A Londra un’interessante mostra sull’arte nella pubblicità della Campari

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Il binomio fra arte e cibo affonda le sue radici nel lontano Quattrocento, quando il genio Leonardo da Vinci, amante del buon vino e del buon cibo, inventò fior fior di prodotti – tra marchingegni per la cottura della carne e ricette – che tutt’oggi sono alla base di utensili e ricettari della nostra cucina quotidiana (sapete tutti ad esempio che è stato Leonardo ad inventare la cottura lenta, alla brace?). Nel corso dei secoli, questo binomio è diventato inossidabile, tanto da essere alla base del prestigio – e della ricchezza – di molti chef, che sui concetti artistici del colore, della rappresentazione e dell’inventiva, hanno costruito tutta la loro fortuna. Ma, in tempi moderni, qual è l’azienda che ha puntato tutto sul design e ha gettato le basi del marketing contemporaneo? Senza dubbio la ditta Campari.

Ebbene sì, l’azienda che ha inventato il drink tascabile, conosciuto come soldatino dagli amanti degli alcoolici, è la pioniera del connubio fra arte e strategie di marketing legate alla presentazione del proprio prodotto. In origine – era il 1860 – il fondatore Gaspare Campari intuendo l’importanza dell’arte o meglio ancora del far parte dell’identità artistica di una città, ha aperto il suo primo locale in Galleria Vittorio Emanuele, punto nevralgico della cultura milanese. Successivamente, il figlio Davide ha scovato, ingaggiato e fatto da mecenate ad artisti allora emergenti, proponendo loro di fare delle loro opere d’arte, il poster pubblicitario o il packaging del  prodotto Campari.

Depero per Campari

È la storia del mecenatismo Campari che l’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra sta raccontando in questo periodo in una mostra che sarà visitabile fino al prossimo 16 settembre. L’esposizione The Art of Campari racconta dei poster di inizio Novecento realizzati da Marcello Dudovich, Adolf Hohenstein e Leonetto Cappiello, ma protagonista è la pagina firmata dal futurista Fortunato Depero, che consacrò la pubblicità della Campari a vera e propria forma d’arte, facendole conquistare nel 1926 addirittura un’esposizione dedicata alla Biennale di Venezia.

Osservando la storia dell’immagine Campari, effettivamente si ha l’impressione di assistere ad una vera e propria esposizione della migliore arte del Novecento: vediamo le ispirazioni dell’Art Nouveau e dell’astrattismo, ma è con l’avanguardia ed il futurismo che si toccano le vette più importanti della comunicazione aziendale, che è arrivata praticamente ai giorni nostri. Anche gli spot televisivi degli ultimi anni sono stati caratterizzati da diversi riferimenti culturali, come alle opere e l’estetica di Tamara de Lempicka o al film di Kubrick Eyes wide shut.

Campari limited edition

Da non dimenticare poi la “sezione” design: vale la pena ricordare che la ditta Campari è stata la prima a dare importanza alla forma anche di un oggetto semplice e apparentemente banale come quello della bottiglia. Sua è stata infatti l’idea di creare il formato “tascabile” per un alcoolico, ma ancora più degna di nota è l’iniziativa di creare una Limited edition lanciando l’aperitivo fluo o con i colori della bandiera italiana, per sottolineare – ancora una volta – la predominanza del Made in Italy in ogni settore.

The Art of Campari
Estorik Collection of modern Italian Art, Londra
Dal 4 luglio al 16 settembre 2018

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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