L’innocua minaccia della quotidianità nel primo libro di Davide Staffiero

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L’inibizione protettiva è, in parole povere, una risposta automatica dell’uomo ad una realtà ritenuta insostenibile. In una rosa di probabili scelte su come reagire ad uno stimolo o ad una minaccia, reale o fittizia che sia, scegliamo involontariamente di non scegliere. Rimaniamo inermi e impassibili, spesso lasciando che la realtà circostante prenda il sopravvento e ci trascini alla deriva. È esattamente ciò che accade ne 

Davide Staffiero, Il programma

Non vi riveleremo se ci scappi o meno il morto, ma solo che vi viene tracciata la parabola discendente del precario equilibrio mentale del protagonista, il signor Bloch. Burbero, agorafobico, misantropo, Bloch vive isolato e arpionato al suo disturbo ossessivo-compulsivo come Arpagone al proprio tesoro. L’unica sicurezza contro le innumerevoli insidie di una società nella quale non riesce ad (e non vuole) integrarsi, gli è data dalla consapevolezza di poter riordinare il tempo in maniera maniacale.

Il signor Bloch, infatti, vive in base a ciò che dà il titolo al libro: il Programma, ossia un rituale giornaliero osservato con ossessiva meticolosità. La vita, seguendo il Programma, è prevedibile e, quindi, rassicurante, ma una serie di quelle che apparentemente possiamo catalogare come inezie, farà deragliare l’esistenza di questo povero vedovo, gettandolo in una spirale senza fine.

In appena 150 pagine di scorrevole lettura, sentiamo parlare pochissimo il signor Bloch ed è quindi dalle sue azioni, calibrate con precisione millimetrica, che riusciamo a farci un’idea della sua personalità. La narrazione, insomma, procede spedita e si gioca, a mio parere, sui tre livelli di uno spazio che diventa sempre più soffocante, mentre pecca, a volte, di approfondire la psiche del protagonista. Nonostante ciò, è un libro che fa sorgere non pochi interrogativi sulle reali capacità e limitazioni della coscienza umana.

Liquidare il particolare stile di vita del signor Bloch come semplice fisima ci è sembrato riduttivo e quindi abbiamo deciso di chiedere delucidazioni varie e pertinenti al suo demiurgo. Davide Staffiero è nato e cresciuto in Svizzera, appassionato di letteratura, ha svolto lavori nel campo del cinema e delle serie tv, il cui eco risuona inevitabilmente tra le pagine di questa sua opera prima. Il Programma è, infatti, il suo primo libro e rientra nella collana I Dingo della casa editrice Eclissi.

Come nasce l’idea de Il Programma?

Il Programma nasce dall’unione di suggestioni diverse. Da un lato una serie di piccole fissazioni e manie personali, dall’altro l’osservazione di alcune persone incontrare nel corso della mia vita. Il concetto di fondo rimane l’eterno problema della gestione del proprio tempo: tutti abbiamo un nostro “Programma”, volenti o nolenti siamo vincolati da orari, scadenze e impegni di varia natura. La differenza rispetto a Bloch, è che lui se l’è costruito su misura, ingenuamente convinto di aver trovato la soluzione a ogni problema.

L’alienazione del signor Bloch è estrema. Potremmo considerarla come riflesso della deriva emotiva verso cui sembriamo inesorabilmente avanzare? E quali sono, secondo lei, le cause?

Solitudine e un certo grado di alienazione temo facciano parte della natura umana. Oggi può darsi che queste tendenze vengano accentuate dall’universo digitale, che in alcuni casi può creare vere e proprie aberrazioni, ma la sostanza, in fondo, non cambia: chi più chi meno, siamo tutti soli, e quindi tutti potenzialmente in pericolo. Balliamo sulla linea di confine tra razionalità e follia, e basta poco per farci cadere. Infatti Bloch, che pure la solitudine la cerca, la brama ed è pronto a difenderla con le unghie e con i denti, non fa esattamente una bella fine.

C’è un momento preciso in cui ha capito che la storia del signor Bloch esigesse di essere messa per iscritto? E quali consigli sente di poter dare a giovani scrittori in erba?

La storia di Bloch mi ronzava per la testa da un po’. Stavo tentando si scrivere un altro romanzo, ma Bloch chiamava con insistenza. Mi ci sono buttato sopra pensando di cavarne un raccontino in breve tempo. Invece è cresciuto, ha richiesto più lavoro del previsto ed è diventato quello che è oggi. Il giovane scrittore in erba sono io, quindi non credo di essere qualificato per dare chissà quali consigli. Mi è sempre piaciuto scrivere, ma la narrativa è un mondo sul quale mi affaccio per la prima volta. Due cose però le posso dire: per quanto scontate, con me hanno funzionato. Prima di tutto leggere, leggere tanto e leggere di tutto; in secondo luogo non farsi scoraggiare dai rifiuti o da chi ti invita a lasciar perdere perché tanto, se non sei raccomandato, non verrai mai preso in considerazione.

Davide Staffiero

Svolgendo lavori nel campo del cinema e delle serie TV, crede che la loro incidenza nel campo della cultura sia positiva o possa portare ad un impoverimento di contenuti?

[…] Io di norma rifuggo gli snobismi e sono allergico agli steccati: si tratta pur sempre di forme d’intrattenimento. Il pubblico paga (acquista un libro, un biglietto del cinema o un abbonamento a Netflix) e giustamente pretende qualcosa in cambio. Lo spettatore (il lettore) cerca stimoli, emozioni: vuole ridere, piangere, spaventarsi o riflettere. Di sicuro non vuole annoiarsi. In quest’ottica dunque non esiste una cultura “alta” e una cultura “bassa”, un’arte “nobile” e un’arte “popolare”: se mai ci sono prodotti ben riusciti e prodotti mal riusciti. Detto ciò, oggi stiamo vivendo l’epoca d’oro delle serie TV […] Il piccolo schermo ha acquisito una capacità di raccontare la società contemporanea che in alcuni casi arriva ad eguagliare, se non superare, altre forme espressive di norma ritenute più nobili. Quindi no, non parlerei di impoverimento dei contenuti. Sono cambiate molte cose, il panorama si è allargato ed è diventato più complesso, ma per chi non ha perso la voglia di curiosare, ci sono ancora tante perle da scoprire.

Ha già qualche idea su quale possa essere il futuro de Il Programma? In particolare per il personaggio del sergente Kohler?

Al momento sto lavorando a tutt’altro. “Il Programma” si chiude con l’ultima pagina. […] Per quanto riguarda Kohler, invece, lascerei uno spiraglio aperto. […] Ora però ho intenzione di dedicarmi ad altro, in futuro invece… chissà.

Valeria Bove per MIfacciodiCultura

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