Tiziano Terzani, colui che litigò con Oriana Fallaci sull’11/9

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Il 14 settembre 1938 nasce a Firenze, da una famiglia di umili origini, Tiziano Terzani. Corrispondente italiano dall’Oriente, è stato sia scrittore che giornalista, oggi ricordato per molte delle sue tesi sull’economia e sulla vita.

Tiziano Terzani in Cina
Tiziano Terzani in Cina

Morto il 28 luglio del 2004 per un tumore, ha lasciato dietro di sé innumerevoli scritti, forse oggi troppo facilmente spesi tramite citazioni e facili riprese dal grande mondo di Internet.

La sua avventura nel mondo giornalistico inizia durante la sua esperienza liceale, ove nel 1957 si diploma con il massimo dei voti. Già nel ’55 collabora con Il giornale del mattino dove scrive, un po’ come tutti quelli che vogliono dedicarsi a questa carriera, di sport. Intanto, Tiziano inizia l’Università e in quegli anni conosce Angela Staude: donna di una famiglia benestante ma considerata fuori dagli schemi, allora giovanissima, sarà lei la compagna di vita dello scrittore, che mai si separerà dall’acculturata moglie, nonostante soffrisse sicuramente la differenza sociale tra loro.

È proprio per colpa di quella sua condizione sociale che non riesce a studiare all’estero, non riuscendo a mantenersi all’università di Leeds.

Tornato in Italia inizia una carriera che sembra così lontana da lui: viene assunto in Olivetti, ove svolge un ruolo manageriale che a distanza di anni ha quasi del paradossale, soprattutto alla luce delle sue tesi economiche molto vicine alla visione marxista. Ma, in quell’ambiente in crescita delle macchine da scrivere, il consumismo non sembra arrivare. Forse, chissà, la sua coscienza accettava più facilmente di far parte dello sporco ciclo economico producendo però qualcosa di così affascinante e, per certi aspetti, più tagliente di una lama.

Ma è proprio nel ’67, in viaggio per la Olivetti, che vive la sua prima esperienza da corrispondente: dal Sud Africa scrive il suo primo pezzo per l’Astrolabio di Ferruccio Parri. La sua collaborazione con la rivista finisce nel ’70, ma nel frattempo una borsa di studio lo porta in America e, da lì, iniziarono i suoi viaggi a cui tanto si rese avvezzo.

Tiziano Terzani e la moglie Angela
Tiziano Terzani e la moglie Angela

Nel ’72 si trasferisce a Singapore e scrive per il quotidiano tedesco Der Spiegel. Per tutti gli anni Settanta collabora con riviste italiane e straniere parlando dell’Oriente e restandone a tal punto affascinato da trasferirsi a Hong Kong.

Il cambiamento più radicale alla sua visione del mondo, però, avviene durante la sua lunga lotta contro il cancro, che lo portò a guardare il mondo, che tanto aveva girato, con occhi ancora nuovi. Diversi. Mutati da anni di guerre, di reportage e di conoscenza di quel mondo così lontano – ieri più di oggi -.

Tra i tanti abomini di questo mondo che si trovò a vivere e scoprire, vi fu quell’infausto 11 settembre 2001. Quella data che, e non vi sono dubbi, ha cambiato la storia, le nostre vite, il mondo e le guerre che continuamente si combattono. Quel giorno in cui il simbolo dell’America potenza mondiale è crollato, imploso su se stesso, letteralmente corroso dal suo interno, le nostre vite sono cambiate. Quel giorno ha messo davanti agli occhi di tutti una verità che si è voluta ignorare, ha reso evidenti le conseguenze di quei comportamenti che, come ogni cosa nel corso della storia, si svolgono secondo rapporto di causa ed effetto. Nelle nostre vite entrava il terrorismo islamico, quei tanto chiaccherati talebani, la minaccia di Osama Bin Laden era diventata realtà.

Il terrorismo è un modo di fare la guerra sporco, totalmente fuori dagli schemi, che coinvolge civili indifesi e pochissimi soldati, dando la massima resa con il minimo dello sforzo. Quello islamico, in particolare, si basa su convinzioni religiose a tal punto radicate da essere inoppugnabili: chi può davvero dimostrare che Allah esista o meno? Come ogni religione, vive della fede, e la fede non si può estirpare. Nemmeno con i cannoni.

In quegli anni Terzani era malato e sempre più vicino alla fine della sua vita, ma forse proprio per questo ancor di più vicino a un certo modo di vedere le cose: speranza, amore e uguaglianza, supportati da un sistema capitalistico ormai in totale disfacimento, erano temi onnipresenti nelle sue ultime produzioni. Ed è particolare, se non quasi disturbante, vedere come Tiziano reagì non tanto all’11/09, ma a quel tanto famoso articolo della Fallaci, anche lei non più giovanissima né in salute. Entrambi avevano vissuto, come giornalisti, le guerre più famose della seconda metà del Novecento. Entrambi avevano visto in prima linea cosa succede quando una potenza stratosferica come gli USA attaccano paesi poveri, indifesi, totalmente disarmati. Ma se da un lato vi era una Fallaci rissosa – come sempre era stata, dopotutto -, che non temeva l’etichetta di “razzista”, ma anzi quasi se ne vestiva consapevolmente, ci sono le parole di Terzani in risposta alla sua collega.

Alla rabbia e all’orgoglio della Fallaci, che effettivamente non perde nemmeno tempo a chiedersi perché nasca un kamikaze ma liquida la questione con parole molto forti (praticamente insulti), Tiziano Terzani cerca di indagare il fenomeno. Cerca di capire quale sia una guerra combattuta con i suicidi e non con le armi.

Oriana Fallaci Vs. Tiziano Terzani

Alla rabbia reagisce con la pacatezza – per quanto sgomenta – di chi non riesce a vedere la questione così semplice, di chi non riesce a liquidare la cosa in un “noi siamo buoni e loro cattivi”. Terzani non difende né Osama né i terroristi, ma cerca di indagare il fenomeno sotto una luce totalmente diversa. Cerca di riflettere su quali possano essere le conseguenze delle sue parole, tanto quelle di una donna così famosa come la Fallaci. Ed è qui che si svolge il lavoro del giornalista: indagare la realtà e i suoi meandri più oscure, cercare di capire, analizzare, razionalizzare, ove possibile. Ed è così che due personaggi con due vite così simili, con due vissuti così segnati, si scontrano su un fatto con tesi totalmente diverse.

Perché nella vita non c’è bianco o nero, bene o male, giusto o sbagliato. Ci sono interpretazioni ed il ruolo del giornalista è, forse, cercare di analizzare i fatti con la massima cautela e moderazione e lucidezza possibile. Ma, alla fine, anche i più grandi davanti all’11/9 reagirono nell’unica maniera possibile: da umani.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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