Jan Fabre nella Valle dei Templi: il passato dialoga con l’arte contemporanea

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Il genio controverso di Jan Fabre incontra il cuore millenario della Sicilia nell’esposizione Jan Fabre – Ecstasy & Oracles, inaugurata il 7 luglio e curata da Joanna Vos e Melania Rossi. L’ultima trovata dell’artista di Anversa, noto per la sua ricerca di oltrepassare le barriere espressive, ha dato vita a un percorso intenso di circa 50 opere, tra note e inedite, che vanno dal 1982 al 2018, e che si snodano tra siti archeologici, luoghi di culto e monumenti di Agrigento e Monreale. Un vero e proprio percorso alla scoperta di quel sottile ma viscerale legame tra Cristianesimo e paganesimo, tra vita e morte. E a fare la differenza, rendendo la mostra a tratti inedita, è il dialogo instaurato tra i lavori dell’artista fiammingo e le sedi che li ospitano.

Jan Fabre – Ecstasy & Oracles

A partire da Monreale dove nel chiostro dei Benedettini a farla da padrone sono gli scarabei, da sempre considerati animali sacri e simboli della resurrezione. Ma le opere sicuramente più spettacolari interagiscono con la storia millenaria di Akragas, nella Valle dei Templi. Qui tra tartarughe, Cassandre e divinità elleniche, il genio di Jan Fabre si insinua nel tessuto della Sicilia, cimentandosi con il tema degli oracoli, in un confronto con la civiltà classica.
Nei pressi dei templi di Giunone e Zeus, due sculture in bronzo a grandezza naturale, L’uomo che dirige le stelle e L’uomo che dà il fuoco, stabiliscono un rapporto con gli imponenti resti dei templi dedicati alle divinità elleniche, nel continuo tentativo dell’umanità di tendere all’eterno. L’artista diventa così un moderno Prometeo che cerca, nonostante la fragilità della sua natura umana, di preservare la fiamma dell’arte e dell’ingegno, strumenti con i quali potrà sfidare la fugacità del tempo, emulando gli antichi greci che, innalzando i magnifici templi, riuscirono a guadagnarsi l’immortalità nella storia.
All’interno della Villa Aurea sono invece esposti disegni, film e sculture definite Thinking models, che sviluppano il tema della tartaruga, intesa come simbolo di immortalità e saggezza.

Jan Fabre, L’uomo che dirige le stelle

Ma il lavoro meglio riuscito proprio perchè creato appositamente per il luogo è la performance presentata su 5 grandi schermi, nei pressi del tempio della Concordia. Qui la performer/sacerdotessa Stella Hottler si muove in una sorta di estasi mistica, rievocando il mito della profetessa Cassandra, condannata da Apollo a non essere mai creduta, e la pratica oracolare della Pizia, senza il cui responso in Grecia non si fondavano città né si iniziavano guerre. Intorno a lei, camminano enormi tartarughe di terra, animali oracolari per eccellenza: una performance in cui Fabre affida il proprio confronto con il significato più viscerale e contemplativo della pratica oracolare, legata alla natura e ai suoi elementi. I gemiti estatici e orgasmici della baccante contemporanea riecheggiano violentemente per tutta la Valle, e lasciano interdetti, stupiti e irritati proprio perchè riportano a galla e senza vergogna gli istinti primordiali in fondo mai sopiti, in quella terra in cui il mito è nato e continua a prosperare. E Jan Fabre, da moderno sciamano, ha generato un itinerario di bellezza che coniuga contemplazione, memento mori, misticismo e fede proprio per riconciliarci con le nostre radici più profonde.

Jan Fabre – Ecstasy & Oracles
7 luglio – 4 novembre 2018
Agrigento e Monreale

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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