenzioso ed introspettivo, di indagare il mondo, le persone e la vita stessa.

Sposa Miguel Frìas dal quale ha due figli, ma il suo è un cammino difficile, a tratti amaro, come se il dolore si fosse innamorato della sua anima: la tragica scomparsa di Salvator Allende spinge Isabelle a dar voce alla propria passione politica, rabbia e sofferenza confluiscono nel suo primo meraviglioso romanzo, La casa degli spiriti, pubblicato nel 1982. A 45 anni Isabel divorzia dal primo marito, per poi sposarsi nel 1988, con William Gordon.

Nel 1991 la figlia Paula, a soli 28 anni, si ammala gravemente ed entra in coma: in questi anni, Isabel non lascerà mai il suo capezzale. La morte di Paula avviene nel 1992 e darà vita all’omonimo romanzo. La vita della Allende sembra ruotare attorno al dolore, alle perdite, all’amore e alla memoria. Il dolore e le perdite sono insegnanti, l’amore aiuta a resistere e dà gioia e la memoria è la materia prima di tutto il suo lavoro. I ricordi, il desiderio di fermarli e non lasciare che si disperdano, il riviverli dentro di sé e il richiamare alla memoria tutti coloro che in qualche maniera sono entrati nella sua vita e la hanno arricchita. L’oblio è il solo nemico per Isabel, uno spirito con cui spesso si trova a fare i conti. L’opera della scrittrice, una delle voci più toccanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola, è carica di malinconia e rimpianti, attenuati, nella loro gradazione fredda del grigio, da una costante sfumatura rosa, leggera, come l’umorismo che riesce a sollevare immagini e parole. La gioia di vivere e il desiderio di riscattare la propria vita conducono Isabel a rifugiarsi in mondi irreali per stemperare la durezza del dolore, e l’angosciante realtà dove si muove l’eterogeneo universo femminile descritto attraverso un ricco vocabolario che rende il suo stile fluido e avvincente.

Con Paula

Nei romanzi di Isabel Allende intrecciano con grande maestria vite, personaggi e racconti con numerosi flashback e anticipazioni che ci permettono di addentrarci in una temporalità apparentemente astratta, circolare, senza interruzioni. Pagina dopo pagina il lettore si sposta da un paese ad un altro, da un carattere ad un altro, in un continuo faccia a faccia con emozioni e stati d’animo talmente veri da sentirli interamente sulla pelle. Numerosi personaggi vivono la scena, ma le descrizioni sono talmente particolareggiate, lineari e scorrevoli da impedire la dispersione del lettore. Isabel Allende riesce a catturare l’attenzione, mantenendo la presenza del lettore in ogni vicenda, impedendogli così di perdere il filo.

Isabel ha indossato i panni di giornalista, narratrice di racconti per bambini, autrice di opere teatrali e sceneggiatrice per radio e TV, ma quelli che indossa con maggiore naturalezza sono quelli di scrittrice, mettendo in gioco tutto e sempre. Come fosse una medium, racconta ciò che i personaggi sentono e vogliono che racconti rendendo la trama inaspettata per la scrittrice stessa. Sensibilità unica, passione esagerata e realismo magico sono concentrati nell’animo di un’unica scrittrice, Isabel, la forza della memoria.

Alla fine, l’unica cosa a cui possiamo attingere a piene mani è la memoria che abbiamo intessuto. Ognuno sceglie la tonalità con cui raccontare la propria storia; a me piacerebbe scegliere la chiarezza durevole di una stampa su platino, ma niente nel mio destino possiede tale luminoso requisito. Vivo tra gradazioni sfumate, velati misteri, incertezze; la tonalità con cui raccontare la mia vita si accorda meglio a quella di un ritratto in seppia.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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