Perché visitare… Napoli e il Liberty: gusta, scopri, gioca

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Sul finire dell’800 e gli inizi del ‘900 prende piede in Europa una corrente artistica che avrà parecchia fortuna e nomi diversi, pur presentando elementi distintivi quali l’uso di materiali cromatici vivaci con predominanza dell’ocra, del peonia e del bianco; l’utilizzo del vetro policromo e del ferro battuto; i motivi ornamentali tratti dal mondo vegetale. Stiamo parlando del Liberty, che in Francia prese il nome di Art Noveau, in Spagna di Modernismo, mentre in Italia si parlò di stile floreale. A Napoli in particolare, scoppiò una vera “libertymania” e non si contano le pubblicazioni dedicate al Liberty in salsa partenopea facilmente reperibili, insieme a guide e materiali per un tour locale sull’argomento.

Villa Casciaro
Villa Casciaro

Ma se, invece, incrociassimo lo stile floreale con i dolci e il cinema? Potremmo gustarne i dettagli, scoprirne il riflesso colto durante le riprese di un film o emozionarci giocando ad  essere un turista affacciato ai balconi liberty degli Hotel del lungomare. Esistono legami solidi fra cibo, cinema e architettura di Napoli perché nei materiali scelti e nelle linee predilette sono scolpite le tendenze storiche analogamente a quanto accade in cucina o sui set.

Partiamo alla grande con la zona compresa fra Via dei Mille e la Riviera di Chiaia dove operò l’architetto Giulio Ulisse Arata, che ottenne risultati pregevoli con il Palazzo Mannajuolo, sito in via Filangieri. Fotografatissimo, e quindi  tappa imperdibile di qualunque visita, venne eretto tra il 1909 e il 1911 con materiali innovativi tra cui  il calcestruzzo in cemento armato. La facciata angolare è un pezzo di Parigi sbarcato all’ombra del Vesuvio con intriganti giochi di pieno e vuoto ottenuti con l’uso di grandi vetrate nella parte centrale. Nell’edificio visitabile è collocata la scala ellissoidale con balaustra in ferro battuto tra le più belle mai realizzate in assoluto. Spesso adoperato come location per film, Palazzo Mannajuolo è stato set di alcune scene di Napoli velata del regista Ferzan Ozpeteck.

Palazzo Mannajuolo

Qualche passo più avanti una declinazione del liberty in tono andaluso con Palazzo Leonetti dal caratteristico colore rosso sanguigno, oggi è sede del consolato spagnolo. Proseguendo in Piazza Amedeo troveremo il palazzo Cottrau Ricciardi realizzato sempre da Arata nel 1925. All’epoca stupì per l’altezza considerevole, ben sette piani e, pur non essendo strettamente liberty, le linee pulite ed eleganti lo collocano nel posto giusto. Al suo interno è stata girata una delle scene finali del film Il principe abusivo con Alessandro Siani, che scrocca nell’ufficio di una banca i cioccolatini più buoni dell città, sarà vero?

Piazza Amedeo, scenografico palcoscenico a cielo aperto per i numerosi edifici in stile liberty che vi incombono dall’alto e per il cielo reso più blu dal contrasto, offre addirittura la possibilità di assaporare il liberty. Ci sono in giro babà a forma di vesuvio e dolci policromatici da provare ai tavolini di un bar, secondo la moda impostasi nell’800, oppure si può virare su un gelato da passeggio. In via Crispi, a pochi metri dalla piazza, è d’obbligo un affaccio alle Scale Massimo Troisi, set di una memorabile scena del film Scusate il ritardo, in cui l’attore Lello Arena confida a Troisi le sue difficoltà con le donne.

Il tempo stringe, quindi prendiamo la funicolare per salire al Vomero, quartiere che, con Posillipo, presenta negli insediamenti borghesi di primo novecento numerosi palazzetti e ville in stile liberty. Tralasciando strade panoramiche come via Palizzi o quelle che salgono verso San Martino, per le quali consiglio di girare passando di costruzione in costruzione riempiendosi gli occhi, puntiamo verso una strada minore e sicuramente non citata dalle guide: via Francesco de Mura. Situata a ridosso di una delle arterie commerciali del quartiere, entrarci è fare un salto nel tempo. Il caos svanisce per incanto e i giardini dei palazzetti sono forse un po’ incolti, ma veri. Ogni edificio ha nell’ingresso la protezione di pensiline in vetro colorato che di sera danno alla strada un fascino speciale. Non solo palazzetti, c’è anche una villa con una splendida cancellata in ferro battuto e l’intonaco color peonia abbellito da mascheroni bianchi floreali difficili da trovare altrove, un luogo dell’anima certamente.

Un palazzo liberty al Vomero

Per concludere non resta che ammirare su via Luca Giordano il Villino Casciaro, sempre in stile liberty , dimora del pittore Giuseppe Casciaro che ne fece il punto di incontro degli amanti dell’arte. Circondato da un giardino di piante rare e ornamentali, fra cui le camelie, resiste al tempo mantenendo la tradizione che vuole il quartiere habitat preferito di attori, musicisti e artisti in generale. Qualche fermata di gusto è possibile, anzi consigliata, ma i dolci più buoni sono nascosti! Per chi infine volesse una dritta sul cinema basti dire che al Vomero si giravano film prima che a Hollywood: qui nacque infatti nel 1925 la casa cinematografica Titanus di Gustavo Lombardo. Per gli esterni usava il giardino di una villa liberty prospiciente gli studios, dove le attrici andavano a passeggio tra l’ammirazione dei passanti. Concludendo possiamo dire che non esiste un solo modo per scoprire il liberty a Napoli e si può inventare il proprio riuscendo a fare piccole scoperte che danno grande soddisfazione.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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