Giancarlo Giannini, 76 anni di anima e voce del cinema mondiale

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Giancarlo Giannini, 75 anni di anima e voce del cinema mondiale
Melato e Giannini, travolti dal destino sul mare d’agosto

A chi non capita di girare quasi cento film, con i registi più importanti e acclamati (ma anche più diversi) dell’orbe terraqueo, attraverso cinquant’anni di carriera, vincere 6 David di Donatello, 5 Nastri d’argento e 5 Globi d’oro, incarnare ogni tipo di personaggio (dal mafioso al poliziotto corrotto, dall’operaio politicizzato al seduttore conclamato), diventare un’icona, lavorare in televisione, fare il regista ed infine riuscire in un’impresa titanica come quella di far assurgere un “mestiere”, come viene normalmente considerato nel rutilante mondo del grande schermo quello del doppiatore, a livello di un’arte? Forse non proprio a tutti, in verità: nondimeno, è quello che è riuscito a Giancarlo Giannini (La Spezia, 1° agosto 1942).

Tutti ricordano, o almeno dovrebbero in un mondo perfetto, il legame iconico con Lina Wertmüller dai titoli chilometrici (Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto e diversi altri, fino a quel Pasqualino Settebellezze che gli valse la stranamente unica candidatura all’Oscar) e la partnership con Mariangela Melato. Si trovano facilmente nei cassetti della memoria i lavori con Bolognini, Lattuada, Scola, Zingarelli, Kramer, Risi, Visconti, Monicelli, Ford Coppola (nell’episodio migliore del bel New York Stories) e numerosi altri mostri sacri della regia: dovendo fare una scelta, una sola, che sia una summe teologica della bravura del Giannini attore, in maniera forse opinabile sceglieremmo il ruolo di Rinaldo Pazzi, poliziotto che si fa attrarre dal lato oscuro in Hannibal di Ridley Scott, che Giannini interpreta con un’intensità quasi surreale.

Giancarlo Giannini, 75 anni di anima e voce del cinema mondiale
Giannini in Dramma della Gelosia

Poliedrico, ovviamente, questo Giancarlo Giannini, un’eccellenza italiana che come tutte le eccellenze è supremamente individuale al di là di qualsivoglia nazionalismo: sfaccettato e osiamo pensare curioso, perché se è piuttosto lapalissiano che doppiare Robert De Niro possa essere interessante, soltanto uno spirito irrevocabilmente curioso può provare stimolante prestare la propria voce per doppiare Raul Menendez in Call of Duty III: Black Ops, ossia un videogioco. E ancora, quale persona mostruosamente interessante può mai essere questo Giancarlo Giannini che è inventore, tanto da essere l’ideatore del giubbotto multifunzione che Robin Williams possiede in Toys (Ispettore Gadget, muori d’invidia)? Forse appena meno interessante di questo Giancarlo Giannini che, quasi ovviamente, è anche scrittore e che in Sono ancora un bambino, in cui racconta aneddoti, idee e invenzioni e col quale vince nel 2015 il premio Cesare Pavese, tanto per chiarire che può eccellere in qualsiasi attività si voglia cimentare.

Dicevamo del doppiaggio: e Giancarlo Giannini è il doppiaggio, personificato ed elevato ad arte al di là di qualsiasi intellettualmente snobistica forma di alterigia nei confronti di questa pratica. De Niro, Pacino, Gibson, Michael Douglas, Ian McKellen, Hoffman, McDowell, Depardieu, Irons and so on, in film di importanza capitale, di elevatissimo valore filmico e artistico, che dal doppiaggio – di Giannini – non hanno avuto problemi di losing in translation, ma ne sono stati addirittura valorizzati. Gli attori da lui doppiati, ma dovremmo dire “impersonati”, “interpretati”, ne hanno spesso lodato la prestazione e riconosciuto il riflesso positivo sul film: ma forse il riconoscimento più importante in tal senso venne da Stanley Kubrick, che si complimentò con Giannini per il lavoro magistralmente eseguito.

Rinaldo Pazzi e Hannibal Lecter, due mostri sacri

La voce, uno strumento d’arte che si estrinseca in modi alquanto diversi: un talento ed anche una passione, dobbiamo credere, per Giancarlo Giannini, vera passione. Il quale ultimamente narra, in una trasmissione televisiva di nicchia intitolata Racconti neri, le storie del terrore di più grandi scrittori di tutti i tempi. Tra questi, Edgar Allan Poe, e davvero, non riusciamo ad immaginare, adeguata traduzione permettendo, chi potrebbe interpretare meglio il visionario bostoniano: perché, ne siamo convinti, un altro artista-doppiatore che possa leggere il Corvo con più efficacia non calcherà le scene mondiali – mai più.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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