Elias Canetti: il ruolo della massa e la «commedia umana dei folli»

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Elias Canetti (Ruse, 25 luglio 1905 – Zurigo, 14 agosto 1994) è stato uno degli intellettuali più importanti del secolo scorso, noto soprattutto per tre motivi: ha vinto un Nobel per la letteratura nel 1981, ha pubblicato un solo romanzo, Auto da fé, ha scritto uno dei saggi più importanti del XX secolo, Massa e potere.

Elias Canetti nasce a Ruse, in Bulgaria, da una famiglia di origini ebraiche: il padre commerciante discendente dagli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492, e la madre, figlia di ebrei sefarditi di origini italiane. La sua lingua, tuttavia, è il ladino o il giudeospagnolo, la lingua degli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna e poi diffusasi  nelle città dell’Impero Ottomano. Canetti, però, impara anche il tedesco, lingua privilegiata dai genitori, poiché era l’idioma parlato nel teatro e nella Vienna dei loro studi giovanili; sa anche il bulgaro e l’inglese, imparato a seguito degli spostamenti paterni in Inghilterra.

Elias Canetti: il ruolo della massa e la «commedia umana dei folli»

Canetti, per quanto la sua successiva carriera prenderà una svolta diversa, si laurea in chimica, perseguendo persino il dottorato nel 1930. Proprio in questi anni prende forma il suo unico romanzo Die Blendung, tradotto in Italia con il titolo Auto da fé. Il romanzo è molto complesso e lungo, tanto che l’autore alla fine dello stesso porrà un saggio in cui spiega la sua origine: un giorno Canetti vide un uomo che distribuiva volantini, gridando che tutti gli opuscoli stavano andando in fiamme; a costui lo scrittore rispose che forse sarebbe stato meglio così, piuttosto che vedere incendiati gli esseri umani. 

Altre due esperienze che lo hanno ispirato sono stati: l’ospedale psichiatrico situato di fronte la sua abitazione viennese, di cui dice «La vista quotidiana dello Steinhof, dove vivevano seimila pazzi, è stata la spina nella mia carne».  L’altro evento fu un fatto di cronaca: degli operai erano stati uccisi durante una sparatoria ma gli assassini vennero ritenuti innocenti; l’indignazione popolare arrivò al punto che venne organizzato un corteo, il quale arriva a bruciare il Palazzo di Giustizia. La polizia, quel giorno, uccise 90 persone.

Da qui, da questi eventi quotidiani, personali della vita di Canetti, sono stati tratti i personaggi di Auto da fé, del quale colpisce specialmente il vasto panorama umano, quasi una «commedia umana dei folli», dove ogni personaggio è ingabbiato in un pezzo di realtà, il proprio, da cui è impossibile uscire. Ogni personaggio, a partire da da Kien, il sinologo erudito, incapace di vivere al di fuori dei suoi libri, a Fischerle, nano e scacchista fallito, passando per Pfaff, il portinaio e Therese, la governante, si è ritagliato la sua cornice all’interno di una quotidianità scandita da ritmi e parole sempre uguali.

Un giorno mi venne in mente che il mondo non si può più raffigurare come nei romanzi di un tempo, per così dire dal punto di vista di un unico scrittore, il mondo era andato in pezzi, e solo se si aveva il coraggio di mostrarlo nella sua frammentazione era ancora possibile dare ad esso un’immagine veritiera […] bisognava escogitare con grandissimo rigore dei personaggi estremi, come quelli di cui in effetti il mondo era fatto, e questi individui bisognava rappresentarli in tutti i loro eccessi, uno accanto all’altro e ognuno separato dall’altro.

Un tema, quello del mondo quasi irrappresentabile, dislocato, in pezzi, arido che ricorda molto il panorama descritto da Eliot nel suo The Waste Land, capolavoro di erudizione poetica, che raffigura una realtà ormai incomunicabile e vuota, dove anche l’amore è un sentimento meccanicamente compiuto.

Un tema, in particolare, che ha affascinato Elias Canetti e lo ha tenuto impegnato per molti anni è quella della massa. Proprio ad essa è dedicato Massa e potere, libro del 1960, quindi precursore anche di tutta quella imponente opera di decodifica del potere e delle sue tecniche pervasive portata alla luce da Foucault.

In questo testo, Canetti analizza la massa e ne descrive le caratteristiche principali, le quali sono riassumibili in: scarica, ovvero l’eguaglianza degli individui l’uno di fronte l’altro, con la conseguente distruzione di tutti i simboli gerarchizzanti; concentrazione, ovvero la crescita della massa che dilaga, senza essere interrotta da alcun ostacolo e infine una direzione, una meta che faccia sì che la massa non si disgreghi.

Dovunque, l’uomo evita d’essere toccato da ciò che gli è estraneo. Di notte o in qualsiasi tenebra il timore suscitato dall’essere toccati inaspettatamente può crescere fino al panico. […] Solo nella massa l’uomo può essere liberato dal timore d’essere toccato. Essa è l’unica situazione in cui tale timore si capovolge nel suo opposto».

La massa, tema oggi più che mai affrontato, è un concetto che affligge da più di due secoli la sociologia e la filosofia, portando chi se ne occupa ad approcci diversi: basti ricordare il rifiuto della massa di Kierkegaard, oppure lo studio di Le Bon, il quale vedeva nella massa una testa acefala che trascinava l’individuo nelle più bieche azioni o ancora Ortega y Gasset, il quale notava che la massa rappresentava il “troppo”, il riempimento dell’intero spazio terrestre.

Oggi, queste riflessioni di Canetti sono più che mai attuali: difatti la massa è sempre di più il tipo umano che si va diffondendo e l’individualità è sempre più difficile da intravedere. Ne sono esempio i social network e le piattaforme “globalizzanti” come Youtube o Internet stesso. Inoltre, è sempre più difficile trovare nella realtà un senso,  che sia unitario e veritiero, che riesca a restituirci l’impressione di non vivere in terre desolate o essere uomini cavi.

Concludiamo con le parole, molto significative, che hanno giustificato l’assegnazione del Nobel a Canetti, ne 1981: «per i suoi lavori caratterizzati da un’ampia prospettiva, ricchezza di idee e potere artistico».

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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