Facebook e l’ennesimo caso di censura: stavolta è il turno di Rubens

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Ancora una volta Facebook censura un’opera d’arte: negli anni i casi sono stati diversi e legati a quadri più o meno celebri, e perfino a noi di Artspecialday è capitato di vederci censurato un articolo su Nicolas Poussin, costringendoci a sostituire l’immagine di copertina che vedeva alcuni putti nudi con il celebre quadro Et in Arcadia ego, quindi non vi è poi così da stupirsi se l’algoritmo del buon costume abbia classificato come impropri i nudi di Pieter Paul Rubens.

L’artista fiammingo nelle sue opere trasmise tutto il suo amore per le forme del corpo umano, in particolare femminile, scandalizzando i suoi coevi col suo scostumato (letteralmente) gusto barocco. Evidentemente tutto ciò è ancora considerato “sconveniente” se non “pornografico” e lo dimostra Facebook, ancora una volta in prima linea nel non comprendere una forma artistica che celebra l’uomo. Giustamente il social network attua una politica di controllo sui contenuti (cosa che per esempio non fa Twitter), ma nonostante le proteste che vanno avanti da anni, sembra non ci sia interesse nel migliorare il sistema di censura dei nudi, andando quindi a bloccare un certo tipo di arte solo perché non rispetta determinati standard, quando l’arte per sua essenza stessa non deve corrispondere a nessun canone né sottostare a regolamentazione.

Chi in particolar modo ha deciso di protestare contro la censura dell’opera di Rubens è l’ente turistico delle Fiandre, Visit Flanders, che ha deciso di rispondere in maniera ironica ed artistica.

La censura artistica continua a perseguitare Peter Paul Rubens. Nel XVII secolo, la chiesa chiedeva al pittore barocco fiammingo di dipingere “perizomi” su determinate parti del corpo delle sue figure femminili. Oggi, i social media, fra cui Facebook, vanno oltre. Seni, glutei e cherubini di Rubens e altri vengono rifiutati sulle piattaforme. L’intelligenza artificiale di Facebook classifica come nudità le parti del corpo scoperte all’interno di un’opera d’arte, ma non fa distinzione fra nudo pornografico e nudo artistico. Le Fiandre, luogo per eccellenza per godere appieno del talento dei Maestri Fiamminghi, protestano con ironia contro questa censura artistica. Nella Casa di Rubens gli “amanti del nudo” con un account sui social media vengono cordialmente, ma decisamente, invitati ad uscire. Con questa iniziativa provocatoria le Fiandre inviano un invito chiaro a Facebook: come risolviamo insieme la questione?

Nella casa che fu dell’artista ad Anversa, è stato girato un video paradossale dove vediamo alcuni visitatori venire allontanati dalle opere da alcuni solerti agenti poiché non è concesso loro di guardare nudità. Dopotutto Peter De Wilde, CEO di Visit Flanders, ha spiegato che questo approccio sta impedendo all’ente turistico di promuovere le opere presenti sul territorio sul social network più utilizzato, andando a creare un grave danno ma anche un paradosso. Zuckerberg ha dichiarato di voler combattere le fake news e di rendere la sua creatura più di un semplice social, ma una vera e propria piattaforma di scambio e condivisione: censurare l’arte non può essere la base di tale ambizioso progetto.

Facebook pare stia rivedendo il suo algoritmo per l’ennesima volta. Per scoprire se è vero o meno, lo scopriremo presto: tra quanto leggeremo ancora di opere d’arte scambiate per immagini pornografiche? Sospettiamo non molto.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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