“Courbet e la Natura”: il rapporto tra Courbet e la natura in mostra a Ferrara

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A Ferrara, il Palazzo dei Diamanti ospiterà dal 22 settembre al 6 gennaio 2019 Courbet e la Natura, una mostra antologica su Gustave Courbet (1819-1877), in particolar modo verranno esposte le tele con soggetti naturali. Il pittore è stato infatti chiamato il Caravaggio francese poiché ha mostrato un rinnovato interesse nel rappresentare il dato naturale, volendosi svincolare dall’accademismo, giunto all’ennesima imitazione di forme. L’allontanamento dal genuino, promulgato sempre più fortemente dalle accademie, favoriva l’idealizzazione non solo delle forme, ma anche del soggetto rappresentato. Si pensi ad esempio a Jean-François Millet e ai sui quadri più iconici: Il Seminatore e Angelus, dove sono rappresentati due scene di vita dei campi; quell’atmosfera magica e romantica nella realtà non esiste. Sono esattamente quelle immagini che i proprietari terrieri volevano (e continuano a volere) per eroicizzare la figura del contadino, in modo da farlo sentire partecipe di un mondo incantato e bucolico, ma che nella realtà viene schiavizzato.

Courbet e la natura

Nella realtà è più probabile vedere i tagliapietre così come rappresentati da Courbet, con colori terragni. Courbet era socialista e sapeva che dietro quelle idealizzazioni si nascondeva  una fregatura, erano dei veri e propri specchietti per allodole, da qui dunque riprende la bramosia seicentesca per il ritrarre al naturale, riallacciandosi ad artisti come El Greco o Velázquez per sfuggire alla dogmaticità.

Dietro ad un suo quadro di natura si nasconde la volontà di rappresentare il mondo così com’è, senza ricorrere a sofismi metafisici. Non esistono parti da escludere, va tutto rappresentato, persino le scene dove gli animali lottano tra di loro per sopravvivere, al fine di ricordare che ogni qual volta si entra in un bosco non si è in un film disneyano. Inoltre i suoi quadri non rispecchiavano i canoni di composizione classica, erano infatti frequenti le asimmetrie tra le parti, il cielo assente o relegato in un angolo. Altra peculiarità sono i colori che si rimandano tra di loro, perciò non si ha mai la sensazione di uno sfondamento prospettico, Courbet infatti è stato importante anche per questo, per aver stabilito l’opacità del dipinto ante-litteram, ovvero ciò che si ha davanti non è una finestra su di un altro mondo, bensì un oggetto con un suo peso specifico; tale concetto verrà ripreso molti anni dopo dai cubisti. Il Nostro è stato quindi anche un apripista della modernità, gettando le basi anche per gli impressionisti, che si resero conto del dispositivo primario con cui un pittore lavora: gli occhi. Le pennellate pesante, quasi stuccate, di  Courbet sono quasi le stesse di Monet e degli altri.

Courbet e la natura

Courbet e la Natura è un evento importante, poiché l’antologica ha il compito di celebrare il bicentenario della nascita di Courbet; proprio per questo sono state fatte confluire le migliori opere dell’artista anche dalla Francia, il che è ironico poiché l’artista non ha mai voluto giungere in Italia, nonostante conoscesse e avesse studiato gli artisti italiani, come era di consuetudine in Francia (si pensi che il maestro da cui si doveva trarre ispirazione era Raffaello). L’allestimento non sarà cronologico, bensì tematico, spaziando tra i primi paesaggi e i molteplici viaggi che riuscì a fare, per concludere con il periodo di esilio in Svizzera, dove morirà nel 1877.

Courbet e la Natura
Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Dal 22 settembre 2018 al 6 gennaio 2019

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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