Christopher Nolan, maestro dell’inganno e della decostruzione narrativa

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Christopher Nolan è senza ombra di dubbio uno dei registi maggiormente apprezzati dal pubblico degli ultimi anni. Nato il 30 luglio 1970, nella sua carriera quasi ventennale ha prodotti diversi grandi successi commerciali che possiamo allo stesso tempo inserire tra le pellicole migliori e più interessanti realizzate nel nuovo millennio. Il suo film di debutto, Following, esce nel 1998 e anticipa già alcuni dei tratti fondamentali della sua poetica cinematografica. La pellicola, realizzata con un budget limitatissimo, è prodotta da Emma Thomas, storica compagna del regista britannico con la quale ha anche fondato la casa di produzione, la Syncopy Films. Di Following, Christopher Nolan ha curato personalmente quasi ogni dettaglio, dal soggetto alla regia, dal montaggio alla fotografia. Inoltre, la complessa costruzione narrativa, arzigogolata e non lineare, che fa da scheletro del debutto del regista inglese, prefigura con due anni di anticipo Memento (2000): il film che a conti fatti consacra Christopher Nolan come uno dei registi più originali della sua generazione.

Christopher Nolan
Memento

Il motivo è presto detto: Memento articola dentro di sé due linee narrative ben definite ma allo stesso tempo in netto contrasto. Una di queste procede con linearità e viene presentata allo spettatore attraverso l’utilizzo del bianco e nero, offrendo un contesto oggettivo allo spettatore, mentre dall’altro lato il dramma del protagonista viene montato al contrario e a colori. Il disturbo di cui soffre Leonard Shelby, interpretato da Guy Pearce, viene così rappresentato direttamente attraverso il montaggio: l’uomo soffre di una forma di amnesia anterograda che non gli permette di immagazzinare nuove informazioni. Ogni quindici minuti la sua memoria viene resettata al trauma che ha scatenato il disturbo, la morte della moglie. Christopher Nolan costruisce così un castello di carte narrativo che non può cadere, se non nelle convinzioni del protagonista stesso. Leonard continua a ripetere che «i ricordi possono essere distorti, sono una nostra interpretazione, non sono la realtà, sono irrilevanti rispetto ai fatti», ma questa sua certezza maschera l’inganno al quale si è autonomamente sottoposto.

L’inganno è l’artificio narrativo che sta alla base anche di The Prestige (2006), un altro film di Christopher Nolan in cui la decostruzione della temporalità filmica non funge solo come esercizio stilistico bensì si propone come un vero e proprio metodo per stupire costantemente lo spettatore. Mettendo in scena l’aspro conflitto tra due illusionisti (interpretati da Christian Bale e da Hugh Jackman) che cercano costantemente di prevalere l’uno sull’altro, Nolan cerca di realizzare nei confronti dei suoi spettatori quello che i protagonisti della pellicola cercano di fare con i loro: un atto che può essere riassunto con il leitmotiv del film, quel «voi volete essere ingannati» che viene ripetuto a più riprese e che sembra appunto rivolto direttamente agli spettatori stessi.

Christopher Nolan
Il cavaliere oscuro

Un altro tassello fondamentale della filmografia di Christopher Nolan è la trilogia dedicata al personaggio dei fumetti Batman, che si compone dei film Batman Begins (2005), Il cavaliere oscuro (2008) e Il cavaliere oscuro – Il ritorno (2012). Il fattore che ha reso queste pellicole le più interessanti in generale a livello di rappresentazione supereroistica è l’intelligente realismo che le pervade. In particolare, la scelta più originale da parte del regista inglese è stata quella di creare un Joker molto diverso rispetto ad esempio a quello interpretato da Jack Nicholson nel Batman (1989) di Tim Burton: un folle criminale guidato dalle grandi capacità attoriali di Heath Ledger, che per la sua interpretazione ha ricevuto anche un Oscar postumo. Oltre a ciò Nolan è riuscito a catturare sapientemente, in particolare con il terzo episodio della trilogia, il clima che viviamo attualmente nella società post-11 settembre, dimostrandosi un buon interprete dello spirito del nostro tempo.

In ultima analisi, non si può parlare di Christopher Nolan senza citare i suoi due capolavori: Inception (2010) e Interstellar (2014). Nel primo, il regista inglese utilizza il sogno come veicolo narrativo principale, ma invece di perdersi in scenari e sequenze dai toni surrealisti decide invece di articolarlo secondo le logiche dell’action movie e del thriller psicologico. È soprattutto la mente di Dominic Cobb (interpretato da Leonardo DiCaprio) ad essere la vera protagonista materiale della pellicola: il desiderio di riabbracciare i suoi figli e il rimpianto della moglie scomparsa si manifestano continuamente come segni del suo profondo disagio interiore.

Christopher Nolan
Christopher Nolan

In Interstellar invece Christopher Nolan ci propone un’analisi del rapporto di un padre verso la propria figlia inserendolo in un contesto fantascientifico: come d’altronde è ricorrente nella sua produzione filmografica, il film utilizza una struttura narrativa non lineare per cercare costantemente di stupire lo spettatore per provocare forti emozioni. Tutto ciò non sarebbe tuttavia possibile senza l’accompagnamento musicale di Hans Zimmer, frequente collaboratore di Nolan e vero e proprio maestro nella realizzazione delle colonne sonore cinematografiche.

Il cinema di Christopher Nolan è questo, ma anche molto altro. Ad ogni visione di un suo film si possono notare finezze e dettagli di pregio che spesso sfuggono al primo sguardo: una particolarità che, nel complesso dei blockbuster hollywoodiani prodotti ogni anno, si presenta come una splendida eccezione.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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